Malpractices: ONLUS italiane in Nepal (3)

 Nello scorso post abbiamo visto il bilancio di un ONLUS che opera, fra l’altro in Nepal e segnalato che solo una minima parte dei soldi donati arriva, a volte per vie traverse ai beneficiari. In molti casi, le vie traverse, sono le autorità locali e sono le autorità locali che a loro volta drenano parte dei fondi per i loro funzionari, mascherandoli come training, pubblicazioni varie, reports e visite di valutazione. Quindi, oltre alla quantità dei fondi, bisogna dare un occhiata anche alla qualità dei progetti e delle attività.

 Molte INGOONLUS lavorano, per esempio nel campo educativo con i DEO (District Education Office) che sono simili ai nostri provveditorati e, generalmente, totalmente inefficienti; per altri progetti con DHO (sanità). DDC (specie di provincia) etc. L’ONLUS inefficiente che stiamo esplorando lavora con il DEO del Distretto di Kavre, un’istituzione che conosco molto bene per averci lavorato (cercando di tenerla distante dall’implementazione dei progetti) per 5 anni. Per spiegare come opera basta leggere un articolo, comparso un mese fa, sui quotidiani di Kathmandu in cui si denunciava (fatto straordinario) che almeno una quindicina d’ insegnanti erano stati assunti (e insegnavano) senza avere neanche il minimo titolo di studio richiesto cioè il SLC, equivalente del nostro diploma. La ragione: nepotismo, spinte dei politici, corruzione.

 I DEO (come gli altri enti locali), inoltre, ricevono già massicci finanziamenti dal ministro dell’educazione (o sanità, sviluppo, etc.) che a sua volta è finanziato al 50% da UE, UNICEF, ADB e altri donatori istituzionali. Cito quandto scrisse sul Kathmandu Post un alto dirigente del Ministero Educazione Speaking at an interaction in the capital Wednesday, former Education Secretary Bidhyadhar Mallik said that billions of rupees received in assistance from donor agencies have not been utilized properly, reports said.

Come dice Mallik, far fluire i fondi agli enti locali produce risultati praticamente nulli per i beneficiari ma risolve due grandi problemi per le INGOONLUs: nessuno deve lavorare, nessuno può contestare l’utilizzo dei fondi essendo gestiti da un ente pubblico. Questo meccanismo è stato mutuato dai furbacchioni delle NU che, in anni di esperienza, lo praticano in grande con milioni di euro ai ministeri centrali senza controllo, good governance, creazione di “capacity building”, responsabilità sull’utilizzo delle risorse e altre menate del genere.

Quindi le ONLUS INGO dovrebbero essere alternativi a questi metodi, proporre modelli di progetti diversi a stretto contatto con le comunità. Tanto più che, in base alle normative vigenti in Nepal, le scuole hanno una gestione comunitaria (cioè le comunità partecipano finanziariamente e gestiscono la scuola) e, dunque, potrebbero essere supportate dalle INGO in maniera efficace, contribuendo a aumentare il loro capitale umano e sociale, la qualità dell’educazione e assicurando un utilizzo diretto e controllato dei fondi. Lavorare nelle comunità, come ha sempre fatto Salam (vedi posts precedenti), è, però, faticoso, implica lunghi soggiorni in zone disagiate, faticose camminate fra un villaggio e l’altro, estenuanti discussioni per coinvolgere le persone, mobilitarle, farle partecipe ai progetti, controlli costanti sull’utilizzo delle risorse, community auditing, etc.

Più facile andare a Dhulikel (sede del DEO) in jeep, versare i soldi sul suo conto corrente, fare quattro chiacchiere con i burocrati, spedire in Italia i loro reports rivisti e corretti. Il resto del tempo banchettare a Kathmandu, andare agli inutili meeting dell’AIN (Associazione delle INGO), fare un po’ di spettacolo in finti workshops nei grandi alberghi, fare orge dialettiche sul nulla fra i vari caporioni delle INGO. Questo fra la maggioranza degli espatriati che dirigono le INGO e anche i nepalesi di città, che formano il personale, vanno nei villaggi (dove di norma non sono mai stati) solo se spinti con i forconi. Quando arriva qualche italiano dall’HQ (come è accaduto per l’ONLUS di cui parliamo) viene spedito nel villaggio più vicino alla strada (nel caso specifico a Gimdi) dove in pochi passi si raggiunge la scuola sostenuta e viene montato un bello spettacolino. Poi tutti a fare shopping a Kathmandu o un bel trekking sull’Annapurna. In questo contesto non sorprende che spese ed attività siano, spesso, un po’ stravaganti. Partiamo da lontano (nel prossimo post vedremo il Nepal).

