Tutti sull’Everest e di corsa

 Infine partono, un gruppone di 109 ministri e funzionari saliranno (in elicottero) sui 5500 metri di Kala Pattar, lo splendido balcone (pianoro) sul gruppo dell’Everest. Il posto fa piangere per la sua bellezza, circondato da Pumori, Lothse, Nuptse che nascondono il triangolo del Sagarmatha. Una corona di montagne. Sotto, i rifugi di Gorakshep, appoggiati, fra banchi di sabbia, sul pietroso ghiacciaio del Ronbuk. In fondo il Campo Base.

Questo è l’ambiente, freddo e con poco ossigeno (si calcola 1\3 in meno rispetto a Kathmandu), speriamo che nessun dei grandi vecchi ci lasci la pelle. Il percorso prevede Lukla (aeroporto), Tyangboche (monastero e acclimatamento) e infine tutti sul pianoro per poco più di 10 minuti. Lo stesso percorso che i trekkers fanno a piedi in più o meno 5 giorni. Sarà un bel via vai di elicotteri (ogni volo non potrà portare più di 6 persone) che non aiuteranno l’ecosistema che si vuole difendere. L’idea è venuta quando, nello scorso ottobre, una parte (i più sportivi) del governo maldiviano fece un consiglio dei ministri sott’acqua per sensibilizzare sul progressivo annacquamento delle isole. Così il presidente Mohamed Nasheed è stato nominato da Time, “Eroe dell’Ambiente 2009”. Meglio che niente, due guide sherpa, hanno vinto il Climate-for-Life ambassadors del WWF (Apa Sherpa e Dawa Steven Sherpa).

Tornando al viaggio sull’Everest lo organizza un amico, Suman Pandey, ben introdotto tour operator nepalese (qualche italiano magari l’ha conosciuto per le sue frequentazione al BIT di Milano) ed ex-presidente della potente Trekking Agencies Association. Lui dispone di qualche elicottero e di ottime conoscenze per cui sarà uno dei beneficiari degli oltre euro 100.000 spesi nell’operazione. L’obiettivo primario è sensibilizzare i donatori perché investano nel nuovo business del climate change, come ha già fatto la cooperazione inglese (DFID) con un versamento di 50 milioni di sterline. Obiettivi secondari, come descritto, fra le righe dal Tourism Board, fare un po’ di pubblicità all’industria turistica in lenta ripresa. Infine, tanto che ci siamo, ricordare il Nepal nel prossimo vertice mondiale sul clima di Copenaghen. Quello che penso io (e tanti nepalesi) è che l’operazione sia la solita buffonata dei politici.

Tanto il paese si sta sfaldando se il governo non scenderà a patti con i maoisti che hanno proclamato dal 10 dicembre sciopero nazionale e proclamazione di regioni autonome. Quindi sarà difficile intervenire su qualsiasi, dei molti e vitali, problemi sul tappeto. Se ciò accadrà il paese si ri-bloccherà e con esso sviluppo, interventi ecologici e tutto il resto. Nella pratica, malgrado discorsi e piani, Kathmandu è di nuovo in shortage d’acqua, benzina e gas per i l riscaldamento (almeno proteggiamo così il clima), e la spazzatura diventa incontrollabile. Anche il sacro fiume Bagmati non riesce più a contenerla e , come sempre, con poca acqua diventa una grande fogna a cielo aperto. Le macchine e i bus riempono la Valle di smog. Neanche si riesce a chiudere il centro storico. Tutti argomenti da decenni al centro del dibattito fra ONG, UN e politici senza risolvere un fico secco. Se invece di parlare del clima globale s’iniziasse a fare interventi concreti su queste questioni magari, qualcosa, inizierebbe a migliorare.

Certo i ghiacciai diminuiscono, il monsone è sempre più erratico e sega i raccolti agricoli, i fiumi straripano durante i monsoni;  ma, anche qui, nelle campagne non si fanno piccoli interventi (dighe, sistemi d’irrigazione, argini, pozzi) che potrebbero beneficiare l’ecosistema e chi ci vive e ci campa. Anche perché le conseguenze dei mutamenti climatici colpiscono, duramente, persone già al limite della sopravvivenza. E’ il caso delle vittime dello straripamento del Saptakoshi (come tutte le altre) che da decenni attendono qualche aiuto dopo che il fiume ha portato via terra e case e ora hanno bloccato i lavori di ripristino degli argini. Speculazione, povertà, corruzione spiegano perché nelle foreste del Terai sono aumentati i tagli illegali di legno pregiato (e no) e il contrabbando verso l’India degli alberi di sakhu (utilizzato per le costruzioni). Tutto in cocca con le autorità locali (magari finanziate da qualche donatore per piantarli); nei villaggi (anche dove le comunità funzionano per controllarne l’utilizzo) è sempre la legna il principale combustibile. I rinoceronti sono accoppati e venduti ai cinesi, in montagna si costruiscono strade, spesso inutili e dannose per il business del turismo, nessuno controlla, gestisce l’impatto dei trekkers ed alpinisti  (inquinamento, combustibile, cibo, plastica ) sull’ecosistema. Anche su questi temi si parla e scrive, da decenni, ma nulla si fa.

