Vecchi soldati

2000 veterani Gurkha hanno vinto una battaglia, questa volta senza spargere sangue, vedendosi riconoscere alcuni diritti fino ad oggi negati. L’High Court di Londra ha riconosciuto che i militari nepalesi che hanno servito per almeno quattro anni nell’esercito inglese hanno il diritto di risiedere in Inghilterra. Una cosa ovvia ma sempre rifiutata dal Governo Britannico per chi era andato in pensione prima del 1997.
Eppure 200.000 Gurkha hanno combattuto nell’esercito inglese nella I e II guerra mondiale (anche in Italia) e circa 3500 sono ancora arruolati e impegnati in peace keeping operations o impiegati nelle azioni militari inglesi come fu la guerra delle Falkland) ma tutt’oggi non hanno diritto a una pensione pari a quella degi guerrieri pensionati inglesi. Un’altra battaglia che s’aprirà nei tribunali, proprio vicino al monumento che ricorda questi soldati nel centro di Londra. Curioso che anche a S. Marino è stato inaugurato, pochi giorni fa, una statua a Sehr Bahadur Thapa, eroe e Victoria Cross nel 1944.

La loro storia inizia con una sconfitta. Nel 1816 il Nepal combattè contro l’ East Indian Company che volle così frenare l’espansionismo del nuovo regno. Scontri fra eserciti  nelle piane malariche del Terai, sulle prime colline del Shiwalik, e gli inglesi sconfiggono con qualche difficoltà l’esercito di Kathmamdu,  armato di picche, spade e vecchi archibugi.

Nel trattato che segue la sconfitta, il Nepal deve fronire anche dei mercenari, che gli inglesi chiamarono Gurkha da Gorkhali, la dinastia regnante degli Shah, provenienti dalla città di Gorkha. (oltre che perdere gran parte del Terai, accettare un inglese a Kathmandu, aprire il paese ai commerci, sparare 11 salve di cannone al compleanno dei regnanti londinesi).
La situazione cambia nel l 1856 con al rivolta dei Sepoy (come dicono in India la prima guerra d’indipendenza), in cui l’astuto Primo Ministro Rana, Jung Bahadur, schierò le sue truppe a fianco degli inglesi. Ricevette in cambio dell’aiuto, per certi versi decisivo (uno stato “nativo” a fianco dell’Impero), una Gran Croce di Cavaliere of the most Hounourable Order of the Bath,  I territori del Terai, persi nel precedente conflitto e l’inquadramento dei Gurkha nell’esercito regolare (con relativo premio per le casse dello stato)
Da allora I Gurkha Rifles combatterono ovunque dove erano in gioco gli interessi dell’impero (Egitto, Birmania, Aghanistan, Iraq, Turchia, Cipro, Cina e Tibet).
Quelli che sopravvivevano tornavano nelle colline pieni di storie da raccontare. Li chiamavano Lahure dalla città di Lahore dove facevano I primi addestramenti. Il nome oggi è usato per I giovani che migrano verso I Paesi del Golfo. Tornavano anche con un pò di soldi che gli consentivano di comprare qualche pezzo di terra, costruire una casa, iniziare qualche business; in villaggi dove chi ha un bufalo è un signore.

I contadini-soldati Magar, Gurung, Limbu ricevevano una magra pensione (fatto straordinario per il Nepal anche oggi). Molti sono restati nei paesi in cui avevano operato e qualche colonia nepalese è ancora presente in Malesia, Honk Kong e Birmania.
A Darjeeling, dove operava il più grosso centro di reclutamento venivano accolti dagli altezzosi Thakuri e Chetri, anche lì ufficiali e dominanti;  malati assumevano un aspetto sano, i corti cercavano di truffare sull’altezza, I più giovani sull’età e, fino all’indipendenza dell’India (che pure conservò un battaglione di Gurkha impiegati nelle zone di confine), più di 20.000 giovani all’anno partivano per l’Inghilterra, Hong Kong, Malesia, Singapore. Chi veniva scartato cercava di finire nell’esercito nepalese o nella polizia.
Le difficili selezioni per entrare nei reggimenti britannici o indiani continuano ancora oggi anche se il nuovo Governo si è già detto contrario a questa pratica. Vediamo se saprà rinunciare alle “allowances” pagate dai paesi reclutatori.
Leggendo le storie dei più famosi fra I Gurkha, coloro che ricevettero la Victoria Cross, sale tristezza pensando a questi contadini costretti a morire e uccidere per scappare dalla povertà, tornano in mente i bei racconti di Mario Rigoni Stern che, senza retorica, parlano di uomini invisibili, schiacciati.
Quando si cammina nei sentieri dell’Himalaya può accadere d’incontrarsi in qualche vecchio soldato, vestito con il suo pastrano verde che nelle bhatti (tea shop) racconta antiche storie di paesi lontani e di avventure; oggi, pochi lo stanno a sentire, c’è la televisone.

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2 risposte a “Vecchi soldati

  1. Un post molto interessante… grazie Enrico, senza di te non avrei mai saputo queste cose. Mi ricordo di quando scoprii le azioni delle truppe marocchine in Italia durante la seconda guerra mondiale. Ci sono tanti particolari incastonati nelle storie piu’ grandi, vengono spesso tralasciati e dimenticati.

    Solo una cosa, come lettore del tuo blog, ti chiedere: quando citi o copi/incolli qualcosa, potresti indicare anche la fonte? Non voglio farti le pulci e, come avrai capito, apprezzo molto le notizie e gli spunti che mi dai!

    Un caro saluto.

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