Nepal: tensioni e fragilità

con Padre Anthony Sharma, nella chiesa di KathmanduLa crisi si sta risolvendo come scritto in altri posts. Il veterano Madhav Kumar Nepal, (nuovo Primo Ministro)  uno dei maggiori responsabili dello sfascio del paese dal 1990, è riuscito ad assicurare al suo partito (UML- (Unione dei marxisti leninisti) uscito duramente sconfitto dalle elezione un po’ di potere, sicuramente temporaneo. I maoisti sono incazzatisimi e giudicano il governo un fantoccio (puppet) creato con un alchimia politica da “foreign masters”, cioè India e USA.

Non hanno tutti i torti per entrambe le definizioni, il nuovo governo indiano gongola nel vedere i maoisti isolati, le loro velleità verso la Cina stroncate e il possibile appoggio ai maoisti indiani annullato. Inoltre, il loro protetto il Congresso nepalese, malgrado l’assoluta crisi di leadership (ancora comanda il vecchissimo Koirala), riprende l’iniziativa e il comando, strumentalizzando la voglia di potere del Partito comunista moderato (UML), in perenne competizione con i maoisti.

Prachanda ha fatto, come in tutti questi 9 mesi di governo, la figura del somaro. Sputtanato a livello planetario per lo scandalo del sovra-dimensionamento del suo esercito, dei fondi per i combattenti transitati nelle casse del partito (grazie al fancazzismo e incompetenza delle Nazioni Unite), per il suo piacere manifesto per mangiate, belle macchine e prebende non sarà neanche credibile quando il nuovo governo s’insabbierà nelle lotte di potere e nell’incapacità di governare. I maoisti non sono ricordati positivamente per le loro capacità dalla gente del Nepal. Adesso hanno due strade davanti e un opportunità: cercare di co-partecipare al governo e spingere per la soluzione dei problemi del paese o, come sembra, ricostituire un governo alternativo nei villaggi e nelle città, basato sulla violenza e le minacce. Nel primo caso sarebbe un grande merito da spendere nel secondo un ulteriore spinta verso al disgregazione sociale del paese.

Sabato,  il noto Nepal Defence Army (gruppo terroristico hindu)  è ricomparso a Kathmandu facendo esplodere una bomba artigianale nell’unica chiesa cattolica della capitale, sede del nuovo vescovado. Due morti, molti feriti. I due ragazzi rimasti uccisi portano nomi occidentali Patric, Celestina. Erano membri della comunità cattolica che è cresciuta negli ultimi vent’anni, da quando fu costruita la strana chiesa di Jawalakhel, sede dell’attentato. I sacerdoti cattolici hanno, lentamente perché in Nepal era vietato fare proselitismo religioso, costruito scuole, centri d’assistenza, muovendosi come operatori sociali . Del resto il Vaticano è la più grande (e forse più efficace) ONLUS\ONG del mondo. In Nepal, poi, l’essere cattolici è diventata una specie di moda, d’avanzamento sociale e d’occidentalizzazione.

La chiesa ha una stravagante architettura, che compare a sorpresa alla fine di uno stretto vicolo. Mischia stili buddhisti, hinduisti e il cupolone è sovrastato da un immenso angelo con un topi (cappello nepalese). Nel compound funzionava una scuola per bambini abbandonati. Father Antony Sharma (nella foto), da un paio d’anni, nominato vescovo è un simpatico vecchietto nepalese che proviene, però, da Darjeeling il centro dell’intellighenzia della diaspora; chiaramente è un brahmino. Con lui iniziammo a lavorare nel 2003, cooperando per la creazione e il sostegno di una scuola a Chitwan per i bambini Chepang.

Dolore, sconforto e preoccupazione sono i sentimenti dominanti nella comunità cattolica (un paio di migliaia di fedeli) e fra i sacerdoti e missionari. Qualche mese fa, si sospetta, fu ucciso un missionario nell’ovest del Nepal dalla Nepal Defence Army che richiede uno stato hindu, il sanscrito obbligatorio nelle scuole, il divieto di altre religioni. Lo stesso gruppo ha rivendicato, nei mesi scorsi, attentati con vittime nel Terai e a Kathmandu. Legati ai gruppi oltranzisti hindu indiani, mano armata dell’ex re Gyanendra in una strategia della tensione; queste sono le voci che circolano. Dato certo che compaiono nei momenti di crisi politica e contribuiscono a rendere il paese pericolosamente fragile.

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2 risposte a “Nepal: tensioni e fragilità

  1. i maoisti non staranno a guardare. sento già nell’aria odore di scioperi..e manifestazioni. speriamo ci si fermi a questo.
    i cristiani in asia si sono sempre contraddistinti per quello che di questa religione è opinabile: il proselitismo. il fatto che venga compiuto indirettamente è deprorevole..ma certo i metodi di opposizione ad esso non sono da meno.

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