Strane ONLUS: diritti del lavoro in Nepal

scuola nei villaggiChandra Mainali è un bhaun (brahmino) povero; faceva l’insegnante in una scuola secondaria in un villaggio sperduto fra le colline di Kavre, ha tre figli che studiano, una moglie, un pezzetto di terra in cui coltiva mais, una mucca (per il latte per lui sacro) e qualche gallina. Guadagnava Nrs. 7500 al mese (75 euro) e s’impegnava nel suo lavoro d’insegnante, nelle ore libere collabora con la ONLUS di cui abbiamo parlato (quando era ancora una cosa seria), distribuiva libri e faceva un po’ di training ai suoi colleghi, spiegava alla gente dei villaggi il senso e le opportunità dei progetti, insomma era una persona che voleva partecipare. Ora è stato licenziato (su due piedi, tanto per esportare i diritti del lavoro) e come lui altre 12 insegnanti (con famiglie hanno perso reddito circa 60 persone).
L’ho incontrato abbattuto in un bhatti (tea shop) nel villaggio, cercava spiegazioni. Gli ho solo potuto dire che cercerò di far conoscere ciò che è successo, sperando che chi dona continui a donare ma controllando, verificando chiedendo spese e risultati. Molti dei dati che ho scritto in questi 4 posts sono disponibili a tutti coloro che finanziano questa ONLUS e che dovrebbero essere gratificati non solo dall’idea di sostenere un bambino ma anche dal voler conoscere il Paese, i problemi delle comunità in cui il bambino sostenuto vive e, più importante, i risultati dei soldi donati.
A questo proposito Salam mi chiede di pubblicare queste due foto, la prima è la scuola primaria Saraswati (Bolde Pediche-Kavre) costruita nel 2006 quando tutto funzionava (in Italia e in Nepal); la seconda è la scuola Radha Krishna di Chapakori la cui costruzione decisa nel 2006 non si è ancora completata e non si prevede si completerà, lasciando i muri a secco e a rischio di crollo. La ragione mancanza di soldi per sprechi, stessa ragione per i licenziamenti (vedi posts precedenti)scuola radha krishna non finita.
scuola saraswati-bolde pediche 2006
Voglio raccontare qualche altra storia per concludere il triste ciclo.
Nel 2004 una multinazionale del sostegno a distanza iniziò un progetto a Kavre in collaborazione con il locale DEO (District Education Office) e una ONG di Kathmandu capeggiata da parenti di potenti politici (fortunatamente poi espulsa dalla zona dai maoisti per sospetta corruzione). Il progetto era diretto “for the promotion of quality primary education, and creating opportunities for younger children to enjoy positive early childhood environment at different settings“, il nulla. E si aggiungeva “increased partecipation of community and parents and schools to create replicate model program (sottolineato nell’originale).
Per fare queste cose spendevano euro 100.000 anno e l’unico obiettivo concreto in cinque anni sarebbe stato di  arredare e dotare di materiale didattico 13 asili. Gran parte dei soldi sono finiti in District Level Workshops, Inservice Training (?), Salary (riporta il budget allegato).
I villaggi sede del progetto erano Meche e Chapakori (ca. 8000 abitanti e 200 bambini in età d’asilo), sempre a Kavre-Thimal. Di questo progetto non è rimasto niente, due solo asili più o meno funzionanti e gli stessi insegnanti sottoposti a trainings ripetuti sono stati spostati in un’altra area per fare i facilitatori per altri insegnanti.
Non distante da questi villaggi, altri squilibrati hanno costruito toilets per circa 600 famiglie, senza richiedere contributi delle comunità, senza badare al reddito dei beneficiari (l’hanno costruita anche in una casa di un ministro che abita stabilmente a Kathmandu). La gente era abituata a farla nei campi e ha continuato a farla lì, utilizzando le toilets come depositi; i pochi che hanno usato le nuove costruzioni hanno avuto problemi di inquinamento dell’acqua domestica e malattie derivate. La cosa stravagante è che nelle scuole mancano servizi igienici adeguati e controllo delle acque bevute dai bambini, ma questi somari neanche ci hanno pensato.
Potrei continuare per giorni, raccontando le false Home per i bambini di strada di Kathmandu, ONG nepalesi comprate da stranieri per spillare quattrini con falsi progetti, finte coltivazioni di funghi a Pinthali, i Off-season vegetable Training a Bhimkori, e via discorrendo. Per rimanere nelle INGO/ONLUS e non andare nelle più grandi finzione del “sistema delle NU”.
C’è poi chi s’inventa progetti in partnership con cliniche private come mi racconta Sujan, direttore dei programmi comunitari dell’Ospedale di Dhulikel (una delle più serie e funzionali strutture ospedaliere no-profit del Nepal.
This strange fellows of the italian ONLUS organized some dental camps with a private clinic, People Dental CollegePvt. Ltd” giving a lot of money to the owners, which are Shestra” e se la ride, ricordando che molti dei nuovi funzionari della ONLUS hanno questo nome.
direttore clinica privatapresidente clinica privataMi sono preso la briga di dare un occhiata al sito (commerciale) e scaricare le foto dei proprietari (a sinistra), dai quali, non per essere lombrosiano, non comprerei neanche una bicicletta.
Ma, continua il medico serio e preparato, “they visited 350 children, they organized training and meetings, they produced unusefull papers but there is no chance to give any treatments to the patients“. Sujan continuò spiegando che i programmi dentali nelle aree remote sono fra le cose più inutili poiché ci sono altre gravi priorità (vermi, sottonutrizioni, malattie della pelle, emergenze sanitarie), perché è impossibile intervenire nelle malattie dentali per assenza di attrezzatura e perché gli interventi sarebbero in ogni caso costosissimi.laboratorio d
In effetti l’ONLUS italiana ha speso per tutta questa montatura oltre euro 20.000 e la cosa è finita lì, i bambini sono rimasti con le loro bocche aperte, con le carie, con i denti storti o mancanti. L’unico risultato se l’è portato a casa l’ONLUS italiana che ha pubblicato sul bel giornale quadricromico (e perciò costoso) un articolo dal titolo sublime Nepal, Le carie sono avvisate. Rimangono, infatti solo, avvisate.
Speriamo che Salam (vedi posts precedenti) si trovi un lavoro nel profit, sarebbe più redditizio per lui e, sicuramente avrebbe a che fare con persone più serie.

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Una risposta a “Strane ONLUS: diritti del lavoro in Nepal

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