India: le bombe in Assam

Questo è il testo dell’articolo di oggi del Times of India che descrive i nuovi attentati nell’Assam The first of the explosions went off at around 11.30 am near the Ganeshguri flyover near the high-security capital complex housing the assembly building, followed by explosions at Paltan Bazar and Fancy Bazar here–all within five minutes. Around the same time, bombs also went off in crowded market places of Kokrajhar, Bongaigaon and Barpeta in lower Assam. Official sources put the toll at 66 dead and 470 injured
Questa è la situazione nell’Assam, dove gli attentati sono avvenuti.
Uno dei maggiori studiosi mondiali dell’area (Sanjoy Hazarika) ha così descritto la regione è
an anthropologist’s delight and an administrator’s nightmare. Nello stato vivono 39 milioni di persone divise in 350 gruppi etnici. Noti sono i Naga che fino a pochi anni orsono tagliavano le teste dei nemici e che hanno combattuto per decenni per ottenere un proprio stato, il Nagaland ai confini con la Birmania. Nel 1997 si è giunti a un accordo con il governo indiano e a un cessate il fuoco con il Nationalist Socialist Council of Nagaland (NSCN). Guerriglia che era supportata dalla Cina e dal Pakistan, come altre nella regione.
Poi i Bodo (Boro),
il gruppo tribale più numeroso, in perenne conflitto con i migranti musulmani del Bangladesh e del resto dell’India che hanno invaso le pianure in cui vivono. Qua c’è una lunga storia che parte da un accordo del 1985 che stabiliva il rimpatrio dei migranti bangladeshi. Un accordo mai fatto rispettare dal governo indiano perché questa povera gente ha iniziato a lavorare (risciòmen, muratori, inservienti vari, domestici) e, quindi, non vogliono più lasciare il paese, hanno costituito dei partiti e nessuno vuole perdere i loro voti (circa 2 milioni). All’inizio d’ottobre sono scoppiati scontri sanguinosi fra i Boro e i migranti, con 53 persone uccise e 150,000 rifugiati. Una delle tante notizie perse.
I Boro hanno ottenuto una regione autonoma (Bodoland) nel 2003, dopo anni di conflitto contro il governo indiano ma una parte del Bodo Liberation Tigers continua la guerriglia per ottenere maggiore spazio geografico e autonomia politica.
A sud s’estende lo stato del Meghalaya (il più piccolo stato indiano) con capitale Shillong. Un tempo estremo avamposto dell’impero inglese ad oriente. Qui abitano i Kashi, un gruppo etnico d’origine cambogiano, trasderiti per oscure ragioni migliaia di anni orsono. Anche qui si lamentano della delinquenza importata dai migranti indiani, nepalesi, bangladeshi: i dhark. Anche qui agiscono cinque gruppi di guerriglieri che vogliono l’indipendenza totale dall’India, rivendicano il loro passato e legami con gli altri paesi del sud-est asiatico e vogliono l’allontanamento degli estranei. L’attività più comune dei guerriglieri è chiedere donazioni ai commercianti; chi si rifiuta, chi protesta, gli emigranti che lavorano sono pestati, qualcuno ucciso. Anche qui, fuori dal mondo, alla notte vi è il coprifuoco e l’esercito vigila nelle strade.
Mi sono ritrovato fra le mani un vecchio Times of India (quest’area mai visitata mi ha sempre affascinato per il suo incasinamento) in cui un generale indiano scriveva:
The northeast has always been a bit of the Wild West,”. “Parts of it have been out of control where politicians and bureaucrats are hand in glove with militants, drugs and money.” Commercio di droga, legno pregiato, armi, guerriglieri da e con la Birmania e i Regni dell’Oppio hanno addirittura portato a un azione congiunta dell’esercito birmano e indiano nel 1995.
Chi cerca di coordinare tutti questi gruppi tribali ed etnici è United Liberation Front of Asom/Assam (ULFA), dichiarato gruppo terroristico dal governo indiano nel 1990 e responsabile di frequenti scontri con l’esercito regolari dalle sue basi in Bangladesh e, probabilmente, anche in Bhutan. Hanno anche un sito http://www.geocities.com/CapitolHill/Congress/7434/
Elementi unificante principale e demagogico il ritorno a casa di tutti i migranti (indiani, nepalesi, bangladeshi) che rubano lavoro e terre agli originali abitanti dell’Assam, scopo finale (più teorico) della lotta
establishing an independent socialist sovereign Assam (dal sito). L’ULFA ha compiuto attentati negli stati tribali che hanno accettato un accordo con l’India e giudicano i firmatari degli accordi dei traditori.
Anche per loro si racconta del sostegno militare e finanziario dei cinesi che hanno dispute di confine nella parte settentrionale dell’Assam e dei servizi segreti pakistani che sembrano vivere solo per creare casini (come spesso accade per molti servizi segreti worldwide).
Negli ultimi 5 anni i guerriglieri dell’ULFA, oltre a ingaggiare sporadici scontri con i militari indiani, sono stati responsabili di uccisioni di contadini e poveri lavoratori migranti e di attentati terroristici con oltre un centinaio di morti fra cui anche alcuni bambini.
I contatti in recenti tra il braccio politico, People’s Consultative Group (PCG) e il governo non hanno portato ad alcun risultato, anzi alcuni esponenti del PCG sono stati arrestati a ottobre.
Insomma, nell’Assam in 20 anni di conflitti tribali e etnici sono morte più di 10mila persone.
Oggi nuove uccisioni che non hanno per ora paternità. L’Ulfa
has denied its involvement in the blasts. “We have sympathies for the dead and the injured,” Ulfa ‘lieutenant’ Anjan Barthakur said in a statement, scrive oggi il Times of India. Ma si ritiene che abbiano fornito supporto logistico all’attentato.
I servizi segreti indiani puntano sul gruppo terroristico islamico Harkat-ul-Jehadi-e-Islami (HuJI) e sull allenza anti-indiana che collega i gruppi separatisti dell’Assam, i gruppi terroristici islamici, i servizi segreti pakistani (ISI) e servizi deviati bangladeshi (DGFI). Un’alleanza diretta a destabilizzare l’India, fare crescere le tensioni interne fra i molti gruppi etnici, castali e religiosi che la compongo, incrinare il nuovo rapporto instaurato con l’occidente, destabilizzare la regione; queste possono essere le ragioni generali. Fa estrema tristezza vedere un paese che può rappresentare un sistema di sviluppo alternativo, che collega le nuove grandi democrazie emergenti (Brasile, Sudafrica) per tentare di proporre diversi modelli economici al mondo, squassato da 64 attentati in sei stati differenti, con 215 morti negli ultimi sei mesi. Queste possono essere altre motivazioni della strategia del terrore in corso.
Fa tristezza leggere:
The din of Diwali firecrackers was still ringing in the children’s ears when five massive explosions rocked the city on Thursday. Worried parents started setting out on their own to bring back their children. Many chose to walk all the way to school, fearing that motorists would be stopped by police
 

  

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