Madhesi

 

maoLa polizia non ce l’ha fa più. Nel Terai il secondo ammutinamento, in un mese, da parte delle forze che dovrebbero garantire un ordine pubblico sempre più precario. Un battaglione a Nepalgunj ha seguito l’esempio dei commilitoni di Shamshargunj. I motivi: maltrattamenti, corruzione degli ufficiali, bassi salari (paga mensile media 50 euro). Oggi i ribelli si sono arresi liberando gli ostaggi. Pene teoriche Police regulations have a provision for imprisonment for life or up to 14 years or confiscation of all properties of those involved directly or those inciting such a revolt in the security forces.
I trasandati poliziotti, armati solo di un bastone di bambù (lathi) sono considerati gli ultimi fra le diverse forze di sicurezza: gli inappuntabili militari e i meglio equipaggiati APF (Armed Police Force). La polizia ha preso bastonate sonore dai maoisti durante la guerra civile e, oggi, dalle bande di delinquenti incontrollabili che imperversano nelle città di confine del Terai. Hanno più carisma i vigili e vigilesse che cercano di regolare il traffico caotico di Kathmandu. Stipendio medio mensile di un poliziotto: 50 euro.
Frustrati e considerati incapaci dalla gente e dai politici non sanno più che fare e s’incazzano.wheel
Non gli resta che stare a vedere, senza poter agire, i giovani maoisti (YCL) che maltrattano, per fare un po’ di spettacolo, funzionari pubblici, negozianti e imprenditori accusandoli di furti, inefficienza e corruzione.
Sabato i giovani maoisti hanno iniziato una campagna contro l’uso delle macchine di stato durante i week-end. Sono caduti nei trappoloni messi sulle arterie principali di Kathmandu diversi alti burocrati costretti a tornarsene a casa a piedi. I dirigenti della YCL non sanno che nei paesi più avanzati (vedi Italia) questi privilegi possono durare una vita (vedi gli ex giudici della Corte costituzionale, Consiglio Superiore Magistratura, etc,) e sono allargati ad aerei ed elicotteri.
Comunque, l’uso delle macchine (di stato o no) finirà di essere un problema per il nuovo blocco deciso dall’India alle forniture di benzina per il mancato pagamento delle passate importazioni. Quindi torna lo shortage di benzina e nuovi aumenti mentre gli studenti protestano quotidianamente per gli sconti promessi ma non applicati sulle tariffe dei micro-bus e, ogni tanto, scoppia qualche rissa con gli autisti.
Fare un po’ di spettacolo contro i burocrati sarebbe anche positivo se si evitassero violenze come a Saptari, nel Terai, dove un funzionario del District Education Office è morto al locale ospedale, appena riaperto dopo giorni di sciopero nazionale dei medici. Uno sciopero deciso perché è ormai diventato un abitudine che parenti e amici di un ricoverato, se le cure non hanno successo, picchiano i medici e distruggono gli ospedali..
Lo stato perde il controllo sul paese che rischia di frammentarsi e l’impunità da ogni legge sembra regolare i rapporti sociali e incrementare il crimine anche importato dall’India.
teraiIl Terai è il simbolo di questo pericolo. L’Assemblea Costituente che dovrebbe decidere capo di governo, di stato e dare una guida al paese è bloccata dall’ostruzionismo dei partiti Mahadeshi che cercano di capitalizzare il buon risultato elettorale. La loro richiesta di Regione/stato autonomo per l’intero Terai ha suscitato proteste massicce dalle etnie non d’origine indiana che hanno proclamato scioperi continui nella regione (bloccando i trasporti verso l’India e la capitale). I Tharu (chiedono un Tharuhat Autonomous State) “The Tharu community took out the protest, saying that the political bickering at the parliament to make the Tarai region one state has put the glory of the land, where the Tharu community have been living for thousands of years and shed sweat or blood, in dire situation.
The agitating Tharu community also warned that the decision to allow the migrant Madhesi community to rule and oppress the indigenous community of Tarai ( Tharu Community) would invite a calamity”, hanno dichiarato i leaders del partito Tharu Kalyankari Sabha (TKS). Stesse proteste e richieste da parte di altri gruppi etnici quali i Raj e Limbu. Popolazioni che rappresentano oltre il 60% degli abitanti del Terai.
