Il Chhat in Nepal: sole e acqua da ringraziare

tramonto sulle colline del nepal Oggi al tramonto finisce il festival del Chhat festeggiato da gran parte degli abitanti hinduisti dell’India settentrionale e dagli abitanti del Terai nepalese. Donne vestite con il sari e uomini cosparsi solo di polvere gialla e rossa si lavano nei fiumi all’alba e al tramonto. Vogliono ringraziare Surya, Vishnu, il Sole prima che vada a riposare per i mesi dell’inverno. Anche a Kathmandu i molti Madhesi migrati vanno al fiume (il putrido Bagmati) o nelle sacra piscina di Rani Pokhari, aperta per l’occasione. La festa dura sei giorni, inizia il sesto giorno del sesto mese Kartik (secondo il calendario lunare).

Stasera al tramonto la festa finisce con l’ultima mangiata vegetariana di thekuwa, banane, canna da zucchero e altri dolci d’origine indiana. Come il buonissimo kheer (budino di riso). Acqua e sole meritano questi festeggiamenti e la devozione della gente del Terai. Mi raccontano dal Nepal che le giornate di festività (Dashain, Tihar, Chhat) sono costate più del doppio dello scorso anno. Solo per il Chhat l’anno scorso si spendeva circa Rs. 800 ques’anno per comprare le cose necessarie per le puja e per i pasti si è speso più di 2.000 rupie. Lo zenzero costava Rs. 30 al Kg. oggi costa 160; un limone costava Rs. 2 oggi 10. Tutto sta aumentando, conclude sconsolato l’amico, tranne i guadagni.

Offerte, preghiere dirette a propiziare gli elementi vitali, il sole e l’acqua dovrebbero aumentare anche nella più mondana e moderna Kathmandu. Il sole è offuscato dallo smog perenne che aleggia sulla Valle, bronchiti, asma, TBC sono le malattie più diffuse. Quello che si coltiva è ammorbato dal piombo e dalla polvere delle automobili. La vita per i pedoni è difficile fra cumuli di spazzatura, pochi e diroccati marciapiedi, file di venditori accovacciati, macchine, camion, tempu che pretendono la precedenza.

Timidamente, dopo decenni d’inutili discorsi e convegni, s’è presa l’iniziativa di bloccare una parte di Thamel (un area di soli 100 metri quadri da Kathmandu Guest House Chowk Narasingha Chowk, nella speranza di felicitare qualche turista) al transito di ogni veicolo ( vehicle-free zone) dal 1 novembre. Il sogno, molti anni fa, era che tutto il cuore vecchio della città (da Thamel, passando per Asan Tole da un lato e Chetrapati dall’altro, fino alla Piazza inclusa) fosse chiuso al traffico veicolare. Solo risciò e portatori avrebbero potuto muoversi nella città medioevale, portando merci e passeggeri (aumentando così il loro reddito). Il sogno prevedeva che le vecchie case fossero ristrutturate con i criteri del passato e magari i lavori finanziati con tasse agevolati da una dei molti donatori internazionali (UNESCO, UNDP) che buttano via i soldi in progetti inutili o non completati. Un sogno che poteva rendere un sacco di soldi, diminuire l’inquinamento della Valle, iniziare una regolazione urbanistica, mantenere il turismo. Salvare la Firenze d’Asia ( come era una volta chiamata Kathmandu) doveva essere uno degli obiettivi degli strateghi dello sviluppo nepalese. Niente si è fatto.

L’acqua è un altro problema mica da ridere. Da aprile-maggio (fine stagione secca) manca in tutta la parte meridionale della Valle, non è potabile e solo il 30% degli alloggi ha acqua corrente. Anche qui le hanno provate tutte, investito fior di milioni di euro, impiegati centinaia di consulenti stranieri, privatizzato, ma il problema è rimasto. La grande diga della Mid- Marsyangdy (fa il paio con quella del Gandaki dove c’era dentro anche la potentissima e protetta Impregilo), finanziata dai tedeschi, è costata più del doppio di quanto previsto, per dire come gira il mondo. Adesso sulla graticola è rimasto qualche funzionario nepalese.

Ma il problemino d’affrontare sembrerebbe, ora, quello del progressivo esaurimento dei depositi d’acqua sotterranei della Valle, ricordo dei tempi mitici in cui Kathmandu era una grande lago con al centro il Buddha Primordiale, sotto forma di loto. Il Boddhisattva Manjustri con il suo spadone aprì una breccia, le acque defluirono dalle gole meridionali di Chobar e si formò l’isola di Swayambunath, finalmente visitabile dai fedeli. Quanto rimane del lago s’esaurirà, secondo un recente studio, fra meno di 100 anni aggravando i problemi idrici della città. Del resto, per rimanere nell’ecosistema fragile e violentato del Nepal anche le tigri stanno scomparendo dalle giungle del Terai, se ne contano meno di 100 esemplari.

