India: le immense elezioni

elezioniindiaSono iniziate le lunghe elezioni indiane (dureranno un mese). Una riga di candidati (1425) si contende i voti di oltre 700 milioni di persone. Una cosa incredibile se pensiamo che dalle ultime (2004) gli elettori sono aumentati di 42 milioni. I maoisti indiani vogliono imporre il boicottaggio e hanno iniziato ad attaccare seggi e polizia nelle regioni nord-orientali dove sono più forti (16 morti). La gente comunque vota e l’affluenza è alta. Nei villaggi ancora i voti si comprano e vendono:  i potenti minacciano e promettono, i poveri gli toccano i piedi e si fanno imporre le mani sulla testa, biglietti da 100 rupie (1,5 euro) bastano a comprare qualche voto. Nelle città i mezzi sono più moderni: la televisione, i divi di Bollywood e i giocatori di cricket.
Dagli amici indiani (delle città) giungono previsioni a favore del Congresso che, malgrado tutto, dà più garanzie alla borghesia urbana per mantenere il paese sulla strada di un rallentato sviluppo (quest’anno si stima solo 5% di crescita del PIL).
Per me l’India è troppo grossa e queste elezioni paurosamente immense. Centinaia di partiti locali (fra i quali sembra emergere come terzo polo di Kumari Mayawati, la donna che ha governato lo stato più grosso dell’India (Uttar Pradesh) e che dirige il partito dei Dalit (gli intoccabili, 20% della popolazione) il Bahujan Samaj Party. In realtà, nelle liste, ci sono più brahmini che Dalit. E la moltitudine di candidati e di dichiarazioni contraddittorie che fanno già presagire l’abituale compravendita (potere e\o soldi) degli eletti.
Al comando dei due gprincipali partiti e delle rispettive coalizioni, due grandi vecchi: Manmohan Singh (Partito del Congresso), 77 anni, attuale capo del governo e Lal Krishna Advani, capo BJP (Bharatya Janata Party) di 81 anni.
Advani era uno dei leader principali della RSS (Rashtriya Swayamsevak Sangh-Forza vVolontaria Nazionale) una delle organizzazioni nazionaliste hindu che generò il BJP, implicata nella morte del Mahatma Gandhi. In tempi più recenti, Advani marciò su Ayodhya nel 1992, contribuendo a scatenare la ” rivoltà hindu” e il massacro di centinaia di musulmani i nel 1992. Non sorprende che ciò preoccupi per le tensioni che si potrebbero creare se a BJP government will make Christians and Muslims feel like second-class citizens.
Poi c’è la Babi Brigade, tanti giovani candidati che vorrebbero rappresentare gli elettori con meno di 35 anni, il 65% della popolazione.
Anche qui, nella marea, saltano fuori come in un film di Bollywood,  il Buono Rahul Gandhi (Congresso) e il Cattivo Varun Gandhi (BJP). Cugini e ultimi rampolli (sui 35 anni) della dinastia iniziata da Nerhu che ha sempre governato, direttamente o indirettamente l’India. Most are Pamela Andersons of politics, cashing in on the oomph factor. ‘Babewatch’ rules. Pamela had silicone in her breasts. Desi Babes have silicone in their brains, scriveva di luesti ragazzotti  un editoriale del Times of India.
Rahul, bello e solare, fa discorsi di estremo populismo sempre ben accettati nella provincia. Varun è finito in galera per aver minacciato i musulmani di distruzione, con il disco sacro di Vishnu, anche qui un po’ di successo fra le alte caste delle campagne, chs stanno perdendo prestigio, potere e ricchezza.
Varun è figlio di Sunjay Gandhi, il figlio prediletto di Indira, gran trafficone, e istigatore del periodo dell’Emergenza (1975) nel quale preparò le liste degli oppositore da imprigionare o ammazzare. Il grande silenzio della democrazia indiana come lo definì V.S. Naipaul. Anche allora l’altro figlio Rajiv (padre di Rahul) rappresentò il Bene, riportando l’India alla normalità, malgrado il matrimonio con Sonia (“la spia del Vaticano” come è definita dagli ultrà Hindu).
Come nei film e nei cicli cosmici indiani, anche qui, nella mondanità delle elezioni tutto si ripete. Sulle note dell’inno del Congresso, ‘Jai ho…” , la canzone del film Slumdog Millionaire, il Congresso si prepara a vincere, assicurano dall’India, anche se, come scrisse lo scrittore indiano Arundhati Roy dopo la vittoria del Congresso nel 2004, But even as we celebrated, we knew that on nuclear bombs, neoliberalism, privatization, censorship, big dams–on every major issue other than overt Hindu nationalism–the victorious Congress Party and the nationalist Bharatiya Janata Party (BJP) have no major ideological differences. Un po’ come ovunque si celebra il rito ottocentesco della democrazia, forse oggi divenuta forma.
Le elezioni indiani sono attese dai politicanti nepalesi: una vittoria del BJP porterebbe a una ripresa dei fragili tentativi monarchici e a un  inasprimento delle tensioni con il governo maoista; la vittoria del  Congresso è vista con speranza dall’opposizione (Congresso e militari) per avere una forte sponda per proporre alternative al governo. In attesa degli eventi tutti vanno in Cina a cercare soldi ed aiuti, si vocifera di un suggerimento di Pechino per unire i due partiti comunisti al potere (maoisti e UML) per giungere a un forte partito comunista sul modello di quello governante in Cina. In Nepal tutto può accadere anche che i militanti dei due partiti smettano di picchiarsi e s’uniscano per il potere. L’avvicinamento con la Cina non è partito, comunque, bene. Il trattato d’amicizia fra i due paesi proposto e inviato in questi giorni da Pechino, ancora parlava di Kingdom of Nepal, suscitando ilarità nei giornali d’opposizione nepalesi. Sicuramente i cinesi preferivano quel tipo di governo, meno incasinato

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3 risposte a “India: le immense elezioni

  1. “i potenti minacciano e promettono, i poveri gli toccano i piedi e si fanno imporre le mani sulla testa, biglietti da 100 rupie (1,5 euro) bastano a comprare qualche voto”

    Come al solito mi permetto un paragone tra noi e il resto del mondo.
    Mi pare che fummo proprio noi (Civilta’ di Roma) a inventare i clientes… cioe’ il voto di scambio dei pezzenti, per il pane e per l’olio.

  2. 3.

    mi preoccupano molto le azioni dei ribelli naxaliti. decisive rappresaglie cosí vicine fomentano il potere maoista piú corrotto. dal 16 aprile Varun gandhi é in libertá, vediamo se sará in grado di non pronunciare discorsi anti musulmani nella campagna elettorale del Pilibhit.
    a quanto pare le scarpe non le prende al volo solo Bush in Iraq, anche Advani del BJP ne ha presa una! lo accusano di essere un “not real strong man”….in italia ce ne sono cosí tanti che dovremmo contattare la valleverde o la geox per punire tutti!!!!

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