Nepal: continua a piovere e la gente muore

angkorIn effetti qualcosa nel clima sta cambiando e provocando disastri. Nessuno sa se è un fenomeno temporaneo o duraturo ma il monsone fa le bizze. E, quando le fa, le conseguenze sono pesanti per la gente che è costretta a dipendere dalla sua erraticità. E sono, qualche miliardo di persone di tutti i paesi dell’Asia.

Le feste celebrate o da fare per propiziarlo e, adesso, per ringraziarlo alla sua fine,  come il Water Festival in Cambogia o il Dashain in Nepal sono state fatte, ma il monsone, quest’anno, ha fatto lo strano.

Siem Reap (e i magnifici templi di Angkor) è stata allagata dopo una settimana di piogge in Cambogia e anche in Nepal si contano danni e vittime.

Qui il monsone dovrebbe essere finito ma le piogge continuano nelle regioni occidentali. Per i turisti è un disastro poiché l’area dell’Annapurna (Manang, Gandaki, Dhaulagiri) sono sottoposti a piogge torrenziali, con frane e straripamento di fiumi. L’aeroporto di Pokhara è stato chiuso dopo 20 cm. di pioggia in una botta sola. Ma il peggio è accaduto più a occidente (distretti di Dadeldhura, Doti, Baitadi e Kailali) dove, oltre ai danni, ci sono state un cinquantina di vittima e migliaia di rifugiati. Quest’anno il monsone è arrivato in ritardo (creando problemi all’agricoltura) e le piogge attuali, inutile per i raccolti, hanno rimesso in evidenza la fragilità dell’ecosistema himalayano e i danni causati dall’uomo e dalla povertà.

Nessun intervento decisivo per bloccare la deforestazione e sostituire il legno con altri materiali utili per le costruzioni, la cottura dei cibi, l’alimentazione degli animali, la cremazione dei cadaveri. Niente per rimpiazzare gli alberi tagliati.

Nessun intervento per bloccare la migrazione che ha lasciato incolte e senza cura colline e montagne con interventi su reddito dei contadini dei villaggi, servizi sociali, scolastici e sanitari che rendessero redditi, speranze e qualità della vita superiori nei villaggi che nelle baracche di Doha.

Nessuno intervento strutturale per il controllo delle acque per evitare disastri ecologici e umani (frane straripamenti dei fiumi) e assicurare irrigazione ai campi tutto l’anno.

Nessun intervento (se non chiacchiere e reports finti) per mappare le zone più colpite da frane e straripamenti (che sono poi sempre le stesse) e mettere in pratica la tanto citata (dalle organizzazioni internazionali) disaster preparedness .

Nessun piano per agire nelle emergenze per salvare le vite, assicurare cibo e acqua potabile. Eppure anche qui sono sprecati convegni, incontri, stanziamenti di fondi.

Niente di nuovo, mi direte dall’Italia, guarda cosa succede qui.

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