Nepal: il ciclo politico

A Thamel da qualche anno hanno aperto una caffetteria di Illy, l’espresso all’inizio era buonissimo, poi, come spesso accade in Nepal tutto decade. Il caffè costa più che in Italia (circa euro 1). Lì stavo parlando con Rajendra, un giovane giornalista dell’ Himalayan Times, che mi ha fatto notare come, in Nepal, oltre al ciclo delle stagioni vi è anche un ciclo politico-sociale, almeno nell’ultimo decennio.
Quando finiscono le feste del raccolto (Dahsain e Tihar) le tensioni sociali e politiche progressivamente crescono fino a giungere all’apice con i primi caldi (fine marzo, aprile). Poi, con l’arrivo del monsone si riplacano.
In questa logica determinata, lui non scommette sulla longevità del governo e prevede un periodo altamente incasinato nei prossimi mesi. La prossima settimana è il Tihar (Diwali), la festa delle luci dedicata a Lakshmi, a Ganesh, al benessere famigliare e degli amici. In ogni casa e tempio s’accendono lumini; cani, corvi mucche sono venerati. Quest’anno sono stati vietati i fuochi artificiali che esplodevano nella terza notte della settimana. Ne riparleremo in un altro post raccontando l’origine della festa. Il Tihar chiude il ciclo delle feste.
Però Rajendra mi fa notare che il ciclo del casino sembra, quest’anno, iniziato in anticipo. Negli ultimi dieci giorni abbiamo assistito al protrarsi degli scontri fra i giovani dei due maggiori partiti alleati UML e maoisti (1 morto a Siraha), all’aumento della violenza politica nel Terai: bomba a Janakpur (11 feriti, rivendicata dai terroristi indipendisti del Terai), violenti scontri a Dhading fra polizia e trasportatori, due militanti indipendentisti del Terai uccisi (dai maoisti si presume) a Kapilvastu (prossima a Lumbini, la patria di Buddha), a Bara scontri sindacali per la chiusura di una fabbrica, bomba a Rautahat. A Kathmandu si segnala l’aumento dei furti nelle case e di un peggioramento dell’ordine pubblico. In via di risoluzione, invece, la vertenza dei venditori di strada: è stata instituita una task force.
Questi avvenimenti s’inseriscono nelle due grandi e controverse questioni che attendono di essere risolte dalla svagata classe politica: le richieste dei partiti e movimenti del Terai e la sistemazione degli ex-combattenti maoisti, ancora chiusi in 28 campi, Quest’ultimo problema si tira dietro l’assetto del partito e la vittoria o sconfitta della linea moderata del duo Prachanda-Bhattarai. Rajendra è convinto che su queste questioni si spappolerà il governo.
Ci sarebbe anche la costituzione, la riforma dell’ordinamento giudiziario, le questioni sociali e della sicurezza, insomma uno stato da rifare, ma, per adesso sono in secondo piano.
Nel Terai, ormai la situazione è critica con sei gruppi paramilitari che cercano d’imporsi e di spingere per l’indipendenza o una larga autonomia amministrativa. Contro: i maoisti; in mezzo la gente comune che, nella maggioranza, non ha alcun legame né etnico né politico con i partiti e i gruppi Madhesi. Anche nel parlamento e nel governo aumentano le pressioni perché le promesse di un Madhesi autonomo siano rispettate; il Ministro per l’Educazione Renu Yadav (Madhesi People’s Rights Forum -MPRF), ha minacciato le dimissioni se gli accordi non verranno rispettati.
Poi la grande questione dell’esercito maoista (PLA), circa 20.000 ex-guerriglieri chiusi in 28 campi che dovrebbero essere integrati nell’esercito regolare o impiegati in “lavori socialmente utili”. Attualmente ricevono un salario di circa euro 40 mensili più vitto e alloggio. Per la gestione del loro reintegro sono stati stanziati euro 100.000.000 dalla World Bank e dalle UN, gestiti dal ministero per Peace and Reconstruction (diretto da un esponente maoista) già sottoposto a dure critiche per la gestione dei fondi.
Tutti i partiti (a parte i maoisti) sono contrari all’integrazione e sospettano che il capo della PLA (People Liberation Army), il duro Nanda Kishore Pun ‘Pasang’ , in partenza per la Cina per un training militare, sia poi nominato capo dell’esercito. Su tutto, stranamente, l’esercito regolare è silenzioso e in attesa.
La soluzione di questo problema si collega alla virata moderata del duo Prachanda-Bhattarai diretta a confortare i donatori internazionali; nella manovra è previsto anche il cambio di nome del partito e la rinuncia (ormai nei fatti) dell’instaurazione di una Repubblica Popolare.