Quindi tutti a Copenaghen (summit sul clima dal 7 al 18 dicembre) a parlare e a leggere rapporti e statistiche ( già sentite a Bangkok). Rimane il fatto che i paesi ricchi (che non possono rinunciare ai consumi) e i paesi poveri (che vogliono diventare ricchi e dunque produrre) non riusciranno a trovare piattaforme comuni. Se non The “cap-and-trade” schemes, which allow countries to trade allowances and permits for emitting carbon dioxide, are “fundamentally wrong” and compare to “indulgences, come scrivono molti scienziati che ritengono le uniche proposte valutate nei lavori preparatori inutili perché inefficaci. Proprio sull’Himalaya comparve, nei mesi scorsi, un enorme nuvola di smog made in Cina, paese che ha superato gli USA nella produzione, anche, biossido di carbonio (il 24% della produzione mondiale, USA 22%). Anche l’India contribuisce, per adesso, con solo l’8%. Un’ipotesi avanzata da alcuni scienziati è che con questo ritmo (destinato ad aumentare) nel 2050 vivremo tutti più al caldo (+2 gradi).

I ricchi, dappertutto, aumenteranno la potenza dei condizionatori, i poveri avranno a che fare con raccolti più bassi, qualche inondazione, un po’ di siccità. Anche i paesi neo-globalizzati e dirigenti futuri del pianeta hanno imparato che, nella politica, bisogna fare grandi proclami per poi non fare nulla. E, infatti, l’India dichiara che sta preparando una normativa per elevare fuel efficiency standards, an increase in solar and wind energy. L’idea è di raggiungere il 5% dei bisogni energetici (che salgono annualmente del 10). Questo è l’impegno ma non accetterà nessun taglio imposto a livello internazionale. Uguale la Cina, che ha promesso un bel 15% (entro il 2020) di produzione d’energia rinnovabile, più o meno pari alla crescita dei bisogni energetici annui. Cioè tutto come prima, ma basta vedere i fumi dei carburanti delle macchine e dei bus indiani, nepalesi e cinesi per capire che anche nel piccolo (controllo benzina adulterata, obbligo di marmitte antinquinanti, gestione del traffico, mezzi pubblici), le dichiarazione udite nel pre-Copenaghen resteranno lì.

Qualche speranza c’è la dà il mercato. Case automobilistiche, elettriche, etc. devono rinnovare produzioni e smuovere il mercato. Il risparmio energetico (spinto dai governi per le stesse ragioni) può essere un nuovo strumento di marketing. Se la pubblicità e i condizionamenti muoveranno il consumatore in questa direzione sarà un buon business per i produttori (si rinnoverà il parco macchine) ma anche per il pianeta.

Altra ipotesi sarebbe, come dicono in molti, iniziare a smettere di correre e rallentare, ma nessuno ne ha voglia e neanche ce lo lasciano fare. Rallentare per se stessi e il pianeta è esattamente l’opposto di quanto stanno facendo i politici nepalesi, che invece di una bella e salutare camminata volano lassù in elicottero. Si perdono, fra l’altro, una grande e faticosa gioia.

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2 risposte a “Tutti sull’Everest e di corsa

  1. il clima si..considerando l’inquinamento della valle e i problemi idrici.ma adesso politicamente la siuazione é pesante. surya mi parla di un blocco del paese da domani.stanno scappando tutti verso i villaggi. tu ne sai qualcosa?

  2. Ciao Sonia, come sempre la situazione è fluida. Un incontro fra il primo miinistro Nepal e il Pushpa Dahal (il maoista Prachanda) sembra aver fatto riprendere il dialogo. Tant’è che i maoisti hanno ritirato lo sciopero generale che avrebbe paralizzato il paese. Rimangono chiuse le scuole e tesa la situazione a Kailali (estremo west) dopo gli scontri con la polizia e 6 morti. Il Primo Ministro scenderà in India per valutare una soluzione che non può prescindere da un coinvolgimento dei maoisti nel governo (in forme diverse) o nelle decisioni strategiche per la nuova costituzione. Io sono sempre ottimista (nel gran marasma generale).

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