Giù nel Terai

teraiI primi mesi del 2006 erano stati particolarmente freddi (lo stesso nel 2007 con la neve a Kathmandu), qualche poveraccio era morto anche nel Terai dove normalmente è più caldo. Chi resisteva imperterrito, senza mangiare e vestito di cotone, era il ragazzo Tamang che da mesi viveva nella foresta vicino a Bara. Allora partii per vederlo insieme a un amico giornalista (giunto apposta dalla Thailandia), Dhane (un Tamang che lavorava con me) e Roby (anziano e curioso emigrato di Kathmandu). Superato il passo di Tankot (che chiude la Valle a occidente) prendemmo la vecchia strada costruita dagli indiani che un tempo era l’unica carrabile che collegava la Valle al resto del mondo. Oggi è abbandonata dal grande traffico, dirottato su Muglin; e per questo più affascinante e bella. Sale sulle colline, attraversa vecchi villaggi e bazar, scende in valli aperte per raggiungere Hetauda e la East-West Highway che taglia l’intero Terai.
Un tempo, quando questa strada era chiusa (per frane), l’unica alternativa era ripercorrere il sentiero (oggi parzialmente asfaltato) che da Bhimpedi (nome comune in Nepal per indicare i villaggi ai piedi dei passi) sale fino a una grande diga per poi scendere a Pharping, nella parte meridionale della Valle di Kathmandu. Questa strada, che l’eroico Roby percorse a piedi negli anni ’70, è altrettanto bella (ma più disastrata) e fu la stessa che percorsero i frati missionari italiani nel ‘700 e Tucci negli anni ’50. Una teleferica, ormai in disuso, consentiva di trasportare merci dalla pianura alla Valle di Kathmandu.
Hetauda è una città che ricorda l’India, case e bazar allungate lungo la strada e da qui inizia il “corridoio industriale” che finisce a Birgunj e poi in India. Piccole aziende tessili e chimiche che fabbricano merci su licenza internazionali esportate in India grazie al vantaggio competitivo derivante dall’ assoluta libertà degli imprenditori. Il gran botto ha avuto anche qui conseguenze: crisi produttive, vertenze sindacali, scontri fra lavoratori e polizia (con qualche morto).
Un tempo qui era tutta giungla malarica, bonificata negli anni ’60 e abitata, originariamente, dai Tharu (considerabili tribali) e, nei secolli, da migranti indiani (gli odierni Madhesi) e dai poveri delle colline (Tamang, Magar e impoveriti Bhaun e Chetri). La giungla ancora resiste, assalita dall’uomo, ai margini della strada e lì c’infilammo per una stradina che portava al luogo dove meditava il Buddha ragazzo.
Ci accolse una specie di parcheggio assediato da bancarelle in legno che vendevano tè e dal baat, per i molti pellegrini che venivano anche dall’India. Più avanti altre bancarelle gestite da un gruppo di Tamang della Om Namobuddha Protection Commitee, con videocassette ed altri souvernirs. Eravamo un po’ perplessi quando c’avvicinammo al recinto che circondava l’immensi pipal sotto cui era seduto, nel mudra della meditazione il ragazzo. Sugli alberi le colorate bandiere della preghiera. piccolobuddha
Un monaco e un ragazzino (compagno di giochi del neo-Buddha) ci raccontarono la sua storia che non differiva di molto da quella di tanti ragazzini Tamang. Raccogliemmo tutte le informazioni, guardammo a lungo il ragazzo, fummo infastiditi dal micro-business che stava nascendo e non giungemmo a nessuna conclusione. Il ragazzo stava immobile per delle ore, al freddo, con bestie che s’aggiravano sul corpo (forse mangiava la notte) ma era comunque un fatto strano, misterioso da inserire fra i molti che segnano l’Asia
Nei mesi seguenti il ragazzo scomparve, giustamente, infastidito dalla bolgia; i suoi seguaci del Comitato furono accusati di intascarsi soldi e vendere miracoli; il ragazzo dichiarò che lui non era un buddha, ma più modestamente un boddhisatva (coloro che rinunciano al Nirvana per contribuire alla liberazione degli altri).
piccolobuddha3Avrebbe voluto meditare in solitudine per sei anni ma ben presto, su pressione dei suoi fedeli, ricomparve (nel 2007) e fece una lunga predica, abbastanza banale, su pace e compassione. Intorno al sito fece costruire una specie di bunker in cui si rifugiò per stare tranquillo. Il 18 novembre farà un altro discorso alla folla che è sempre numerosa e in attesa di benedizioni. Nel frattempo i suoi fedeli hanno aperto un sito http://www.paldendorje.com/. Il ragazzo, malgrado, tutto sembra tornato in ottima forma. C’è da notare che, pur essendo, un monaco del buddhismo tibetano, la sua popolarità nasce spontanea fra i buddhisti dei villaggi 8e anche fra gli hinduisti) e non nei grandi monasteri di Kathmandu che, negli ultimi anni, avevano riconosciuto alcuni Rimpoche (maestri rinati) in bambini occidentali per consolidarsi in quel mercato.
Il ritorno del giovane Tamang riafferma la centralità del Terai nel Nepal attuale e nell’attenzione dei media.
I Madhesi, da sempre esclusi, sono al governo e stanno sfruttando con abilità il loro supporto ai maoisti: hanno ottenuto qualche posto di potere e stanno battendosi per estenderlo nel Terai. Gli fanno sponda i diversi gruppi guerriglieri che chiedono una sorta d’indipendenza della regione e che controllano gran parte del territorio (in combutta con i gruppi mafiosi). Questi chiedono, al pari dei maoisti, di essere integrati nell’esercito o organizzati in milizie federali.
Gli altri gruppi etnici non stanno a guardare e la federazione Other Backward Class (OBC) che rappresenterebbe 31 gruppi etnici/castali (fra cui Kuswaha, Kalwar, Hajam e Musulmani) blocca i trasporti da giorni nei distretti orientali.
In its nine-point demands, the federation has asked for enlisting them and neglected languages in the constitution, reservation for the marginalised castes in various state mechanisms as per their population, primary education in their tongue and agriculture loans in subsidiary rates. Più a oriente i Limbu chiedono le stesse cose e protestano per l’arresto di un loro dirigente.
Raj, intanto mi racconta di Janakpur da cui è appena tornato, uno dei gioielli del Terai e capitale del popolo Mithila. Dice che i divini Rama e Sita sarebbero anche loro scappati dal fantastico palazzo barocco simbolo della città vedendo il degrado sociale e urbanistico. Qui, un precursore dei separatisti Madhesi tirò una bomba contro Re Mahendra (nel 1960) e fu il primo bramino a essere condannato a morte nel Nepal hindu. Oggi la vedova è stata eletta janakpurnell’Assemblea Costituente e l’area una delle in cui più è attivo i guerriglieri indipendentisti e più contestati i maoisti.
In this twilight zone, cross-border criminal gangs and mafia work hand-in-hand with politicians, scriveva il Kathmandu Post.
Nel Terai, dove vi è più movimento e frammentazione (economico e di popolazioni) rispetto alle più omogenee e povere colline e meno controllo rispetto a Kathmandu,  sono più evidenti le conseguenze di 12 anni d’assenza dello stato e di conflitto ideologico (con lo sfruttamento delle divisioni etniche). In questa parte del Nepal è totalmente da ricostituire il contratto e le regole che determinano i rapporto fra cittadini e fra questi e lo stato.
Ma a Kathmandu i lavori dell’Assemblea Costituente languono, come tutte le risposte ai grandi problemi dello stato fra cui il dialogo con i gruppi armati del Terai.
Qualcuno inizia a domandare che costituzione salterà fuori e quando, visto che i rapporti fra i partiti sono sempre più tesi. Forse sarebbe stato più saggio come scrive Poudel, (Nepal Times 28\10) riformare la costituzione democratica varata nel 1990 (alla cui stesura parteciparono anche molti dei leaders politici attuali).
A Kathmandu il governo preferisce fare proclami ottimistici, mentre le orde di consulenti occidentali s’aggirano a consigliare e predicare su Rule of law, good governance, ending impunity (i nuovi mantra) in seminari e workshops
costituent assembly In the last three months, about 200 CA members and some intellectuals have already been taken to the trip of western European countries under a special funding and some organizations like GTZ have already organized national seminars for federal, democratic republic. Lo stesso accadde nel 1990 quando fu varata la costituzione che già garantiva fundamental rights, freedom of expression, democratic ideals including the periodical elections, parliament accountable to the people and independent judiciary. continua Poudel.
Per adesso, sembrerebbe, che i missionari del diritto siano riusciti esportare il modello italiano: parlamento vuoto e gran viaggi.
Nominati” e pure assenteisti cronici. Per la maggioranza Pdl-Lega il problema sta diventando grave in Parlamento. Tanto grave che i parlamento italianoberlusconiani vogliono punire gli assenti utilizzando un’idea alla Brunetta: una multa da dieci euro per ogni votazione mancata. Apriti cielo! http://www.elezionitaliane.com/2008/10/31/il-pdl-propone-multa-agli-assenteistigli-onorevoli-insorgono/.

