Africa in movimento

poorTorno dall’Africa con un po’ d’ottimismo. Giro breve, niente di approfondito ma quando si va in un paese (o in un continente) si respira l’aria, si sente il sottofondo fatto di persone e cose. Poi si legge e si cerca d’informarsi. Alcuni paesi hanno ridotto (quasi dimezzandola) la percentuale di affetti da HIV (Malawi Tanzania). Nel dimenticato Gabon (perso nell’Africa occidentale) il presidente Omar Bongo (nome da favola) è rieletto e, malgrado qualche critica, senza violenze. In Kenya stanno lanciando telefonini a ricarica solare. Il Mozambico resiste, malgrado un sistema finanziario inefficiente, con tassi di crescita asiatici (+7%) e sta scoprendo (per venderlo) ingenti riserve di carbone che potranno assicurare redditi enormi per il paese.

Domanda ovvia, che si pongono anche in Ghana, quanto resterà per la gente comune e quando verrà incamerato dai potenti locali? I Ghanesi are also not excited because years of gold, diamond, cocoa, timber and other mineral exports has not brought any benefit to them rather they are still wallowing in chronic poverty with no access to water, healthcare, education, electricity with transport and other infrastructures crumbling. The question is will the people benefit from the oil if they could not benefit from gold and other minerals? Is there any guarantee that the people will benefit from the oil proceeds when it begins to flow in 2010? C’è da dire che in Angola, Gabon, Equatorial Guinea, Libia, Algeria, Sud Africa e anche in Mozambico (con alluminio) il drenaggio fatto dai governanti dei profitti ha, comunque, permesso che un minimo di ricchezza si diffondesse fra la gente comune, in forma ineguale e parziale ma questi sono fra i paesi con gli indici di sviluppo (e, dunque, di servizi) migliori dell’Africa.

La stessa domanda se la pone la donna nella fotografia, simile a migliaia di altre che compaiono sulle brochure delle varie agenzie e INGOs. Does she look like someone whose government has received billions of dollars in loans and grants from the World Bank or the IMF? Does she look like someone who has received financial or material help from US, Japan, Germany, Britain, France or Italy? Does she look like someone whose government receives billions of dollars in revenue from gold, oil, gas, coltan, diamond, timber, cocoa, cotton, tea, coffee, bauxite and uranium every year? Scrive Lord Aikins Adusei , critico giornalista africano.

Tutto vero ma sarà per la stagione buona e fresca ma la gente, almeno nelle città e nelle zone di costa (con più opportunità) sembra muoversi con speranza. Qualche amico africano segnala che, malgrado i drammi del continente tutt’ora aperti, il credit crunch che ha appassito le economie occidentali qui non si è sentito (anche per la povertà delle economie) a parte in Nigeria dove è scoppiato un bello scandalo bancario (con le solite implicazioni con i manovratori occidentali). Non sentendo la botta si sta proseguendo con lentezza, sussulti e rallentamenti verso un generale miglioramento delle economie e, dunque, delle condizioni primarie di vita. Gli Africani sono ormai 1 miliardo, in 2050, the African continent is expected to have 349 million youths, or 29 per cent of the world’s total, a notable rise from the nine per cent of the world’s youth in 1950. Forse, anche questo dato, tanti giovani in giro dà un immagine di speranza. Da qui un po’ di ottimismo malgrado anche in Africa, le piogge sono state scarse e i Masai del Kenia e della Tanzania sono dovuti andare a prendere qualche soldo per le famiglie (anche qui lasciate nei villaggi) negli hotels del Kenia o di Zanzibar a fare i guardiani. Ci sono i disastri non risolti, proprio dove è più attiva la cooperazione internazionale e i soldi (per i funzionari) scorrono a fiumi. 300.000 profughi somali che marciscono nei campi, il sud del Sudan dove migliaia di soldati delle Nazioni Unite, e altrettanti di funzionari di tutte le organizzazioni non riescono a fermare qualche banda di banditi che massacra donne e bambini. I jeepponi e gli alberghi costruiti in Mauritania per ospitare le bande di espatriati spediti lì a far carriera e soldi e per salvare qualche Tuareg che se la cava meglio da solo

Infatti è proprio questo il concetto, gli africani se la cavano meglio da soli, quando riescono a far funzionare il mercato e svicolare fra le mafie e i corrotti che li governano, spesso con l’appoggio della cooperazione internazionale. Esempio il capoccione Mugabe nello Zimbabwe che dopo aver fatto sparire USD 1 miliardo d’aiuti internazionali dalle casse statali e ridotto il paese in fallimento, riceve ulteriori USD 400 milioni dalla Banca Mondiale; il menzionato Omar Bongo che risulta possedere 70 conti bancari, 59 case di lusso e 18 macchine in Francia (che lo appoggia) o l’altro, Denis Sassou Nguesso del Congo che ha aperto 122 conti e possiede 24 ville in Francia e Svizzera. E via discorrendo.

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