Cambogia: paese liquido

kh1Un paese sull’acqua, non solo fisicamente ma anche per le poche certezze e diritti che hanno i suoi abitanti. L’acqua è ovunque dal fiume Mekong al grande lago di Tonle Sap che occupa 1/3 del paese, ai numerosi villaggi di barche (molti di malvisti vietnamiti) fra cui l’impressionante Kompong Luong , e una città di circa 10.000 abitanti dove ospedali, polizia, negozi sono tutti su barche. Le case si possono spostare per evitare di essere sommerse durante la stagione delle piogge, quando fiumi e laghi s’allargano.
La stessa liquidità si ha nella struttura dello stato e nei rapporti fra esso e i cittadini. Durante le elezioni era è stato arrestato Dam Sith, direttore del giornale dell’opposizione di Sam Rainsy; l’accusa è aver accusato il ministro degli esteri di legami con i Khmer Rossi (cosa probabile visto il passato di molti membri del governo compreso il primo ministro Hun Sen).

La Cambogia non riesce a risalire la classifica compilata annualmente della organizzazione tedesca Transparency International, riferimento internazionale per il controllo sulla corruzione nei paesi. Rimane al 162° posto su 179 stati valutati. Si calcola che le mazzette ammontino a oltre USD 350 milioni all’anno. Una bella cifra per una paese che ha il reddito pro-capite intorno ai USD 800 annui e più di 1/3 della popolazione vive con meno di USD 1 al giorno. Le mazzette, anche per chi non fa business, sono ovunque: per ottenere un visto in tempi decenti, un modulo per qualche pratica, o evitare il ritiro della patente anche se si è khparcheggiati.

Le numerose comunità vietnamite (molto malviste dopo l’invasione) e cinesi hanno una ulteriore dazio da pagare alle potenti mafie. I vietnamiti specializzati nella prostituzione e nei traffici connessi (visto i limiti imposti nel loro paese); i cinesi della diaspora sono una potenza economica che controlla oltre 3000 industrie e molti traffici con investimenti di oltre USD 1.5 miliardi. Tramite questa comunità il governo di Pechino è il più grande investitore nel paese. Entrambe queste industrie, legali e no, sono prive di controlli grazie alle elargizioni al partito dominante.

Oggi parte dei 350.000 cambogiani che lavorano nelle industrie tessili (70% export del paese) con salari che non superano USD 100 mensili rischiano di trovarsi per strada, data la crisi del settore (-46% degli ordinativi nell’ultimo semestre) e senza alcuna garanzia. La crescita economica si mantiene alta (circa il 7% annuo) ma l’inflazione (intorno al 18%) sega i redditi dei più poveri. Il turismo e gli aiuti internazionali (entrambi pari al 20% del PIL) non sono sufficienti a diffondere sviluppo. Si spera in giacimenti di petrolio e gas naturali. Senza ricchezza non è facile dare lavoro e speranze alla metà della popolazione che ha meno di 21 anni.

I massacri compiuti dai Khmer Rossi hanno cambiato la demografia del paese, spazzando via intere generazioni e distrutto tradizioni e reti sociali. La gente fluttua, in un paese che appare senza regole. Motorini, telefonini, automobili sono gli status symbol da raggiungere per questa massa di giovani che, la domenica, riempe come da noi i grandi magazzini della capitale.

Ogni tanto, per accontentare i donatori internazionali, il governo si sveglia. E’ il caso della “Law on the Suppression of Human Trafficking and Sexual Exploitation” mutuata sulla legislazione USA “seeks to eliminate human trafficking by criminalizing the sex industry as a whole ” Il risultato della sua applicazione è che qualsiasi donna trovata in possesso di preservativi può essere arrestata. L’arresto significa richiesta di una tangente per la liberazione o violenze da parte dei poliziotti. Questo hanno denunciato 500 prostitute che hanno sfilato in un animato corteo a Phnom Penh. Scrive il Post “The “day of action,” held at the Women’s Network for Unity (WNU) in Phnom Penh, called for the repeal of the new anti-trafficking law, which critics say conflates prostitution with trafficking and is so over-broad that even carrying condoms can now get you arrested” Aggiunge Chan Dina, 31 anni e gia veterana della Cambodian Prostitute Union “Some of them (the sex workers) were beaten and gang raped by the center guards” .

La prostituzione è illegale in Cambodia e ogni tanto, specie prima delle feste dove servono soldi per banchetti e regali, i poliziotti rastrellano le migliaia di bars e bordelli della capitale e rinchiudono i lavoratori del sesso, che non pagano la tangente, per 10 giorni nel Prey Speu Rehabilitation Center alla periferia della capitale. Chiaramente non vi è alcun risultato perché tutti tornano al lavoro dopo 10 giorni di vessazioni e minacce, i grandi trafficanti d’esseri umani sono protetti e non subiscono danni. Questa è una sintesi del paese a cui vanno aggiunti i mesti riti dei vecchi europei nei baretti di Shianoukville e Phnom penh, aggiungiamoci la finta Siem Reap. Girare per la Cambogia fa venire un pò di tristezza.

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