Gorkhaland

gorkhalandA Kathmandu s’allargano le divisioni fra i partiti maggiori e quelli autonomisti del Terai (Nepal meridionale) sulla questione della creazione di un’unica grande provincia (stato nello stato). I partiti autonomisti, che avrebbero la maggioranza in un ipotetica grande Madhesi Province minacciano scioperi e movimenti di piazza se le loro richieste non verranno accolte dall’Assemblea Costituente (in cui controllano il 20% dei membri). Altri gruppi etnici della regione s’oppongono a questa proposta voluta dalla maggioranza hinduista.
Una situazione che si preannuncia movimentata e che si collega, almeno geograficamente, alle forti proteste dei nepalesi di Darjeeling (e dintorni) che chiedono uno stato autonomo Gorkhaland, all’interno dell’Unione indiana.
A metà giugno l’intera regione di Darjeeling, Kalimpong, Bagdogra, Siliguri (colline e piane intorno al fiume Tista) ai confini nord-orientali del Nepal (nord Bengala), è stata bloccata dagli attivisti del Gorkha Yanamukti Morcha, il movimento che rappresenta la maggioranza nepalese nell’area. Anche qui scontri e divergenze con la minoranza bengalese (Jana Chetana) che non vogliono lo stato autonomo. La situazione si è, per ora placata, grazie al dialogo fra gli indipendentisti e il governo centrale indiano (disponibile per l’avvicinarsi del periodo elettorale).
Qui i nepalesi vivono da centinaia di anni e sono maggioranza. Parlano un nepalese più morbido e allungato di quello originario e da portatori, soldati e lavoranti nelle piantagioni hanno raggiunto un relativo benessere grazie al commercio con la madrepatria. Lepcha e tibetani sono altre piccole minoranze con un unico antogonista: i bengalesi che controllano politica ed economia.
I nepalesi di Darjeeling hanno sempre mantenuto rapporti, politici, economici e culturali, con Kathmandu. Arrivavano nella capitale nei mesi estivi un po’ altezzosi verso i cugini originari. Disponevano di più opportunità (educazione), denaro e anche di costumi più liberi (specie le ragazze si raccontava) rispetto al Nepal di qualche anno fa.
Il posto è bello: una lunga strada s’arrotola fra le colline e congiunge la pianura, Siliguri, alle città arrampicate di Darjeeling, Kalimpong e Gangtok, la capitale del Sikkim. Il fiume Tista ha aperto la strada che sale quasi a raggiungere l’immensa montagna del Kanchenjunga, il Protettore.khanchanjunga
Queste terre appartenevano al Grande Nepal prima degli accordi con l’Impero anglo-indiano nel 1860 e da queste parti si firmo il trattato di Sigauli che fissò gli attuali confini del Nepal. Fra le varie clausole anche l’impegno del Regno himalayano a fornire un certo numero di soldati mercenari, poi chiamati Gurkha storpiando il nome della cittadina\regno da cui partirono i sovrani Shah unificatori del Nepal. Ciò confermò la fedeltà del Regno himalayano all’Impero britannico già dimostrata durante l’Ammutinamneto del 1856.
I soldati furono reclutati fra i Magar, Gurung, Tamang delle colline e garantirono un ottimo reddito sia al governo nepalese che alle loro famiglie. Molti poi si stabilirono in queste regioni rafforzando la già massiccia presenza nepalese di lavoranti nelle piantagioni di tè piantate dagli inglesi dalla fine del 1800. Ben presto l’intera regione divenne a maggioranza nepalese che trasportò qui usi, costumi, feste e lingua. La diaspora s’allungò anche in Buthan dove, per evitare problemi politici ed etnici, fu scacciata senza alcun diritto né risarcimento, alla fine degli anni ’90. 150.000 profughi ancora vivono nei campi nel Terai nepalese.
Già negli anni ’80 scoppiò una violenta protesta autonomista, schiacciata dall’esercito. Oggi il movimento è ripreso con vigore riaprendo una spinosa questione per il Governo indiano quella delle minoranze etniche, castali e religiose presenti nei grandi stati dell’Unione che, in molte situazioni, chiedono autonomia. Richieste che rischiano di frammentare l’Unione e d’inasprire le tensioni religiose. Giustamente il governo indiano ha scelto il dialogo, almeno per stemperare la vertenza e calmare gli animi.
Ogni tanto bloccano la National Highway; che,  oltre che impedire i rifornimenti verso il Sikkim, dove i locali nepalesi vorrebbero unirsi alla Gorkhaland, sospende le principali attività economiche della regione cioè il commercio di tè e il turismo (in massima parte indiano) che considera, malgrado l’eterna pioggia, Dajeerling una meta di villeggiatura (come già fu per gli inglesi).
treninoFermato anche il trenino, il Toy Train, risalente alla colonizzazione, che sale a passo d’uomo ripidi tornanti da Siliguri, Kurseong, Ghoom fino a Darjeeling, attrattiva turistica da cui si sale e scende tranquillamente per scattare qualche foto. Il trenino, insieme alle piantagioni di tè e alle cadenti ville inglesi sono le maggiori attrattive turistiche. Qualche tempio e Gompa buddhista è sparso fra le colline verdisssime del Singalela Range. Più moderna Kalimpong rinomata, anche in vecchi romanzi, come centro si spionaggio e d’attività anti-cinesi e pro-tibetane durante gli anni ’60.

Darjeeling prende il nome da Dorje (il Fulmine generatore, simbolo sacro del buddhismo tibetano) e ricorda l’antico e importante ruolo di trade points di queste cittadine lungo la più importante via commerciale fra India, Tibet e Cina, attraverso la Chumby Valley in Sikkim. Darjeeling
Le colline, a parte qualche risaia, sono coperte dalle piante del tè, basse e sempreverdi. Donne colorate passano a raccogliere le foglie più tenere che vengono poi seccate e tritate.
Nell’ultimo decennio le aree delle piantagioni sono quadruplicate portando le produzione ad oltre 10.4 milioni di Kg, insufficienti a coprire le vendite del rinomato brand di Darjeeling, ben oltre i 30 milioni. La quantità mancante è coperta, parzialmente, dalle piantagioni del Nepal orientale (per il resto da ltre piantagioni sparse per l’India). Prima dell’innovazione inglese, il tè s’importava a blocchi compatti dal Tibet (Cina) ed era considerato al pari della moneta.
La coltivazione e vendita di tè e, in minor misura, caffè è diventata l’attività economica primaria per migliaia di famiglie nel Nepal orientale con un positivo trend di sviluppo. Un intelligente progetto finanziato dalla GTZ (cooperazione tedesca) ha riunito in una “Public Limited Company” i piccoli contadini creando un’organizzazione imprenditoriale, un brand e un mercato locale ed internazionale. Uniche preoccupazioni, spiegano i responsabili della società, “sono le tensioni crescenti in Nepal e nell’area di Darjeeling, che stanno bloccando trasporti e, dunque, commerci“.
Circa 20 anni fa partii da Kathmandu con un bus per raggiungere Kakarbitta (posto di confine) in un interminabile viaggio durato 24 ore. L’autobus forò almeno 4 volte e le buche nella strada facevano rimbalzare i passeggeri contro il tetto. Qualcuno si ferì alla testa, altri svennero per il caldo e la ressa. Qualche capra cadde dal portabagagli pienissimo, di gente, animali e bagagli, sul tetto. Giunti a Darjeeling, avvolta in una perenne nuvole, prendemmo pioggia scrosciante per 5 giorni. L’unica consolazione potevamo dialogare e trattare in nepalese.

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Una risposta a “Gorkhaland

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