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3 risposte a “Giù nel Terai

  1. mi atterrisce un pó la mercificazione economica del nuovo buddha/boy…….
    da kathmandu alcuni amici mi dicono che é stata data troppa rilevanza al ragazzino

    Alcuni indú con cui ho parlato sono anche un pochino gelosi. questo sentimento in questi ultimi giorni é molto presente tra le persone che conosco in nepal e se devo essere sincera un pó mi stupisce………fino ad ora non me ne ero accorta.

    La preoccupazione per la costituzione é forte…..i problemi legati a chi ne prende parte sono gli stessi…ovunque….come si suol dire ogni mondo é paese.
    Ma molti sono mollto fiduciosi….forse troppo
    quello che piú mi preoccupa peró é la fiducia riposa nel’esercito soprattutto dai giovanissimi…..lavorare per l’esercito maoista sembra il massimo dell’aspirazione….anche per i giovani brahamini….e questo é davvero strano

    …e qui torna la gelosia…per quelli che sono giá dentro…..per quelli che hanno amici che pensano per loro in prospettiva diversa

    …non che abbia qualcosa di personale contro l’esercito….peró mi piacerebbe immaginare un futuro diverso per un giovanissimo amico nepalese

  2. Possiamo provare a collegare i tuoi due commenti e semplificando possiamo dire che sia il giovane Buddha (e i suoi seguaci) che i giovani alla corte dei maoisti cercano un occupazione.
    Dal Nepal i giovani fuggono per studiare all’estero (i ricchi) o per lavorare (tutti gli altri) ed ora è più difficile per la crisi mondiale.
    Il giovane Buddha dà speranze con la fede e così fanno i maoisti con il potere,
    I nepalesi si sbattano come matti per sopravvivere, accettano la realtà non brillante forse fin troppo ma hanno (quasi) sempre un sorriso. Non è poco.

  3. nella speranza che puó infondere il buddha boy credo fermamente…in quella maoista un pochino meno….forse perché vorrei qualcosa di piú peri mei amici. Coa sará mai poi questo di piú? la serenitá forse

    Il sorriso nealese e la positivitá che li circonda é sempre meravigliosa…..
    Voglio essere fiduciosa anche io e sorridere con loro

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