I politici che fanno? Hanno ripreso a litigare nell’eterno tira e molla fra partiti di governo e maoisti. Qualche scontro fra opposte fazioni qua e là. Un po’ di ruberie e mafie dei giovani maoisti sempre più fuori controllo. La situazione si rifà tesa.  Ci manca solo qualche escorts, trans e ipocrisia.

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6 risposte a “Il Chhat in Nepal: sole e acqua da ringraziare

  1. Caro Enrico, spero che le spese per i vari Festival non si riferiscano a nuclei familiari….2000 rupie sono tantissime! Le famiglie che conosco hanno un reddito mensile di scarse 5000 rupie! I prezzi sono aumentati molto da come leggo.
    Una Thamel senza macchine sarebbe fantascienza!
    Sai, mi sono sempre chiesta cosa ci trovino gli occidentali in quel quartiere. Ci sono persone che sono state in Nepal e non hanno mai visto Durbar square o Patan…ma hanno passato 3 giorni, dico 3giorni, a Thamel a comprare paccottaglia cinese nei bazar.
    Credo che del Buddha primordiale siano rimasti i suoi capelli, tradizionalmente le scimmie che circolano.
    Ho letto che Prachanda ha minacciato una “campagna di distruzione” se il partito comunista non sarà riammesso al governo. Non tira dunque una buona aria da quelle parti.

  2. Ciao Sonia
    in effetti per chi non è garantito (personale ONG e Nazioni Unite più qualche azienda multinazionale) la vita è difficile in Nepal. In più la situazione è destinata ad incasinarsi. Prachanda ha dichiarato 15 giorni d’agitazione nelle piazze e i giovani maoisti ne faranno delle belle. A meno che i partiti di governo non cedano parte del potere e la testa del Presidente della Repubblica, Già un pò di pietre sono volate sulla macchina dell’esponente del Congresso Deupa. Intanto l’est Nepal è bloccato dallo sciopero dei Limbu, l’etnia locale che vuole autonomia. Butta male.

  3. Mi pare di capire che i maoisti in fermento i questi giorni accusino direttamente ed ennesimamente Yadav. Povero Yadav, a volte mi fa pensare al buon vecchio Napolitano. Che ruolo gramo quello del presidente della Repubblica. Mi chiedo a che punto saranno mai i lavori per la costituente nepalese. qualcosa mi dice che siamo abbastanza fermi. Ne l frattempo mi pare che il bisogno primario sia quello di aumentare la percentuale di armi nell’esercito. I maoisti, dal canto loro, riprendendo le estorsioni a nastro, incamerano a loro volta denaro da utilizzare non certo per Dashain, Tihar e Chhat….
    Armi il governo, armi i maoisti fuori….che si stia preparando qualcosa? qualcosa con uno scenario che in Nepal è stato decennale?

  4. Bè Yadav non è certo un santo, un pò meno imbalsamato del nostro Napolitano comunque. Lui ha lavorato per favorire la sua fazione politica (il Congresso) e l’esercito che lo appoggia. Per questo i maoisti sono un pò incazzati ma, come detto il altri posts, anche loro non sono dei premi Nobel. In questo casino chi ci rimette, come ovunque, è la gente comune schiacciata da prezzi incontrollati, speculazione, mancanza di benzina, gas, manifestazioni e blocchi. In sintesi senza un governo. Della costituzione, comunque un pezzo di carta, non se ne parla più. Adesso tutti pensano a spartirsi i soldi delle organizzazioni internazionali (World Bank ha stanziato qualche centinaia di migliaia di euro per costruire strade quando quelle esistenti sono a pezzi) e i posti di potere. Chi è escluso, vedi Prachanda e i suoi boys, s’incazza.

  5. Si è conclusa a Milano con un accordo la causa fra Impregilo e la NEA (l’ente governativo nepalese per la produzione e distribuzione d’energia). Alla fine la NEA ha riconosciuto l’aumento di costi per USD 8,5 milioni richiesti dalla società italiana per la costruzione dellì’impianto idroelettrico della Kandaki.
    Una vicenda poco chiara su cui tanti e dappertutto hanno avuto i loro benefici. A rimetterci, adesso, i contribuenti nepalesi.

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