Kafka: il processo

 Con una età media degli imputati di 80 anni fa pena il processo messo in scena a Phnom Penh sui crimini di guerra dei Khmer Rossi che sta faticosamente riprendendo. Utilità zero, se non per i giudici internazionali e locali, la pletora di avvocati e funzionari vari che, come, in Italia fan soldi più il processo è lungo
PolPotNon sono riusciti a farlo prima, quando forse, serviva a fare e giustizia dell’impazzimento di una parte di cambogiani, i Khmer Rouge, che dal 1976 al 1979 hanno distrutto una nazione (2 milioni di morti, 1\4 della popolazione). Se si fosse svolto allora il processo, forse, Pol Pot (morto nel 1998) e compagnia sarebbero stati assolti per infermità mentale dato la pazzia che stava dietro all’dea di riplasmare una nazione, creare un “uomo nuovo” attraverso campi di lavoro, spostamenti di massa, miseria nera, ritorno al baratto.
Ma, oggi, i giovani della Cambogia (la maggioranza della popolazione è nata dopo il 1979) è più protesa verso telefonini e automobili che non a tornare con la mente alla dolorosa parentesi della storia del loro Paese. Sicuramente serve ricordare, in onore degli innocenti uccisi, ma non in questo modo.
Il processo è una delle solite, vergognose farse messe in piedi dalle NU e dagli accoliti locali locali. Il tribunale, costituito nel 2005 non ha ancora prodotto nulla, se non liti infinite sugli stipendi dei giudici, avvocati e staff. L’apparato s’è pappato USD 62 milioni e ne vuole ancora 114, per, teoricamente, deliberare nel 2011.
Leggiamo il Wall street Journal del 9 giugno 2008 “Last year’s audit noted grievous mismanagement, fiscal irregularities and grossly deficient staffing at the tribunal. In response to those complaints, hiring procedures have been improved and made more transparent. International managers now participate in evaluating Khmer staff; Cambodian appointees must meet the advertised minimum qualifications required for their positions, and the unqualified have been eased out.”
La soluzione ricorda l’attitudine abituale delle NU “One solution may be to ignore past allegations of corruption, while making clear that any future wrongdoing will not be tolerated. That’s not a perfect solution, but it would allow the tribunal to move ahead and perform its work”
Leggendo questo mi viene in mente come sia facile esportare in altri paesi pratiche in uso da noi (in occidente). In Italia decine di giudici costituzionali (nominati e imposti dai politici a volte senza neanche i requisiti di legge) banchettano a spese dei contribuenti per lustri dopo i 5 anni d’incarico con pensioni d’oro e macchina di stato.
Cosi’ è per la sarabanda di giudici inviati da ogni paese che s’alternano nel nulla del processo cambogiano.
Cosa dovrebbe fare questa macchina mangiasoldi (mentre il 30% della popolazione cambogiana vive con meno di USD 1 al giorno)? Risposta: processare 10 vecchietti (età media 78 anni) di cui 2 già morti e alcuni prossimi alla scomparsa, prima che il dibattimento finisca.
Gli imputati sono il compagno Duch di 80 anni (pronuncia Doic) ex capo del carcere di Tuol Shen, una triste scuola nel centro di Phnom Penh trasformata in lager dove transitarono e morirono 15.000 persone (fra cui molti Khmer Rouge in una pazzia cannibale); Ieng Sari, età 78 anni ex primo ministro e considerato un moderato; Khieu Sampan età 78 anni anche lui considerato un moderato ed ex Presidente dello Stato, infine il compagno n. 2 Nuon Chea età 80 anni (vice di Pol Pot). Per moderati intendiamo che furono meno macellai e più politici ma pur sempre criminali.
Questa gente, prima dell’idea di Clinton, d’istituire la Extraordinary Chambers in the Court of Cambodia (ECCC), aspettavano la morte sparsi nei villaggi della Cambogia, ignorati da tutti. la corte
Come sempre vige più la forma che la sostanza. Il “Tribunale Straordinario” non indagherà mai del sostegno di Pechino ai Khmer Rouge, dei crimini avvenuti durante l’invasione vietnamita (data l’importanza economica del paese), delle seconde linee Khmer Rouge che i vietnamiti hanno messo a governare la Cambogia e ancora al potere.
Il processo, in prossimità delle elezioni, è, finora, servito a aumentare le tensioni politiche
.
Arrestato e liberato il giornalista Dam Sith . Richiesta l’incriminazione del leader dell’opposizione Sam Rainsy. Entrambi hanno denunciato i residui Khmer Rossi che governano, ma nessun tribunale né UN se ne occuperà mai. Il furbo primo ministro Hun Sen ne approfitta, ancora una volta, per sputtanare e minacciare l’opposizione.
L’impressione è che, per la gente comune, le denuncie rientrano nella lotta per il potere fra elites distanti. Il processo e i suoi vecchietti attizzano solo la stampa internazionali e chi ci campa sopra.

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Una risposta a “Kafka: il processo

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