Anche in Mozambico non si scherza

mozambicoSono andato qualche volta in Mozambico dove si respira un aria mista, un po’ europea almeno nelle città. Beira sembra appena uscita dalla guerra (del resto durata ufficialmente fino al 1992) s’aggirano vecchi portoghesi residui dell’impero, poco traffico, strade dissestate. Questi mangiano montagne di verdure bollite (specie patate) nei baretti ex-coloniali, quando possono corrono a Maputo ad ascoltare il fadoVillankulos e Pemba (e le stupende isolette vicine) sono state scoperte dal turismo e i sud-africani hanno costruito belle lodges. Maputo e l’area circostante è stata trainata dallo sviluppo del vicino Sud-Africa e le case sul lungomare fra cui la residenza di Mandela (e, si dice della sua amante) sono state occupate dai burocrati ( e amici) del Frelimo, il movimento marxista (ora convertito al libero mercato) che vinse la guerra. All’opposizione il Renamo, un tempo appoggiato da USA, cinesi e Sud-Africa per constratare la forte spinta sovietica nella regione. Oggi i cinesi sono i veri vincitori: costruiscono strade, sfruttano le risorse minerarie, fanno commerci, danno aiuti vincolati al business. Non solo in Mozambico ma in quasi tutta la regione sub-sahariana.

Fra qualche mese, ad ottobre, le elezioni,  che si faranno, anche qui, in presenza di una strisciante crisi economica. Le esportazioni sono calate del 36% (primo trimestre 2009), specialmente quelle di alluminio la principale, gestita dalla potentissima Mozal (ben messa con il governo, i donatori internazionali e d’origine anglo-australiana). 1000 dipendenti fra i meglio pagati in questa parte di mondo. La Mozal dovrebbe trainare investimenti stranieri in nuovi grossi impianti localizzati nel Beluluane Industrial Park, l’area industriale appena costruita nei pressi della capitale. Lodi e critiche al progetto: scuole, sanità, assistenza sociale sono assicurate ai dipendenti (prossimi per l’intera area a 5000); niente ricadute sulle aziende locali (e , dunque, sullo sviluppo economico diffuso) perché tutti i materiali ed esperti arrivano dal Sud- Africa o dall’estero.

La Mozal è una potenza: l’alluminio pesa per i 2\3 sulle esportazioni mozambicane e copre la metà della crescita del PIL (che nel 2008 è stato un bel 7%). Armando Guebuza (presidente) e il potentissimo e inossidabile Joaquim Chissano guardano con preoccupazione al crollo dell’alluminio, del gas naturale (-50%) e dei prodotti agricoli (cotone, noci, tabacco, legname, -30%) e al coseguente dimezzamento della crescita del PIL (si preannuncia un PIL in crescita per il 2009 solo del 4%), non sufficiente a ridurre la povertà, combattere l’aids (1,5 milioni affetti) e la malaria (5 milioni colpiti), estendere l’educazione nelle aree rurali (2\3 della popolazione) come era nelle intenzioni di governanti e donatori. Aumenta la migrazione verso il Sud Africa e scoppiano disordini con i locali (22 stranietri uccisi nell’ultimo mese).

Quindi, malgrado il naturale sviluppo dell’economia e del mercato: trasporti, comunicazione, conoscenze, reddito, educazione, sanità, permangono elevati gli indicatori di povertà che pongono il paese, malgrado l’enorme sviluppo degli ultimi anni, in fondo alla classifica dei paesi più sfigati: 167 su 179. In teoria, accanto al mercato, avrebbe dovuto agire la gran ghenga della cooperazione internazionale che qui ha riversato fiumi di miliardi e innumerevoli politici (molti dei quali italiani, dato che il Mozambico è il paese che riceve, tramite le ONG, il più alto obolo dalla cooperazione italiana).

Uno spicchio di cosa fanno questi proviene da un collaboratore italiano, che lavorò per 10 anni per CCS Italia (abituale esempio citato dell’inefficienza e cialtroneria delle ONG). Leggiamo cosa mi scrive (la sua mail è disponibile per i malfidenti) e per quei poveretti di Promodigital (spariti dala circolazione dopo le promesse di documentazione) che hanno pubblicizzato questi succhia soldi.

