elezioni vicine

Quando arrivavo a Phnom Penh da Kathmandu mi sembrava di essere in Svizzera. In Cambogia ci sono i supermercati, macchine nuove, strade pulite e un’urbanistica ordinata (in parte eredità dei francesi). Fuori e ai margini della capitale si torna nell’Asia profonda fatta di baracche e capanne.

La capitale ha attratto capitali ingenti dai cinesi, vietnamiti, thailandesi e, dopo la guerra, da tutto il mondo. L’attuale primo ministro Hun Sen (ex Khmer Rosso dissidente e tornato in patria con i vietnamiti) ha saputo far fruttare questi soldi a suo strettissimo vantaggio e del suo partito.
La sua politica del “liberi tutti” , chi ha soldi può fare in Cambogia quello che vuole, ha distratto i grandi predicatori dei diritti umani anche dagli abituali, inutili proclami. Del resto Hun Sen è un tipino che non va leggero, ha minacciato, con titoloni sui giornali,  i suoi oppositori di finire in casse da morto, ha insultato, senza replica, le NU e le INGO per le spese eccessive e per la loro inutilità, definendo gli espatriati “turisti del sesso”, sposta comunità e arresta oppositori senza problemi.
Rivoli dell’enorme e incontrollato flusso di aiuti internazionali arriva anche alla gente comune nella forma di lavoro sottopagato nelle fabbriche tessili e manifatturiere delocalizzate dai ricchi vicini nella capitale e dintorni. Poi, il  turismo (oltre 1 milione di visitatori l’anno) aiuta gli albergatori e i fabbricanti di costosi souvernirs (spesso INGO) di Siem Reap e Shianoukville; infine la prostituzione dilagante e la corruzione diffusa (anche da 1 dollaro per evitare un controllo dei vigili) diffondono altro reddito.
Dunque nella capitale e in poche altre città la gente qualcosa ha, tant’è che un sondaggio (da prendere con le pinze) dell’ americano International Republican Institute (IRI) riporta che il 77% dei cambogiani ritiene il Paese ben guidato.
Un dato significativo per le prossime elezioni di luglio in cui il partito al governo Cambodian People’s Party conta di prendere la maggioranza assoluta, per farsi completamente gli affari propri.
All’opposizione il distrutto FUNCIPEC, stritolato da anni di convivenza marginale al governo e poi annichilito da scandali di ogni tipo.
Unico oppositore credibile è il partito\persona di Sam Rainsy, membro di una delle più importanti famiglie cambogiane, emigrato a Parigi, condannato al carcere per la forte opposizione al governo e poi riabilitato, forse, perché un opposizione reale deve esistere per non scontentare i donatori.
Le sue probabilità di vittoria sono inesistenti e il rischio di un suo assorbimento nelle logiche del partito dominante elevate.
Scrive il Phnom Penh PostWhen rural people look at Hun Sen they see somebody just like them, a simple, hard-working farm boy. When they look at Sam Rainsy, they see the urban-elite stereotype personified: raised in France, speaks French, and looks like he’s never known a minute of hard work in his life. Whether it’s true or not doesn’t matter one bit. That’s the perception. City people might like Sam Rainsy, but rural people will never identify with him, not in a million years.
Il simpatico cialtrone Hun Sen raccoglie, dunque, consensi  malgrado la  Cambodia stia soffrendo, come altri paesi, per l’aumento del petrolio e le sue ricadute sui prezzi e che sua figlia, quale proprietaria della Tela Petroleum Company (monopolista della benzina e dei benzinai), riceve USD 100 milioni come sussidi annui.
All’interno del Palazzo Reale (che sembra uscito da un cartoon) sulle rive del Mekong vive anche Re  Sihamoni, figlio del più noto Norodom Shianouk. Oggi 55enne, si è dedicato unicamente alla danza classica in cui prese un diploma a Praga nel 1971 preferendo così evitare ogni problema con il potente Primo Ministro.
Mentre nelle centinaia di baretti della capitale si scommette sui risultati delle elezioni nelle province marginali si continua a requisire la terra dei contadini per ogni tipo di speculazione.
 Nel remoto nord-est, a Ratanakkiri, centinaia di appartenenti alle minoranze Jarai, Phnong, Kreung and Tompoun accusano il governo di vendere alle compagnie private le foreste comunitarie per sfruttare il legname pregiato.
Lo stesso avviene ovunque, si parla di oltre 10.000 cambogiani allontanati di forza da terra e case in cui vivevano da sempre, rubate per interessi delle companies legate al governo. I Khmer rossi distrussero ogni tipo di documento di proprietà e i più poveri non riescono a far valere i propri diritti.
Il nuovo Land Act del 2001 ha many gaps in the law” which rendered the land titles very dubious as there was no comprehensive system of land law” racconta uno dei pochi difensori di questa gente.
The people who suffer from all that are poor people, indigenous communities. 1 (8)
Se il governo fa sparire diritti e proprietà, nell’addormentata città coloniale di Kampot (nota per il pepe) e , di fronte, nella bella Phu Quoc Island (in Vietnam) compaiono gli UFO come raccontano i contadini locali e anche il colonnello vietnamita Nguyen Van Qui, in un comunicato stampa “an unidentified flying object exploded at about 10am on May 27 over the northern part of Phu Quoc Island,”
 
 
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