Nepal: adozioni internazionali fra norme e valori

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Il vecchio e decrepito palazzo Rana che ospita il Ministry of Women, Children and Social Affairs è, nell’ultimo mese, sempre più frequentato da stranieri.

Si cercano chiarimenti e informazioni sulle nuove procedure per le adozioni internazionali e iniziano a crearsi le code per capire come saranno regolate le NGO e INGO (organizzazioni non governative nazionali ed internazionali) dopo l’annunciato scioglimento dell’inutile Social Welfare Council. Tragico baraccone in Lainchour dove vivacchiavano burocrati bolliti. Si svegliano dal torpore che regnava nell’ente solo per ricevere qualche prebenda dall’industria dell’assistenza privata (appunto le NGO) per valutare positivamente qualche progetto.

La ripresa delle adozioni internazionali è piovuta come un ciclone nell’antico compound all’interno del Singh Durbar, dove è ospitato il Ministero. Tante famiglie cercano di far riprendere vita alle pratiche ammonticchiate da un anno nelle stanze dei burocrati. Arrivano anche le perplessità espresse da diverse organizzazioni sulla reale applicabilità della nuova normativa; fra cui quella dell’UNICEF. The official designation of who is an orphan is still very wide,” said Joanne Doucet, the head of UNICEF’s child protection department in Nepal. Riporta oggi il Kathmandu Post. Rilanciando le critiche dello studio fatto (vedi tag adozioni internazionali) di UNICEF e Terre des Hommes (TDH). I funzionari del ministero sono ottimisti e assicurano che le nuove regole sono a prova di furfanti,

Tanto sono fissati i costi, in precedenza affidati al libero mercato: USD 5000 come quota per uno dei 38 orfanotrofi approvati e USD 3000 come tassa al governo. Un ente pubblico sarà responsabile della selezione delle famiglie e dei bambini.

Questo è quanto scritto sulla carta, conoscendo il Nepal, i personaggi che s’aggirano nel mercato delle adozioni internazionali, l’ingordigia dei funzionari pubblici, gli scarsi controlli sugli orfanotrofi, ho qualche dubbio che dalla carta si passi alla pratica.

Sarebbe triste rinnovare lo strazio di famiglie e madri nepalesi, raccontato nell’altro post, che non sono riuscite a recuperare il proprio figlio. Altrettanto triste sarebbe replicare il dato dello studio citato (UNICEF-TDH), secondo cui fra il 60% e l’80% dei 12.000 bambini nepalesi adottati nel passato aveva una famiglia che, magari sostenuta ed aiutata, poteva condividere gioie e speranze con il proprio figlio.

Chi dovrebbe cooperare e spingere gli organi governativi e le associazioni locali per assicurare il rispetto dei diritti fondamentale del bambino e della famiglia (considerando l’adozione internazionale come “ultima risorsa”) sono le 58 organizzazioni occidentali incaricate e riconosciute come tramite con le famiglie adottanti. Queste e ancor di più i potenziali genitori adottivi dovrebbero essere gli esportatori, in Nepal, di valori ed etica e di reale e non egoistico amore.

Intanto il giovane Buddha è di nuovo scomparso lasciando senza benedizioni migliaia di fedeli. Anche qualche suo ammiratore tamang a Kathmandu inizia a stancarsi delle sue apparizioni e scomparse, molti si domandano se non vi è un pò di spettacolo e se la vocazione è reale perchè non si ritira in un bel Gompa (monastero buddhista).

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