 Mozambico, uno dei paesi più malmessi del mondo, AIDS dilagante, 61% d’analfabeti, 41% dell’infanzia sottoalimentata, tasso di mortalità infantile fra i più alti del mondo, tasso di scolarità fra i più bassi. Insomma serve tutto. Ma cosa t’inventa l’ONLUS che ha tagliato di 23 le integrazioni alimentari per i bambini del Nepal, una splendida idea. Citiamo dal giornale associativo, titolone: Palloni e fischietti per 22mila studenti distribuiti nelle scuole di Maputo. Poi, fortunatamente i conti tornano, 104 palloni da calcio e pallavolo, 26 fischietti e 26 reti di pallavolo in dono a 22.000 studenti (cioè un pallone ogni 211 studenti, che avranno lottato come belve per tirargli un calcio), e un fischietto ogni 1.000. Almeno qui hanno speso, relativamente, poco per fare niente.

 Ma continuiamo e ci trasferiamo in Angola, dove la Relazione di Gestione 2006 (presentata nel giugno 2007) racconta: Nel corso del 2006 si sono poste le basi per la creazione di una presenza stabile dell’organizzazione in Angola rafforzando in questa maniera un legame iniziato nel 2001 con il sostegno ad alcune istituzioni religiose attive nel settore educativo e dell’infanzia, Molte energie sono state investite nel corso dell’anno nell’elaborare una strategia d’intervento; si sono presi contatti con più di 20 organizzazioni internazionali e Organizzazioni Non Governative A tal fine sono stati intrapresi dei contatti con le autorità locali responsabili per il settore educativo (Ministero dell’Educazione e Autorità locali, municipali e provinciali). Grazie alle risorse inviate sono state implementate le strutture scolastiche delle congregazioni religiose storicamente sostenute; sono state infatti realizzate una decina di aule per le lezioni e due biblioteche a favore di bambini e insegnanti. Cioè il nulla

Per queste attività nell’anno 2006 sono stati spesi euro 112.747,36. (per favorire la trasparenza il bilancio 2006 è stato tolto dal sito). Dunque nel 2006 sono stati investiti oltre euro 100.000 e si sono poste le basi per la creazione di una presenza stabile dell’organizzazione in Angola. Infatti nel marzo 2008, un poverello scrive sul giornale associativo che le attività in Angola sono state chiuse: il titolo dell’articolo Missione Compiuta.

 Nel frattempo il Bilancio 2007 (presentato nel giugno 2008) riporta che nel 2007 sono stati spesi altri euro 51.479. Risultati: 10 classi+1 biblioteca (come nell’anno precedente); pensiero: o hanno fatto copia e incolla o hanno fatto le stesse attività con la metà dei soldi.

Se calcoliamo l’intero bilancio delle spese in Angola (dai bilanci dal 2004 al 2007) risultano spesi oltre euro 200.000 per circa 450 bambini sostenuti. Solo nel 2006 le spese sono pari a euro 233 a bambino (il 40% del reddito procapite annuo di un angolano). I risultati: 10 aule che, alla grande, costano non più di euro 30.000.

 E’ curioso notare che l’abile responsabile di questa operazione, cioè il referente italiano dell’organizzazione citata in Angola non è finito a vendere noccioline allo stadio (come sarebbe accaduto in una qualsiasi azienda privata) ma è stato premiato affidandogli un budget triplo in Nepal e il compito di distruggere, anche lì, il lavoro di Salam e dei missionari. Esempio di quanto scrivevo nel post N.1 riguardo a una delle cause scrivevo dell’inefficienza delle ONLUSINGO cioè l’incapacità del personale selezionato.

In molti mi hanno chiesto di citare il nome della ONLUS presa ad esempio in questi posts, ma preferisco non farlo sul blog per diverse ragioni: per evitare che il già esiguo flusso di denaro che ancora, faticosamente, raggiunge le comunità del progetto, non sia del tutto prosciugato.

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Una risposta a “Malpractices: ONLUS italiane in Nepal (3)

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