Sapore d’antico a Kathmandu: Bryan Adams e bandiere rosse

Per la prima volta un artista internazionale ha suonato a Kathmandu riempendo il Dasharath Stadium (19 febbraio). Fino ad ora gli amanti della musica rock dovevano andare in India a vedere qualche raro concerto. “Bryan Adams Visited Nepal – So can YOU!” queste magliette erano vendute a Thamel per cercare d’inquadrare il concerto nelle manifestazione per l’anno del Turismo 2011, non c’entrava molto in realtà. Per favorire il turismo sarebbe stato meglio abbassare il costo e allungare la durata dei visti, diminuire i costi dei permessi per le aree protette (Dolpo, Mustang), essere più accoglienti, insomma. Infatti i primi due mesi di flussi non sono un granché.

Il concerto è stato però un successone di cui s’è parlato un mese prima e si continua a parlarne. Il canadese Bryan Adams e il suo gruppo (che non mi sembra più in gran voga in occidente) ha raccolto giovani da tutto il Nepal, ha ricevuto una strepistosa accoglienza, applausi, deliri da superstar. Il costo del biglietto (nrs. 6000\euro60) equivale alla metà di uno stipendio mensile di un insegnante ma non è stato un limite all’afflusso di persone, oltre 18.000 che hanno osannato il cantante. Lui non è stato da meno: ha cantato e suonato per oltre due ore, s’è fatto coinvolgere dall’entusiasmo del pubblico, ha lodato il paese che l’ha ospitato, ha suonato con abilità l’armonica in Im ready e tutti si augurano che sia l’inizio di una stagione di concerti di stars internazionali in Nepal. Tutto un po’ sorprendente, come mi racconta un giovane amico, visto che il più noto successo di Adams, The summer of 69, è stata scritto 15 anni orsono.

Una grande festa, comunque, che ha fatto risaltare due elementi del nuovo Nepal già segnalati in questo blog. Il primo:  la moda della musica e del ballo occidentali è esplosa nella middle class nepalese. Sono sempi popolari il bellissimo festival del jazz d’ottobre (Jazzmandu) e l’esplodere di scuole di ballo latino a Kathmandu. Il secondo è l’emersione  della nuova borghesia cioè dei figli dei nepalesi (in gran parte di Kathmandu) arricchitesi immensamente nell’ultimo ventennio di boom edilizio, cioè da quando cento metri di risaia dal valore di poche centinaia di dollari è iniziato a costarne centinaia di migliaia. Sono le stesse persone che riempiono i Mall di negozi comparsi a decine negli ultimi anni e che hanno permesso al primo (il Bhat bhateni) di triplicare le sue dimensioni. In un paese in cui i giovani sono in perenne movimento per sopravvivere, studiare, lavorare (decine di migliaia di nepalesi sono senza sostegno diplomatico nei paesi arabi in rivoluzione) dalle colline alle città, dalle città alla capitale e da questa all’estero, finalmente s’è visto una migrazione solo per divertirsi.

Sullo sfondo, sempre uguale, la politica che dovrebbe assicurare futuro, valori ed opportunità ai giovani nepalesi. Tutto sempre uguale. I maoisti vogliono il ministero degli interni e più potere, senza queste garanzie dichiarano che non faranno parte del nuovo governo. Gli alleasti UML sono spaccati all’interno fra favorevoli all’alleanza e contrari (la vecchia guardia), il Congresso (all’opposizione) lavora per favorire le divisioni.

I maoisti tornano a minacciare di sollevare le piazze (gente sempre più stanca), tornano le minacce di rivoluzione, d’armi al popolo.Il Seven Points Agreement fra i due partiti alleati solo dieci giorni fa vacilla e con esso un percorso ragionevole per risolvere i problemi (irrisolti da 5 anni) relativi alla nuova costituzione ( annessi e connessi). L’incontro in Cambogia dell’inutile International Conference of Asian Political Parties (ICAP), destinato a rafforzare i rapporti pacifici fra i partiti nepalesi  è stato cancellato mentre a Kathmandu, il capo dell’ala dura maoista, Netra Bikram Chand, è stato nominato capo di una nuova organizzazione “people´s volunteers” destinata a mobilitare le masse. Rumori di nuove tensioni, bandiere rosse nelle piazze e di nuovi ritardi verso un governo stabile.

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