Il Nepal, simbolo della convivenza fra religioni ed etnie (oltre 70 con altrettanti dialetti) non regge più dopo che i maoisti hanno strumentalizzato, durante il conflitto, le differenze , scontentezza e rancore. Sono state create decine di organizzazioni paramilitari di stampo locale, dato potere a personaggi che adesso (come il leader Mahadeshi, Yadav) chiedono il conto.
Solo nel Terai le grandi etnie sono almeno cinque: tharu (gli abitanti originari), Maithili, Bhojpuri, Raj, Limbu, Tharu, Chepang più tutti gli emigrati dalle colline nepalesi e dalle piane indiane.
Inoltre ci sono 12.000 Kamaiya, i lavoratori forzati liberati, che attendono il promesso “resettlement” (cioè terra o lavoro) da parte del governo e dalle organizzazioni internazionali. Questi poveracci, schiavi senza più padrone, si sommano alle migliaia di lavoratori stagionali (mesi di lavoro luglio e agosto per la semina e dicembre e gennaio per il raccolto) senza terra e , spesso, senza documenti di cittadinanza. Molti sono Dalit, a cui è vietato accedere ai pozzi comunitari e ai riti sacri come i Dom (becchini) e i Dushad (fabbricanti di cesti), sempre impegnati in una lotta drammatica per sopravvivere. ). In questi mesi, il Terai è spazzato dal monsone così come le capanne di questa gente. Ogni anno si contano centinaia di persone morte per difterite o altre malattie intestinali e migliaia di famiglie senza più casa per lo straripamento dei fiumi e le frane.
Nelle colline la maggioranza della popolazione è Tamang, Magar e Gurung. A Kathmandu vivono i Newari e nelle montagne Sherpa, Dolpali, Manangi, Mustanghi. Ai gruppi etnici si devono aggiungere i gruppi castali hinduisti quali i Bhuanu, Chetri, Dalit. E abbiamo elencato solo i maggiori.
Se ognuno chiede, come sta accadendo, uno stato o regione autonoma il potere centrale, già tradizionalmente inefficace in gran parte del paese, non riuscirebbe a imporre interessi, leggi e piani di sviluppo comuni.
L’idea che un paese nelle condizioni economiche, legislative e organizzative del Nepal si dia una costituzione federale con ampli poteri a macro-regioni è un pericolo reale per l’integrità del paese. Molti segnalano che questa scelta porterebbe a un aumento dei centri di spesa, della corruzione, della frammentazione delle politiche economiche nonché al sorgere di conflitti per sostenere interessi locali e particolari. Cioè un disastro.
Narabahadur Bhandari, ex primo ministro del Sikkim, ricorda un incubo costante fra i politici di Kathmandu: fare la fine del Sikkim, stato indipendente poi incorporato negli anni ’60 nell’India.
In questi giorni la gente a Kathmandu si divide fra chi fa la coda per comprare le azioni di una nuova banca e chi fa la coda per le offerte ai templi o dagli astrologi. Almeno si pensa al futuro, malgrado uno dei più popolari astrologi nepalesi Bala Yogi Gopal Baba, riporta Weekly Nepal, predice ancora due ansciamanoni brutti per il Paese.
La ragione: la data della prima sessione dell’Assemblea Costituente (28 maggio ore 11,25) e la proclamazione del risultati elettorali (26 maggio) sono stati entrambi sotto il pessimo segno del Mrityu yog.
La stessa sfiga colpirà l’India, continua Bala Yogi, responsabile della caduta dell’unico regno hinduista (il Nepal). Ma, “After seven years from now, the monarchy in Nepal will stage a grand come back…unfortunately by then, Nepal will geographically be limited to a much smaller landmass in the world map than what it is today.”
Poiché gli astrologi (e gli sciamani nelle colline), ancor oggi, sono chiamati a definire le date degli eventi più importanti (matrimoni, accordi, affari, salute, lavoro, decisioni politiche) in ogni strato della società nepalese queste fosche predizioni hanno suscitato maree di commenti, contestazioni (da parte dei alcuni colleghi di Bala Yogi) e la necessità di contrastarle con rinnovata devozione verso le divinità.
Futuro incerto per il Nepal, ma l’ottimismo resiste come scrive uno dei molti siti nepalesi dedicati all’astrologia “Millionaires do not consult astrologers Billionaires do”.

 

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