Processo ai Khmer Rouge: entrino gli imputati

cambogiaPoco interesse fra la gente comune desta la prossima apertura del processo ai superstiti Khmer Rouge, altri sono i problemi per i pratici e concreti cambogiani, impegnati a sopravvivere nella crisi economica che ha segato via le industrie tessili e il turismo. La Corte, inoltre, riscuote poca credibilità e appare come un invenzione della burocrazia internazionale per fare un po’ di spettacolo per i media, placare qualche coscienza e rastrellare un po’ di soldi dai donatori. La sequela di scandali che l’hanno investita è diretta conseguenza del comitato incaricato di formarla e gestirla composto dal Governo Cambogiano (11 su 100 nella classifica mondiale della trasparenza) e le Nazioni Unite (su cui c’è poco da dire).
La banda che ha gestito la Corte (vedi glossario) è dall’inizio sottoposta a continue denunce di corruzione che, dato i gestori, sono state costantemente insabbiate. Ultimamente la Phnom Penh Municipal Court ha sospeso il processo per corruzione in corso e, ancora più clamoroso, la delegazione delle UN incaricata di investigare sulle accuse non ha reso pubblico il rapporto né fatto una conferenza stampa ma solo emesso il solito comunicato generico: the parties agreed on the need to strengthen the ECCC’s human resources management, including anti-corruption measures (10\12\2008). Per riassicurare i donatori e convogliare nuovi fondi, il bilancio della Corte è stato sottoposto ad uditing della Deloitte (nota per le certificazioni in Italia per Parmalat, Cirio, Volare, Freedomland) che ha riscontrato il solito ordine perfetto.
Queste premesse rafforzano il disinteresse  della gente cambogiana che tende a vivere il presente e a dimenticare quegli anni terribili. In 20 anni di guerre sono state falciate vie intere generazioni, storia, documenti pubblici, cultura, sistema sociale e chi è sopravvissuto, e le nuove generazioni, hanno sviluppato, nel bene e nel male, un istinto pratico, basato su poche priorità: avere soldi e qualche potere. Per questo, a me è sempre sembrato, di vivere in un paese liquido dove tutto è in vendita: territorio, esseri umani, politici, stato, rapporti sociali. Valori, tradizioni, cultura, regole sono secondarie e ininfluenti di fronte alla priorità della sopravvivenza, possibilmente al meglio. La Cambogia non ha neanche una propria moneta (si usa il dollaro). Rimane il mito della Grande Cambogia, dell’impero Khmer, da sempre sfruttato dai governanti (compresi i Khmer Rouge) per smuovere la gente.
Già nel 1991, Terzani scriveva ” il sistema economico che è stato introdotto nel paese è un assoluto laisser faire capitalista, La sola ideologia è la sopravvivenza“. Leggere gli articoli di Tiziano Terzani (nel libro Fantasmi) si percorre la triste storia recente della Cambogia raccontata con amore e stupore doloroso e si comprende l’attualità del paese e della sua gente.
Si coglie, anche, l’inutile ipocrisia del processone che si sta aprendo a Phnom Penh che, come scrive Philip Short (autore della monumentale biografia di Pol Pot e fra studioso della storia cambogiana) “If reconciliation were the aim, there are other ways of going about that, as South Africa has shown,” “This tribunal has nothing to do with reconciliation. How can the condemnation of a few elderly men, no matter how appalling their acts, reconcile people in the villages with those who, during KR times, murdered their relatives, and who still live a few houses away from them.
