Cambogia: il solito, vecchio Hun Sen

 File di camioncini, mototaxi, auto stracariche riportano a Phnom Penh I votanti, tornati dai villaggi. Come ovunque in Asia le elezioni sono un occasione di tornare alle proprie case, rivedere le famiglie , incontrare gli amici che non sono migrati nelle capitali. Queste elezioni hanno visto una partecipazione inferiore, la più bassa rispetto alle altre tornate elettorali. Nel 1998 (prime elezioni dopo i Khmer Rouge) votarono oltre il 93% degli elettori, in quest’ultime solo il 72%.

Mancanza di alternative credibili rispetto all’imperante partito del primo ministro Hun Sen, sfiducia nei meccanismi della democrazia sono alcune delle ragioni a cui si sommano i costi, notevolmente aumentati dei trasporti e la necessità di registrarsi prima del voto (nel passato bastava presentarsi con la carta d’identità e votava più gente degli elettori). I risultati ufficiali non sono ancora arrivati ma si stima che il CPP (Cambodian People Party) ha raccolto circa 90 dei 123 seggi dell’Assemblea Nazionale. Il partito rivale dell’intellettuale/imprenditore Sam Rainsy ha ottenuto circa 25 seggi, gli altri divisi fra partiti minori fra cui il partito del Funcipec, un tempo maggioritario ma poi triturato da Hun Sen.

Sam Rainsy ha minacciato di boicottare la prima riunione dell’Assemblea per protestare contro la mancata iscrizione nelle liste elettorali di migliaia di persone. La risposta del Primo Ministro è stata semplice, chi non c’è perde i seggi che saranno ridistribuiti fra i presenti. Questo per spiegare come gira il mondo in Cambogia ai 1700 osservatori internazionali pagati dai contribuenti di tutto il mondo per verificare le elezioni. Non contento, il furbacchione, malgrado l’ampia maggioranza, cerca di ripetere l’operazione fatta con il Funcipec con gli altri oppositori proponendogli di entrare nel governo per poi frullarli con false accuse di corruzione, campagne di stampa e giudiziarie.

L’opposizione non ha tutti i torti (anche se la vittoria è incontestabile), migliaia di land-grabbers (contadini a cui sono state tolte le terre per favorire multinazionali del legname, minerarie, turistiche, costruttori, potenti del regime) sono stati deportati senza alcun diritto (figuriamoci quello di votare).

La cacciata degli abitanti era un fenomeno diffuso nelle campagne ma sta dilagando anche a Phnom Penh (il costo dei terreni è aumentato del 150% nell’ultimo anno). Andong (circa 20 chilometri dal centro) è un campo profughi, che accoglie 1550 famiglie scacciate nel 2006 da Sambok Chap (Bird’s Nest). Nessun servizio sanitario, igienico, scuola, ospedale ed elettricità. Capanne e baracche dove la gente, senza lavoro, languisce.

Diplomazia tranquilla al tempio di Preah Vihear anche se, questo contenzioso, sembra essere solo l’inizio di una serie di controversie territoriali con la Thailandia. Hun Sen ha ordinato di costruire una nuova strada, tanto per ribadire la sovranità e invitato i monaci a celebrare le funzioni.

Ben presto si aprirà un contenzioso ben più importante con la Thailandia per il possesso dei giacimenti petroliferi al largo (140 chilometri) delle coste di Shianoukville, scoperti dalla Chevron nel 2005. Il loro utilizzo significherebbe un aumento del PIL cambogiano fra il 2\3% (dice la Banca Mondiale), lo stesso per la Thailandia.

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