Orissa, il pogrom

E’ venuto a trovarmi Father Michael, un missionario indiano che lavora da anni in Nepal a favore dei bambini Chepang. Lui è un cattolico da generazioni, come molta gente del Kerala, non crede nelle conversioni “why we must converte people, like Chepang children, who are already pure and linked with God“. Cosi lavora come un matto per costruire scuole, trovare finanziatori, insegnare il meglio ai bambini. Insomma un brav’uomo con cui è stato un piacere e un onore lavorare per anni. Abbiamo parlato dei suoi progetti, delle difficoltà che incontra per la poca credibilità e serietà dei nuovi finanziatori italiani, e dell’India, ancora percossa dagli estremisti. Oggi la situazione si è calmata, ma per un mese è stato un inferno.
E’ iniziata la campagna elettorale (fra un anno elezioni generali), mi dice, e i partiti oltranzisti hindu vogliono visibilità e, perciò, sfruttano e accrescono le tensioni. Vi è, inoltre, il rischio che la diffusione della crisi economica dell’Occidente, il calo della crescita, la diminuzione della liquidità specie fra i poveri, la perdita di lavoro per gli emigranti aumenti ancora di più le tensioni fra le etnie, le caste, le religioni.
In Orissa è stato un miscuglio di tanti elementi ma non è un evento nuovo in India. Nei giorni scorsi in Uttar Pradesh vi sono stati scontri fra gruppi tribali, a Delhi è stata assaltata una chiesa, oggi è stato ucciso un Dalit (caste basse) che voleva entrare in un tempio di Kali-Durga e, anche nei mesi, scorsi, vi sono state tensioni in Orissa, Kerala e Karnataka.
Ma quello che è successo da metà agosto in Orissa, nei distretti sonnolenti di Kandhamal e Boudh assomiglia più a un  pogrom che a scontri religiosi.
Bande di fanatici hindu, appartenenti a partitini nazionalisti, hanno ucciso oltre 60 persone,  distrutte 4000 case, orfanotrofi, ospizi (gestite dalle povere suore di Madre Teresa), 180 chiese. Oltre 15.000 i rifugiati cristiani ospitati in campi profughi.
A capo delle bande gli esponenti di due partiti oltranzisti il Visva Hindu Parishad (VHP) e Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS) già noti per la loro alleanza con il maggiore partito d’opposizione nazionale (BJP Bharatiya Janata Party) nei disordini del 1992 ad  Ayodhya. Curioso che il  Vishva Hindu Parishad divenne popolare in Nepal negli anni ’80 quando l’allora Primo Ministro Nagendra Prasad Rijal (simpatizzante del partito) convinse Re Birendra  a rendere il Nepal l’unico Regno Hinduista al mondo.
Durante gli scontri la polizia è stata a guardare (l’Orissa è governata dal BJP); tant’è che anche il Times of India (2 ottobre) ha scritto: Communal violence indicates a breakdown of the state administration. An alert police force and a mature political leadership shouldn’t take much time to put down a riot. Prolonged rioting raises doubts about the neutrality of the administration. E chiede: As the country’s largest opposition party, the BJP should send out a clear message that it respects the rights of minorities enshrined in the Constitution and doesn’t approve of the tactics of groups like VHP and Bajrang Dal (giovani del VHP).

Le cause sono, come in molti disastri, molteplici. Il 23 agosto venne ucciso (sembra ormai provato, anche con dichiarazioni pubbliche, che i responsabili dell’omicidio siano guerriglieri maoisti) il leader del VHP Swami Laxamananda Saraswati, ieratico santone che da anni era impegnato ( con la costruzione di scuole, ospedali, etc. per i gruppi marginali) a contrastare l’aumento dei cristiani nella regione e a propagandare l’Hindutva.
I cristiani furono accusati della sua uccisione e iniziò il massacro di suore, sacerdoti, poveri contadini. Nulla è stato fatto per prevenirlo o controllarlo.
Nei mesi precedenti segnala un rapporto della  ONG indiana Justice on Trial riportato dal Times of India (5\98), le tensioni stavano crescendo, lo Swami aveva denunciato in  His own statement in this regard is very relevant. Swamiji told the committee that due to his devotion and work among tribals and attempts at strengthening Hindu customs had enraged the Christian missionaries. The February report said Swami Laxamananda Saraswati was earlier attacked by the Christian youths while he was on his way to Brahamanigaon after he heard that some Hindu youths were injured and shops belonging to them were burnt following a conflict between the two communities over the erection of a welcome gate by the Christians in December.
Lo Swami era un sostenitore dell’ Hindutva (l’India agli hinduisti), feroce oppositore delle conversioni, da lui definite forzate, di tribali e Dalit da parte dei cristiani e ha sempre spronato i suoi discepoli,  con le buone e le cattive, a riconvertirli.
 C’è da dire che per cristiani s’intende anche le sette protestanti americane, molte delle quali sono più fanatiche degli stessi hindu e attivissime nelle conversioni. In teoria in Orissa è in vigore (dal 1967) il Freedom of Religion Act, che permette il cambio di fede.
Nell’ultimo censimento risulterebbe che il numero di cristiani in questi  distretti tribali è aumentato dal 4% nel 1951 al 18% nel 2001.
Dunque era in atto una guerra (fatta di minacce e qualche pestaggio) sulle conversioni e sul controllo dei gruppi più marginali nella regione. A questi fattori s’unisce il risentimento degli appartenenti alle caste più alte (specie nei villaggi) che non capiscono ne apprezzano l’avanzamento sociale e gli atteggiamenti di Dalit e tribali convertiti; anche loro soffiano sul fuoco. L’accesso gratuito da parte dei convertiti alle scuole, ospedali, lavori, gestiti dai missionari (di livello superiore a quelli statali) è un’altra causa di risentimento.
Fra i tribali stessi, che compongono la maggioranza degli abitanti della regione, vi sono tensioni decennali su terre, foreste, acqua, posti e finanziamenti riservati. I Pana sono a maggioranza cristiana  e i Kandh hindu;  i secondi si sentono depredati dai primi, protetti, dicono,  dai movimenti cristiani.
Gli scontri hanno coinvolto anche questi due gruppi tribali.  Christians have an upper hand with economies under their control, secondly petro-dollars in hands of Muslims, the Hindus must be defended, ha dichiarato in un intervista Lambodar Kanhar, il leader dei Kandh  (Times of India) e seguace dello Swami .
Su tutto s’inserisce lo sfruttamento dei politici per i loro interessi elettorali e di potere locale: i partiti hindu, i maoisti presenti fra i tribali e disturbati dalle conversioni, il Congresso che vuole creare problemi al rivale BJP (il parlamentare Radhakanta Nayak è un dirigente della INGO cristiana World Vision). Nulla, comunque, può comprendere  le stragi organizzate.
Father Michael è poi andato a Roma dove Sorella Alphonsa, del Kerala, è stata canonizzata. La prima indiana.

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Una risposta a “Orissa, il pogrom

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