 Il leader dell’ala radicale maoista, Mohan Baidya, ha già espresso dure critiche e richiede maggior potere per la sua corrente (la nomina di se stesso a segretario generale) ed ha l’appoggio di molti comandanti della PLA. Se a questa gente non verranno riconosciuti prebende e potere, i maoisti rischiano una scissione a sinistra (evento abituale fra i partiti nepalesi) con rischi per la continuazione del processo di pace. Và, inoltre, segnalato che in India si è intensificata la guerriglia maoista (11 poliziotti uccisi a Chattisgarh) e gli indiani vorrebbero evitare che gli scontenti maoisti nepalesi vadano a rinforzare i 12.000 guerriglieri già attivi in India.
Un ultima nota si collega al mio post (del 22\9 sulle ONLUS), quando scrivevo che la tendenza di molte di queste è copiare le UN (e gli altri donatori) e dare soldi alle istituzione locali (per training, coordinamenti e report) invece che ai beneficiari, con pessimi risultati sull’efficacia dei progetti. L’Himalayan Times del 23\10 scrive For the first time, Local Development Minister, Ram Chandra Jha, has candidly admitted that “many local level development projects had remained only on paper and funds meant for the projects (were) misappropriated” (“Jha roadmap for local bodies” THT, Oct 20). Fra questi si citano progetti della DANIDA (cooperazione danese) e dell’UNDP.
Malgrado la “candida ammissione” del ministro, nessuno pensa di cambiare procedure, metodi, uomini; anzi l’Asian Development Bank (ADB) ha già stanziato USD 470 milioni (in tre anni): the grant will support the government’s move to improve local service delivery through strong local bodies and engaged and strong community organizations,”
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6 risposte a “Nepal: il ciclo politico

  1. Ogni tanto penso che nella nostra cara Italia la situazione politica e’ incasinata e il clima si sta surriscaldando… poi vengo su questo blog e di colpo la situazione mi sembra molto meno tragica.

  2. Caro E/S
    Non lo so. Per me la differenza fra vivere in Italia e in Nepal (o fra un nepalese e un italiano) è la stessa fra un animale che vive in uno zoo (con qualche comodità in più) e uno che vive in un parco (con meno comodità ma più libero). Comunque, entrambi non vivono nella natura ed entrambi dipendono, in misure diverse, da chi gestisce lo zoo o il parco.
    Cioè l’aristocrazia politica, in fase di ri-formazione in Nepal con tutti i casini conseguenti ma ben strutturata in Italia.
    La gente comune ha, forse, più spazio in Nepal dove le regole non sono ancora stringenti e definite come in Occidente e, dunque, gli spazi per sopravvivere più grandi. Visto che la povertà aumenta (come il divario fra chi possiede e chi sopravvive) ovunque, direi che è meglio essere povero in Nepal che in Italia, almeno socialmente si è più accettati.
    Chi gestisce lo zoo (o il parco) non è molto differente intorno al mondo. Sono aristocrazie create da amicizie, clientele e cooptazioni il cui interesse principale è mantenere il potere o tornarvi (con prebende collegate). Intorno all’aristocrazia vi è un sistema di vassalli (banchieri, managers di stato, industriale e giù magistrati, giornalisti, direttori di ASL e enti vari, etc.). Questo sta ri-strutturandosi anche in Nepal e da qui il maggior casino che in Italia (che permane, comunque, molto più disastrata come ordine pubblico e sicurezza).
    I maoisti stanno facendo la fine della Lega Nord, da incendiari a pompieri, dopo aver assaggiato la bella vita del Palazzo. La gente li aveva votati per rompere il sistema ma, come sempre è accaduto, il sistema li ha inglobati, con loro estrema felicità.
    Per cui, per me, la situazione è più tragica in Italia (vista anche in prospettiva)

  3. ho visto i maoisi per le strade e i volti dei miei amici nepalesi preoccupati…..ho pensato che li avevano votati……chissá poi perché? spero proprio che con la fine delle festivitá le cose non peggiorino. Alcuni dai distretti a ovest di ktm mi dicono che i prezzi continuano ad aumentare……come quelli dell’illy a thamel…che io ho pagato quasi 2 euro a dire la veritá

    sonia

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