Cambogia: sotto i grattacieli

Quando nel 1979, l’attuale Primo Ministro Hun Sen (ex Khmer Rouge) arrivò a Phnom Penh con i militari vietnamiti, la città era una “gosth city“. Pochissimi gli abitanti, case distrutte, strade inesistenti, “block after block passed by without a sign of life. In some places, people had seemingly replaced by encroaching vegetation. Banana, coconut, and papaya trees grew from the sidewalks. Rats found their way among the yoppled furniture and family photo albums of Phnom Penh missing resident (scrive Evan Gottesman nel suo libro After the Khmer Rouge. Nel 1975 i Khmer Rouge l’avevano svuotata, trasferendo quasi tutti i residenti nelle campagne, per rieducarli, distruggendo intere generazioni.
Il giovanissimo funzionario Hun Sen arrivato con i vietnamiti ha fatto una brillante carriera ed è, nei giorni scorsi, stato reincoronato primo ministro, anche l’opposizione (a parole battagliera) ha rinunciato al boicottaggio della prima seduta parlmentare, preferendo dialogare.
Come il suo Primo Ministro, lanciato nel commercio e finanza internazionale, anche Phnom Penh sta facendo carriera e vuole tentare di diventare una nuova Bangkok. Città tranquilla, relativamente organizzata e ordinata, ancora un po’ coloniale sta rapidamente trasformandosi (almeno per le zone centrali e il lungo fiume) e, chiaramente, perderà il suo fascino.
I progetti sono grandiosi la Gold Tower di 42 piani (costo USD 240 milioni), De Castle Royal Condominium (33 piani), il River Palace (31 piani) e l’International Center (30 piani). Anche nella periferia nord ovest della capitale è prevista la costruzione di la Camco City, il più grande investimento straniero per USD 2 miliardi. Altre costruzioni, per attrarre turismo di massa cinese e russo, sono in corso anche a Shianoukville, sul mare e a Siem Reap (Angkor Wat) con la nuova Butterfly Residences e l’Angkor Trade Centre, che soffoca un vecchio monastero.
Quando le torri di Phnom Penh saranno completate (intorno al 2012) cambierà completamente lo skyline della città e, se l’economia regge (crescita PIL 12% annuo) forse anche la vita di qualche cambogiano che, grazie ai business, si potrà permettere un appartamento al costo previsto di USD 5000 a mq.
Per adesso sono aumentati gli affitti (fra il 20 e il 40% negli ultimi tre anni) e i costi dei terreni (da USD 500 a USD 3000 nelle zone centrali). Sono arrivati investitori (speculatori) da ogni parte dell’Asia con in prima posizione gli attivissimi coreani. La voce che circola è che, contrariamente ad ogni altro paese asiatico, sarà presto possibile per gli stranieri acquistare proprietà immobiliari e terra.
Questa massa di capitali e compratori (vietnamiti, coreani, russi, thailandesi) si dirige, oltre che al settore immobiliare all’acquisizione di diritti su terreni e zone di pesca per sfruttare le risorse naturali.
La gente povera è scacciata dal centro di Pnom Penh come dai villaggi denunciano 200 rappresentanti delle comunità minacciate The government should be urging investment in development projects for the benefit of all Cambodian people instead of making concessions of forest and coastal land to private investor.
Sotto i grattacieli, la gente comune vedrà trasformarsi la città e vedrà allargarsi, come in ogni parte del pianeta, il divario fra ultraricchi e normali.
Già oggi l’inflazione al 37% e i costi dei generi di prima necessità alle stelle spinge ai margini della società milioni di cambogiani; il tessile, principale industria del paese dopo turismo e prostituzione, sta affondando.
Scrivono i giornali, Over 27,000 women have quit their jobs in the garment sector since March this year and found more lucrative work as ‘beer girls’ in the capital’s booming entertainment business.
Storie comuni a tante parti dell’Asia (a Kathamndu circa 20.000 ragazze lavorano nei dance bars): ragazze che lasciano la provincia e i villaggi per lavorare nelle fabbriche tessili fra Phnom Penh e Shianoukville, sfruttate e/o licenziate cercano fortuna come “beer girls” nelle migliaia di locali della capitale.
Nelle fabbriche si guadagna da USD 60 a 120 al mese, lavorando come bestie, senza alcuna protezione da minaccie e abusi dei caporioni, nei locali almeno USD 300. Hun Danet una ragazza intervistata conclude dicendo che “When I worked in a factory, I rarely sent money to my mother. Now I can send her $100 every month.
Nelle statistiche della polizia sono già classificate come indirect sex workers nel linguaggio comune srey lanceur [promotion girl], un termine equivoco. Alcune aziende Heineken International, Asian Pacific Breweries, Cambodia Breweries Ltd and Attwood Import and Export Co Ltd hanno iniziato un progetto sensato (Selling Beer Safely project) diretto a creare una figura professionale per qualcuna di queste 4000 ragazze.
Hun Danet tornerà in questi giorni al suo villaggio per celebrare il P’Chum Ben (festeggiata e ringraziata dalla sua famiglia per il denaro che procura) o salirà al Wat Botum di Phnom Penh per offrire riso, fiori, acqua ai Buddha e assicurare ai defunti l’uscita dal ciclo delle rinascite, il Samsara in cui tutti noi ancora viviamo.

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