Nepal: quando non piacciono le critiche

progetto educativo a Thulo ParselLa storia triste e, per certi versi, vergognosa l’abbiamo raccontata in altri post  (CCS Italia) come abbiamo già raccontato di licenziamenti e minacce  al personale locale per critiche e commenti. Questo l’epilogo del blog di ccsnepal

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2 risposte a “Nepal: quando non piacciono le critiche

  1. Caro Enrico
    quest’ultimo post conferma quanto sia più facile esportare il peggio dei nostri sistemi. Del resto anche alcuni dei “saggi” che, come scritto in altro commento, dovrebbero guidare la ONLUS CCS mi sembra siano rappresentanti minori del peggior sistema politico e i_prenditoriale che s’è apparecchiato un bel tavolo con risorse pubbliche nazionali e locali riciclandosi nelle ultime due repubbliche.

  2. Ciao Serena
    c’è un elemento positivo nelle critiche mosse dagli operatori locali di CCS Nepal (l’organizzazione nepalese) e, forse, anche da questo blog. In Nepal (CCS Italia) sembra che abbiamo cambiato idea riprendendo, come dall’inizio dei progetti, a finanziare le scuole comunitarie invece che, come volevano far, il burocratico e setacciatore Distretto Scolastico. Permangono i miei dubbi sulla loro capacità e voglia di lavorare, sul loro concetto staliniano di partnership, sui costi di gestione, sull’utilizzo di strutture private (amici degli amici) per il progetto sanitario e sull’esclusione degli operatori Tamang a favore di burocrati di alta casta. Comunque meglio che niente e CCS Nepal ha sacrificato il suo blog per garantire interventi, forse, più efficaci alle comunità.
    I “saggi” del CCS Italia sono personaggi tristi (due sono stati membri annuenti del Comitato Direttivo dal 2004), gli altri sono, come tu hai scritto, residui di un gruppo di potere locale (avvocati comunali, prenditori di stato, amici degli amici). Tutti nomi che s’intrecciano nelle trame politico-affaristiche (porto, AMT, Piscine Albaro, broker assicurativi, enti pubblici, giornali) della povera Genova, dai tempi del PSI o DC (ora sparsi trasversalmente per occupare più poltrone). Tutti nomi che si trovano intrecciati nel bel libro del giornalista genovese Marco Preve (Il Partito del cemento). Gente triste che non riesce, anche se quasi ottuagenari, a staccare il culo da poltrone e poltroncine (o quando li cacciano o li trombano diventano matti) e dedicarsi alla famiglia, alle bocce, alla calza o a scrivere/leggere qualche libro. Il potere (sempre ben pagato), anche se di fatto non esercitato per mancanza di tempo, voglia o competenze, gli colma qualche buco interiore. Loro si sentono meglio ma chi ci rimette sono gli utenti o, nel caso della ONLUS, i beneficiari. Gente e sistema in disfacimento, per fortuna.

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