Manovre: eletto il primo Presidente del Nepal

 Infine in Nepal è stato eletto il Primo Presidente della Repubblica, dopo un’altra giornata di trattative frenetiche che hanno permesso, alla nuova alleanza, di racimolare una decina di voti (fra i partitini) sufficiente a raggiungere e superare la maggioranza assoluta.

ram baran yadavCon 308 voti è stato eletto il grigio Ram Baran Yadav, ex-medico poi politico d’apparato per il Congresso. Ministro della Sanità (cioè grande sperperatore d’aiuti internazionali, viste le condizioni del settore) nel 1991 e nell’ultimo governo. Elemento fondamentale della sua carriera politica è che fu il medico personale di B.P. Koirala, più volte primo ministro e fratello anziano dell’attuale primo ministro e gran manovratore G.P. Koirala. Come Janata ko Choro (figlio del popolo), così lo definiscono i giornali governativi, ha scelto le amicizie giuste.

Fa il paio con il Vice Presidente, Paramananda Jha, ex- giudice controverso della Corte Suprema, a cui non era stato rinnovato l’incarico per contestazioni sul suo operato.

Insomma due politicanti puri della vecchia guardia, capaci di passare indenni in ogni circostanza. Esemplari che in Italia conosciamo bene basti pensare, per rimanere nel settore, a politici, poi diventati giudici a scrocco nella Corte Costituzionale, graziati nella Prima Repubblica e sempre in giro. (nomi su richiesta).

Vale la pena ricordare che i politici e i partiti che formano l’alleanza attuale sono gli stessi (esclusi i Mahadeshi) che hanno governato negli ultimi 18 anni (escluso l’anno di potere assoluto del ex-sovrano) e sono, dunque, i maggiori responsabili del conflitto e del blocco dello sviluppo complessivo del Paese.

Per la coppia neo-eletta sono stati già predisposti due palazzi (Shital Niwas, oggi Ministero degli Esteri e Bahadur Bhawan che ospita la Election Commission ) e staff con costi che supereranno quelli della passata monarchia.

Di bello c’è osservare i volti, l’abbigliamento, la parlata di molti membri dell’Assemblea Costituente che sono realmente, nella loro naturalezza, uno spaccato del Paese. Fra qualche anno, quelli che resistono, non saranno più riconoscibili dai politici stagionati, che s’aggirano finti ed altezzosi nell’Assemblea.

A risultati acquisiti, fuori dal Centro Congressi, una moltitudine di deputati del Congresso ha fatto festa.

Facce buie fra i maoisti, il contestato (perché troppo morbido) N.2 Bhattarai ha dichiarato la nuova alleanza as unholy (?) and unprogressive, …. formed to counter maoists from taking the lead of the new government, as mandated by the people in the Constituent Assembly elections. Dopo le parole si attendono reazioni dei militanti nelle piazze, dopo la pessima gestione delle elezioni presidenziali da parte dei leaders e l’isolamento in cui si trova il partito.

Girija Prasad KoiralaGrande vincitore, il vecchio più volte Primo Ministro Koirala che, con promesse e minacce, è riuscito in 24 ore a far uscire il Congresso dall’isolamento, rompere l’alleanza già scontata fra UML (Comunisti moderati), maoisti e partiti Mahadeshi (autonomisti del Terai), far eleggere il segretario del Congresso a Presidente, raccogliere il manipolo di deputati per raggiungere la maggioranza (che sabato nelle prime elezioni non c’era). Un lavorone che preannuncia promesse, prebende e posti da elargire. I maoisti hanno contribuito alla manovra non capendo che in politica vince il compromesso, specie sulle poltrone.

Se l’alleanza durerà (visto i repentini cambiamenti dell’ultima settimana) ha i numeri per formare il nuovo governo e tenere all’opposizione i maoisti. Allora riprenderanno forza gli elementi più estremisti e, come minimo, ogni giorno le piazze saranno piene di protestari e il paese si fermerà di nuovo. Gli stessi lavori per scrivere la nuova costituzione diventerebbero  difficilissimi in un clima di scontro.

La gente a Kathmandu, i Pahadi delle colline, vedono con preoccupazione l’elezione di due Mahadeshi (abitanti della pianura del Terai d’origine indiana) alle più alte cariche dello stato. I più pessimisti parlano già di una progressiva annessione dell’India, che già controlla gran parte dell’economia (rupia nepalese legata a quella indiana, investimenti, dipendenza dalle importazioni di alimentari e petrolio). Pensieri che possono far sorgere un nazionalismo nepalese e una voglia sarsyurkharka community meeting (2006)di rivincita delle etnie maggioritarie delle colline e delle montagne (magari sfruttata, come già durante il conflitto dai maoisti).

I rapporti fra i due maggiori partiti, Congresso e Maoisti, erano tesi, con scontri fra i rispettivi gruppi giovanili, già prima delle elezioni presidenziali e, con i nuovi proclami dei ringalluzziti leaders del Congresso, rischiano di peggiorare. L’unica risorsa del Nepal rimane l’ottuagenario Koirala, il gran manovratore che potrebbe riaggregare i maoisti ad una futura maggioranza ripronendo un necessario governo di unità nazionale.

Poiché le posizioni cambiano giornalmente non è da escludere che le dichiarazioni dei leaders maoisti, secondo cui non faranno parte di un futuro governo, siano, anch’esse, destinate a mutare a seconda della auspicabili trattative sulla divisione della torta.

Sicuramente i maoisti, almeno i leaders, dopo 10 anni di guerriglia e stenti non rinunceranno a macchine, elicotteri, suite e altri benefits del potere per “tornare nella jungla”. Questo è anche l’interesse del Paese e, speriamo che, miracolosamente diventi anche quello dei protagonisti politici.

Intanto piove e come ogni anno, i bus cadono nei fiumi, le strade smottano, le colline e i fiumi portano via interi villaggi, la difterite uccide nel Terai, tutti se ne fregano e i nepalesi non possono neanche dire governo ladro. Non c’è nessuno che li governa.

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