I cinesi stanno chiudendo il Tibet

potala

24\2\2008 : ll messaggio del Dalai Lama per il Losar

Il Governo cinese sta progressivamente chiudendo il Tibet in previsione del 50° anniversario della rivolta anticinese del 1959. Ulteriore tensione nasce dalla loro intenzione di proclamarla Festa della Liberazione.

Agli inizi di marzo del 1959, dopo 9 anni d’occupazione cinese, tensioni e scontri, crisi alimentari, arresti e uccisioni, tentativi di mediazione con le truppe occupanti, a Lhasa si sparse la voce che i cinesi volevano rapire il Dalai Lama.
La cronaca di quei giorni è raccontata dallo stesso Dalai Lama, allora bambino, nelle decine di biografie pubblicate.
Circa 30.000 tibetani si riunirono, il 16 marzo, intorno alla residenza estiva (Norbulinka) per proteggere il Dalai Lama; il giorno successivo un’altra dimostrazione di massa si tenne sotto il Potala. Il 17 marzo i cinesi iniziarono a sparare colpi di artiglieria contro la folla riunita al Norbulinka e il Dalai Lama fuggì in India, su consiglio del suo Cabinetto e del potente oracolo di Stato.
Nei giorni sucessivi scontri e battaglie coinvolsero tutta Lhasa e i monaci dei grandi monasteri nei pressi della città. Da mesi la guerriglia del popolo Kham (Tibet orientale) combatteva contro i cinesi.
I monasteri di Lhasa furono bombardati. Secondo le fonti tibetane in esilio circa 87.000 persone furono uccise, 25.000 arrestate e iniziò una dura repressione nel Tibet occupato. Migliaia di tibetani seguirono l’esempio del Dalai Lama e si rifugiarono in India e Nepal.
I cinesi accusarono la CIA di aver fomentato i disordini e, in realtà, gli americani per una decina d’anni finanziarono gruppi guerriglieri Tibetani che operarono dal Nepal e nel Tibet orientale. Finanziamenti che cessarono, bruscamente, con l’inizio della politica del ping-pong e l’avvicinamento USA-Cina nei primi anni ’70.
Ogni ann0, con particolare violenza lo scorso, nelle aree tibetane vengono ricordati questi avvenimenti e si assiste a scontri fra tibetani (specie giovani) e polizia.
Quest’anno i cinesi stanno preparandosi per tempo e hanno vietato agli stranieri l’accesso alle province occidentali del Gansu, Sichuan and Qinghai epicentro dei disordini dello scorso anno, con almeno centinaio di vittime (i cinesi riconoscono 22 morti).
Come avevamo segnalato in altri post, nei giorni scorsi sono aumentati i  controlli della polizia a Lhasa in prossimità del Losar, i controlli nelle lodges, hotels, internet cafès, conclusi con l’arresto di un centinaio di persone. La giustificazione cinese è stata la lotta all criminalità (ben presente a Lhasa a dire il vero) ma il successivo obbligo di registrazione degli stranieri ha chiarito lo scopo finale dell’iniziativa.

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2 risposte a “I cinesi stanno chiudendo il Tibet

  1. gli interessi economici, i ventri obesi e i cuori a forma di salvadanaio non sono interessati al Tibet.
    se l’occidente volesse fare qualcosa dovrebbe chiudere i rapporti commerciali con la cina.
    Utopia

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