“Sono 3 anni non hanno fatto quasi nulla bel modo di fare cooperazione fanno una o due distribuzioni l’anno 50 o 60 mila meticais. 20 dollari (in Italia raccolgono euro 250 a bambino ndr) circa questo piu o meno l’aiuto che riceve un bambino all’anno. Tempo fa c’erano qui degli ispettori (i perdigiorno della teorica, ma costosa certificazione di qualità ndr) per vedere se tutto era in regola hanno dichiarato che tutto era perfetto chissa a chi hanno chiesto informazioni forse in qualche hotel a 5 stelle a Maputo. comunque questa è la cooperazione che fa il CCS (Centro Cooperazione Sviluppo ONLUS) qui in Mozambico”.

Questa mail fa mucchio con quelle provenienti dal Nepal e con l’incredibile storia dei Boat INGO People dalla Cambogia (progetti per favorire l’ammortizzamento di barche dei cooperanti come si legge). Per farci qualche altra risata aspettiamo il bilancio, che per vergogna forse, quest’anno è stranamente in ritardo.

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4 risposte a “Anche in Mozambico non si scherza

  1. Ciao Enrico
    ho letto il tuo post e in effetti in quell’organizzazione ne succedono di tutti i colori. Ho lavorato per qualche tempo in Cambogia e ho ricevuto pessime notizie su alcuni espatriati del CCS. Ma oltre a questo, guardando sul loro sito, ci sono cose incredibili. Cercano di farsi finanziare un progetto per costruire una scuola a Khor Bai (Cambogia) con dei costi spropositati per il paese: un serbatoio per l’acqua 500 euro, una classe euro 7000. Mi ricordo che un due anni fà una pompa elettrica costava USD 40, una tanka grossa per l’acqua USD 90, le uniformi scolastiche per i bambini USD 4. In Cambogia il reddito pro-capite è di circa USD 600 per cui ci vorrebbe 1 anno di lavoro solo per comprare il serbatoio dell’acqua. Probabilmente i costi proposti ai sostenitori del CCS per questo progetto includono spese per funzionari italiani, consulenze varie, spese di gestione, certificazioni (specchietto epr le allodole), e via discorrendo. Anche qui il rapporto fra investimenti (donazioni) e risultati (per i beneficiari) è simile alle peggiori aziende statali. Forse per questo il loro bilancio, tarda ad arrivare (di norma è pubblicato a giugno).

  2. Grazie Serena per le informazioni.
    Io posso aggiungere che in Nepal costruivamo una scuola (progetto disponibile e redatto da una società esterna) con servizi, aula professori, tanke d’acqua, banchi, 5 classi, etc. con euro 18.000. Più o meno i costi delle costruzioni, redditi e condizioni economiche sono simili in Cambogia, dove invece il CCS chiede ai sostenitori euro 46.000. La banda che lo gestisce se la ride alla faccia dei bambini. Meglio farsi delle gite in barca.

  3. Purtroppo la CCS non è l’unica, oramai la maggioranza delle ong italiane segue logiche mafiose e malavitose.

    Da anni cerco di creare un gruppo di coraggiosi onesti che denuncino le malefatte delle ong, un osservatorio della legalità, ma i coraggiosi sono pochissimi.

    Un caro saluto

    Oreste

  4. Caro Enrico,
    da parecchio tempo cerco di riunire le testimonianze sulle malefatte delle ong italiane, personalmente ne ho viste e combattute parecchie. Le prime lotte risalgono al 1988.
    Purtroppo il lavoro di raccolta si scontra con il timore degli operatori di essere oggetto di ostracismo.
    Sto continuando la mia ricerca, se sei interessato, vedi i miei contatti nel formulario, nel caso non ti pervenissero puoi contattarmi dal mio sito:
    http://oreste.parlatano.org
    Ciao

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