Ripercorerre la storia della Cambogia negli ultimi 20 anni, insieme a Terzani, è utile per inquadrare il presente. Fra il 1970 e il 1973, i B52 americani spazzavano, in una guerra non dichiarata, i villaggi della Cambogia (la prima delle tante war of terror) provocando almeno 1 milioni di morti e la conseguente vittoria dei Khmer Rouge. Due milioni di morti (presunti) durante la pazzia di Pol Pot (1975-79), poi ancora guerra nel 1979 con l’arrivo dei vietnamiti e l’insediamento del governo di cui faceva parte l’attuale Hun Sen. Per altri 14 anni è continuata la guerra civile con gran parte del Paese sotto il controllo di gruppi armati: Khmer Rouge, repubblicani di Sao Sann, e guerriglieri di Re Shianouk.
Questi gruppi hanno operato grazie agli aiuti occidentali, cinesi e thailandesi (solo gli USA spendevano USD 20 milioni all’anno) mentre fino al 1991 il resto del paese era sottoposto ad embargo.
Eserciti e Signori della Guerra, racconta Terzani, in un suo articolo al Corriere della Sera nel 1991, che hanno il solo interesse a mettere le mani su questo fiume di dollari che gli occidentali fanno arrivare ai profughi.
E’ utile ricordare che l’appoggio dato dalle potenze occidentali (e dalla Cina) ai Khmer Rouge è stato finanziario, militare e politico e che le Nazioni Unite hanno visto fino al 1990 un Khmer Rouge a rappresentare la Cambogia nel bel Palazzo di Vetro quale rappresentanti del Coalition Government of Democratic Kampuchea di cui ministro degli esteri era l’imputato Khieu Samphan.
Lo stesso Khieu Samphan, e altri dirigenti dei Khmer Rouge, è stato protetto dalle NU quando una folla infuriata cercò di linciarlo a Phnom Penh nel 1991. Fino all’ultimo minuto l’UNTAC (l’organo delle NU incaricato di organizzare le elezioni in Cambogia) ha trattato con i Khmer Rouge nell’intento di farli partecipare alle prime elezioni democratiche (tenute nel 1993). La decisione di continuare la guerriglia portò allo dissoluzione dell’ Angkar (“l’organizzazione” come era chiamata durante il terrore) nel 1998. Allora morì Pol Pot e i suoi complici s’arresero. Chissà se avessero partecipato alle elezioni delle NU forse qualche imputato sarebbe ancora al governo, come accadde per molti Khmer Rouge di secondo piano e terzo piano (fra cui l’attuale primo ministro Hun Sen).
Non sorprende che, con questo passato, a pochi cambogiani interessi il processo, gestito dai complici degli accusati e organizzato per soddisfare l’opinione pubblica e la stampa internazionale. Tutti sanno, in Cambogia, che Hun Sen ha mercantaggiato per limitare l’azione del tribunale e il numero degli accusati. E, che, forse il convertito cristiano Duch (Kaing Guek Eav), il pazzo (teneva dettagliati archivi delle vittime) di Tuol Sleng , sarà l’unico che verrà processato. Per gli altri, vecchi e svaniti, sarà stato l’opportunismo e l’ipocrisia a prescrivere i  reati.
Il Human Rights Centre dell’ University di Berkeley ha condotto un sondaggio in Cambogia (settembre-ottobre 2008, oltre 1000 interviste in 24 province) rivelando che che l’85% degli intervistati ha “little or no knowledge“sull’attività della Corte; e il 23% la ritiene corrotta. Questo considerando che, tutte le famiglie cambogiane, hanno almeno un congiunto vittima dei Khmer Rouge.
L’esempio della Extraordinary Chambers of the Courts of Cambodia ( ECCC) sta, inoltre, dando un pessimo modello di giustizia internazionale e conferma la fragilità del sistema giudiziario cambogiano.
Centinaia si persone del villaggio di Lor Peang (Provincia Banteay Meanchey), senza alcuna speranza nella giustizia, come migliaia d’altri nelle medesime condizioni in tutta la Cambogia, hanno organizzato riti collettivi per lanciare una maledizione a chi gli aveva rubato la terra (in questo caso la compagnia KDC, intrallazzata con il governo). We prayed and burned incense and cursed whoever stole our land to perish” ha dichiarato uno dei partecipanti al Post. “One person who stole our land died in a traffic accident last year after we made a similar curse,” . La giustizia non funziona e si ricorre ai metodi tradizionali, che sia questo un modello da esportare.

