Nepal, in bilico

Dopo sei giorni, lo sciopero è finito per “the difficulty caused to the ordinary people, and also in view of the conspiracy hatched by this government to instigate violence” hanno dichiarato i leaders maoisti. La rivolta anti-governo non è scoppiata, anzi la gente ha iniziato a randellare i quadri maoisti e gli hard-liners del partito hanno dovuto parzialmente ritirarsi. 

I maoisti non hanno retto al progressivo scontento ( a qualche scontro come a Patan ieri e in altre parti del paese) della gente che vuole vivere e lavorare. La situazione stava, come ovvio, peggiorando ma, per fortuna e saggiamente, il governo (forze armate) è rimasto fermo. I maoisti escono parzialmente sconfitti dalla prova di forza e continueranno, con manifestazioni di massa, a premere sul governo, la tensione permane alta,  riprenderanno le trattative ed è mia opinione che giungeranno a qualche risultato pasticciato con le dimissioni del frastornato Primo Ministro.

 Il paese è stremato e non ci sono segnali di stabilità, con qualsiasi soluzione. Anche i cinesi se ne sono accorti e, evento raro, hanno rilasciato (portavoce ministero degli esteri Jiyang Yu) una breve dichiarazione sul progressivo deterioramento della situazione. Ipotesi:  vogliono, lentamente, inserirsi in un area considerata di sostanziale influenza indiana. Le loro preoccupazioni sono rivolte al Tibet (Nepal come centro di destabilizzazione e agli investimenti che stanno facendo a Kathmandu) ma anche a cercare di ritagliarsi un ruolo nella gestione internazionale della crisi e rischio default del Nepal.

A Kathmandu la gente se ne impippa. Il problema più grave sta diventando quello dell’ordine pubblico che scatena ira e violenze come nei pressi di Patan dove due giovani sono stati accusati, malmenati e protetti dalla polizia perché accusati di aver rapito due bambini. Rapimenti random (si porta via il bambino e si chiede un riscatto in giornata) che sono diventati endemici nella capitale. La mancanza di sicurezza e legalità (governo e polizia colassati da anni) ha inghiottito gran parte del Terai e le aree metropolitane. Bande d’indiani salgono da sud, disperati nepalesi che non riescono a migrare, ex-combattenti maoisti marginalizzati, giovani senza speranze sono la manovalanza di mafie nazionali ed internazionali.

Eppure il Nepal era, fino a una 15na di anni fa, un paese tranquillo, sorridente, pacifico. Ogni tanto, il sabato sera, scoppiava qualche rissone fra ubriachi, qualche giramento di Kukri (il coltellone nepalese) per gelosia o prestiti non resi. La violenza e la criminalità era tutta qui. Il conflitto ha rotto tutto, specie: patti sociali, culturali, religiosi. Una tristezza.

Infine, organizzare scioperi e manifestazioni, tenere operativi attivisti, spostare gente in bus costa un mare di soldi e, dunque, ecco riprendere in grande stile le richieste di “donazioni” da parte di maoisti, un colpo ulteriore a chi cerca d’investire e lavorare in Nepal. Per concludere ho letto un editoriale del direttore di Republica (giornale nepalese, non la merda italiana) di grande ottimismo. In sintesi scrive: i maoisti, bloccando lo sciopero, hanno dimostrato di essere diventati un partito democratico forced by the people to retreat, the Maoists will find it hard in future to think of uprising as an option for getting into power. I partiti di governo devono tenerne conto: è un cambiamento decisivo. Speriamo e teniamo conto che i maoisti rappresentano pur sempre il 35% degli elettori. Un refolo di speranza per rispondere ai commenti del post precedente.

Parafrasando Einstein: La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. In Nepal hanno messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni… e nessuno sa il perché.

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Una risposta a “Nepal, in bilico

  1. Ciao a tutti
    Vi giro la notizia che swissinfo dà sulla situazione ad oggi in Nepal…alla fine niente di nuovo nel mese di maggio?

    Nepal: appello Onu per salvare processo pace

    Le Nazioni Unite sono “seriamente” preoccupate per lo stallo politico in Nepal che potrebbe far deragliare il processo di pace con i maoisti. Stasera alla mezzanotte scade il mandato dell’Assemblea costituente e se i partiti non voteranno la sua estensione, il paese entra di fatto in un limbo legislativo.

    In un comunicato dal Palazzo di vetro, il segretario generale Ban Ki-moon ha rivolto un appello ai gruppi politici perché “ritrovino la loro unità” in modo da “salvare l’Assemblea costituente e il processo di pace ponendo al primo posto l’interesse nazionale”.

    Finora sono falliti tutti i tentativi di trovare un compromesso per evitare lo scioglimento. In una riunione, stamattina, i due principali partiti di governo, i comunisti del Cpn-Ulm e il Congresso nepalese, hanno lanciato un ultimo richiamo agli ex ribelli maoisti che rappresentano la principale forza nell’assemblea costituente creata nel 2008 e incaricata di scrivere una nuova carta costituzionale entro il 28 maggio 2010.

    Il partito maoista all’opposizione, guidato da Pushpa Kamal Dahal, l’ex capo ribelle conosciuto come Prachanda, rimane però fermo sulla sua posizione. I maoisti chiedono le dimissioni del premier Madhav Kumar Nepal come condizione per estendere il mandato dell’assemblea.

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