Cambogia, elezioni: tutto come previsto

Gli otto milioni di votanti cambogiani hanno compiuto il loro dovere, recandosi pacificamente alle urne.
 I risultati elettorali si attendono fra una settimana ma sono scontati: il partito del primo ministro Hun Sen aumenta il numero dei propri deputati (+18, 91 su 123); all’opposizione il nuovo e metropolitano Sam Rainsy Party (26 deputati). Scompare il FUNCIPEC (passato alleato di Hun Sen) schiacciato da scandali, pressioni e defezioni (da 26 a 1 deputato).manifestazione del CPP
Il Cambodian People Party (CPP) di Hun Sen, ormai al governo da 23 anni, conferma che il possesso dei media e una vasta rete di clientele è sempre il modo migliore per confermarsi al potere. Parte dei guadagni dovuti alla crescita economica veloce (PIL medio +13% annuo) sono stati utilizzati per strade, ponti e costruzioni e il refrain ripetuto dai militanti del CPP in mezzo a musica assordante e bandiere azzurre è “We saved the lives of Cambodian people from the genocide. We gave people lives. From zero in 1979, Phnom Penh now has everything. From ghost city, now Phnom is a very good city,”.
In realtà Phnom Penh non è più la città addormentata, sprofondata nel caldo costante, senza strade e con vecchie case coloniali ma, almeno, nelle aree centrali è moderna ed organizzata. Il benessere si vede dalla progressiva sostituzione dei milioni di motorini con macchine nuove. Lungo i larghi boulevards iniziano a formarsi le prime code ma, nel complesso, la viabilità è ancora scorrevole. Lungo il fiume è prevista la costruzione di avveniristici grattacieli che romperebbero l’equilibrio architettonico della città, fondato su case basse.
L’altro centro dinamico e moderno è Siem Reap che beneficia di 2 milioni di turisti l’anno e Sihanoukville, in fase di lancio per il turismo di massa cinese e russo. Il resto è Asia profonda cioè risaie, palafitte nascoste da palmeti, città di barche. Battambang, Kampot, addormentate città ex-coloniali e Kampong Cham, e Kampong Chang case allungate lungo le strade. Su queste strade, durante le soste, sono ancora offerti neri ragni fritti, immensi fiori di loto, grilli fritti catturati durante la notte. In ogni villaggio, anche sperduto o piccolo, compare la sede del CPP.
hun sen, primo ministro cambogiaL’abile Hun Sen fa il finto  naif per farsi apprezzare dagli gli abitanti della Cambogia profonda (qui il suo partito raccoglie oltre il 70% dei voti), sberleffa gli oppositori, ridicolizza le NU e fa emergere il nazionalismo Khmer. Il cosmopolita Sam Rainsy ha raccolto consensi solo nella capitale, nei villaggi e nelle cittadine non ha sfondato è troppo sofisticato e lontano dalla gente comune.
Il CPP, inoltre, controlla i media, le amministrazioni locali e un efficace e ramificata struttura clientelare. A livelli più alti è collegato agli investitori cinesi e non disdegna (malgrado le ridicole tensioni di confine) i finanziamenti delle multinazionali thailandesi. Quando qualcuna disturba i suoi progetti finisce in prigione, condannato da qualche tribunale compiacente o distrutto dai media (vedi i leaders del passato alleato FUNCIPEC).
Quando gli serve qualche pezzo di Cambogia per vendere legname pregiato o concessioni minerarie scaccia, senza problemi, migliaia di famiglie con la scusa della mancanza dei diritti di proprietà (tutti distrutti dai Khmer Rouge). Qualche pezzo di terra pregiata è regalato ai mandarini del regime che lo cintano senza utilizzarlo per speculazioni future (come accade sulla costa intorno a Shianoukville).
Sconfitto alle prime elezioni del 1993, Hun Sen s’infilò nel governo di coalizione e iniziò a disgregare gli alleati cioè il FUNCIPEC del principe Ranadirr, attraverso compravendita, violenze, minacce. Quando il povero principe cercò appoggio nei residui Khmer Rouge, fu facile per Hun Sen gridare all’attacco alla democrazia e montare un colpo di stato mascherato, con l’appoggio del sovrano e dei suoi antichi protettori vietnamiti.
Le proteste violente che seguirono furono un mezzo per tacitare gli oppositori alla faccia dei difensori dei diritti umani da sempre presenti in forze nel Paese e ripresentarsi rafforzato alle elezioni del 2003 che vinse.
Hun Sen ha sempre negato il suo coinvolgimento nella repressione e addirittura lo stesso colpo di stato. A furia di negare è stata riconosciuta la sua verità e i grandi donatori internazionali hanno supportato il regime facilitando la crescita economica.
Le elezioni di quest’anno hanno avuto uno svolgimento pacifico e confermano il successo della sua linea di manipolazione della verità e degcambogia monacoli oppositori. Le opposizioni protestano per la cancellazione dei migliaia di nomi (non graditi) dalle liste elettorali, della impossibilità di votare per migliaia di famiglie scacciate dalle loro terre per favorire lo sfruttamento delle risorse (legname e miniere) da parte delle multinazionali cinesi e thailandesi ma gli onnipresenti osservatori internazionali hanno certificato, con la loro abituale passività, la sostanziale regolarità del voto.
Addirittura sono tornati a votare i monaci buddhisti dopo che il Patriarca Tep Vong vietò la loro partecipazione al voto nel 1998 (per le loro forti proteste contro il colpo di stato).
Nei giorni passati i 56.000 monaci zafferano sono stati inseguiti dai propagandisti politici che si sono infilati anche dentro i Wat per strappare qualche voto.
La crisi con la Thailandia per qualche pezzo di terra intorno al tempio di Preah Vihar ha favorito il primo ministro, abile strumentalizzatore del nazionalismo Khmer e dei sentimenti anti-thailandesi.. Lassù tutto è fermo in attesa che anche il contestato governo di Bangkok raccolga i dividendi della farsa.
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4 risposte a “Cambogia, elezioni: tutto come previsto