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8 risposte a “Processo ai Khmer Rouge: entrino gli imputati

  1. Ciao Enzo, tanto grazie per per la pubblicazione vocale suo tuo sito Nonsolocina. Per Terzani penso, che anche i suoi giudizi, (speranzosi, ideologici) rispecchino il tempo in cui furono scritti e, dunque, utili per non ripeterli nel presente.

  2. Ciao Enrico. Ci mancherebbe, grazie a te. Se vorrai sai che c’è sempre in cantiere quella intervista.

    Su Terzani. D’accordo ma anche all’epoca chi voleva capire aveva già tutti gli elementi per farlo (storia, precedenti esperienze, conoscenza di certe ideologie). Era il ’75, mica il ’17.
    Fai bene a citare Fantasmi, è un libro istruttivo in tutti i sensi. Citiamolo tutto, però…

    Alla prossima 🙂

    Enzo

  3. Scusa gli errori, prima andavo di fretta:)

    Quale srada avrebbe mai potuto prendere la cambogia? Terzani rilevava una situazione inevitabile. I cambogiani che avevano negli occhi le camere di tortura di Tuol Sleng scelsero per un futuro diverso dopo gli interventi vietnamiti ed americani e il dollaro trasmetteva protezione…. i khmer rossi dopo il 1993 hanno orientato i loro interessi verso il traffico di droga e di armi ma non sono mai scomparsi. La violenza di quegli anni seguiva logiche che, con copioni diversi, si é ripetuta instancabile nella storia. I cambogiani hanno pagato la libertá con 10 anni di occupazione vietnamita. Le mine inesplose sul territorio cambogiano sono poco meno di 5 milioni. Credo che la memoria dei killing fields non sia ancora emersa pienamente…quando esploderá forse il mondo si renderá conto di quali e quante furono le efferatezze sotto Pol Pot.
    Nemmeno Mao e la Banda dei Quattro durante la Rivoluzione culturale in Cina raggiunse tanta violenza. Non ci sorprende sapere che, dopo il crollo dei Khmer, i cinesi continuavano a finanziare e a controllare le campagne dove i dollari circolavano di meno.
    L’ironia della sorte vuole che oggi i khmer superstiti, ultra settantacinquenni, si sono arricchiti proprio con quel capitalismo che tanto ostacolavano e che rilevava Terzani.
    Ci aspettiamo una degna punizione per il “fratello numero 2” Nuon Chea e il “mediatore” Khieu Smphan.
    Come si é mai potuto trattare come unterlocutori questi personaggi?……Onu……c’é veramente da chiederselo.Si é perso tempo. Doppiare il modello applicato in Jugoslavia era impossibile a priori

    Mi viene in mente una frase di A.Ghosh corrispondene in Cambogia nel 1991:

    “Il nazionalismo,un tempo concepito come forma di libertá, sta uccideno il mondo”

  4. mi ero perso questo post sul processo…
    che dire, purtroppo devo condividere molte delle critiche: dal 2009 si sono cambiati ben due giudici per le indagini preliminari ed in entrambi i casi si sono scelti candidati qualificati ma non adatti al contesto sociale della cambogia (tedesco e svizzero, che pretendevano di imporre una loro “efficienza” occidentale senza considerare i costumi locali, creando un vero disastro.
    similmente, la corte fa una grandissima attività di outreach, ma evidentemente questa non funziona…. sebbene si invitino i cambogiani ai processi, si vada tra loro a spiegare il lavoro svolto, manca una vera comunicazione. questo senza dubbio dipende anche dall`atteggiamento del governo cambogiano.
    infine, forme di giustizia alternativa sarebbero certo auspicabili. specie perchè nei crimini dei khmer rouge sono coinvolte moltissime persone che la corte non potrà mai perseguire. la TRC sudafricana potrebbe essere un modello, o le gacaca ruandesi (che forse si avvicinano di più al contesto locale) con processi gestiti da “saggi” ed anziani in cui più che condannare si discuta…

  5. si hai ragione, qualcosa di meglio si è fatto in Ruanda (https://crespienrico.wordpress.com/2010/01/23/louise-mushikiwabo-e-il-dimenticato-ruanda/), niente si è fatto in Nepal, male si è fatto in Cambogia. Quando vi è un conflitto, per le vittime, per ristabilire il senso della legge e della giustizia e punire i colpevoli di eccidi bisogna agire in fretta, creare istituzioni locali e non paracadutare, dopo decenni, istituzioni costose, giudici straniri rintronati e ben pagati, cosa che la gente, come in Cambogia, vede come l’ennesimo spreco dei donatori occidentali.

  6. vorrei però frenare gli entusiasmi (anche da me alimentati) sul Ruanda… il Tribunale ha avuto pochissimo impatto sul contesto locale e anche le corti gacaca (ampiamente criticate anche in questo articolo: http://allafrica.com/stories/201206130136.html ) hanno grandi difetti di legalità e tutela degli accusati (non a caso, le loro deposizioni sono assai problematiche per il Tribunale ONU).
    Niente si è fatto in Nepal: malissmo. Queste sono le premesse per futuri scontri, proprio come in Ruanda (le gacaca sono controllate dal partito di governo) ed in Cambogia… il passato non passa.

  7. Si hai ragione, ma, penso, che l’esperimento sia importante e riproducibile per far partecipare le persone dal basso a un processo di giustizia e di conoscenza del diritto. Tanto non è che i grandi Tribunali delle NU, oltre che a piazzare un pò di scrocconi, abbiano concluso molto, e la gente di loro se ne frega o li critica per gli sprechi.

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