  1. bell’articolo, complimenti. amo la cambogia e la sua gente. vivo a sihanoukville. per qualsiasi cosa mi contatti.

    mauro brecevich

  2. Il povero principe? Aveva importato illegalmente armi, e stretto un accordo con i responsabili del genocidio cambogiano..non è poco.I compromessi cambogiani vanno visti nell’ottica della cultura Khmer, non si dovrebbero giudicare superficialmente. Per loro la stabilità è un fattore più importante della “democrazia” intesa in senso occidentale. Forse si dimentica che la Cambogia era stata vittime di massacri, e di un conflitto civile.

  3. Per non parlare di Sam Rainsy… che non è di certo un santo. Fomenta l’odio verso i vietnamiti e la discriminazione degli oriundi vietnamiti cambogiani (pescatori e artigiani) che risiedono nel paese da decenni.. Hanno origini etniche vietnamite ma sono nati in Cambogia, e sono cambogiani a tutti gli effetti.. prima di scrivere certi articoli sarebbe bene avere una visione più ampia e meno “occidentalizzata” e inquadrata della storia e delle vicende ad essa connesse.

  4. Ciao Susa
    In parte hai ragione, ma i due personaggi citati sono, con i loro limiti, gli unici oppositori organizzati dopo compravendite e minacce di Hun Sen che non e’ certo uno stinco di santo.
    A livello generale condivido quanto tu scrivi che non e’ la democrazia formale occidentale quella che serve in molti paesi del mondo, servirebbero modelli nuovi ovunque visto che quelli proposti (democrazia parlamentare) risalgono e servivano nell’800.
    Ma non penso che la stabilita’” che pure e’ un valore ovunque (vedi il mio articolo su Singapore) sia l’unico elemento per amministrare bene un paese. Le idee e le persone devono poter circolare, i movimenti esistere.
    Infine, il blog, non e’ uno studio politico sulla Cambogia ma solo elementi e spunti di conoscenza che, come hai fatto tu, sono giustamente da approfondire.

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