Nepal, crisi istituzionale superata, per ora…

All’ultimissimo minuto prima della scadenza del termine, i tre maggiori partiti e i “federalisti” del Terai (la cui astensione è stata determinante) hanno raggiunto un accordo basato su 5 punti e una proroga dell’Assemblea Costituente. To complete the basic tasks of the peace process within three months To prepare the first draft of the constitution from the Constituent Assembly (CA) within three months To implement effectively the various past agreements reached with the Madhesi Front, including the one to make the Nepal Army (NA) an inclusive institution To extend the CA term by three months The prime minister to resign and pave the way for the formation of a consensus national unity government

L’accordo è stato siglato nella mattinata di oggi dai leaders dei maggiori partiti: Maoist Chairman Pushpa Kamal Dahal, NC President Sushil Koirala and CPN-UML Chairman and Prime Minister Khanal.

 Fra i punti nascosti, forse, l’impegno dei maoisti a consegnare le chiavi dei containers dell’UNMIN dove sono conservate le armi del loro Esercito Popolare così il nuovo governo piazzerà in qualche apparato statale i 6000 ex-combattenti e un dei leader maoisti diventerà capo del Governo.

 Il Primo Ministro Jhalanath Khanal (dellUML, i comunisti moderati) darà le dimissioni per cercare di costituire un governo d’unità nazionale. Ormai era bollito, depresso, impotente e anche fisicamente stava assomigliando al Craxi pre-esilio. Non è riuscito neanche a riempire il suo governo di ministri schiacciato dalle beghe interne ai partiti, nella coalizioni e con l’opposizione.

Da giorni tutti protestano intorno al Birendra International Convention Center sullo stradone di  New Baneshvor dove sono riuniti i legislatori. Un palazzone per le fiere costruito una ventina d’anni dalla South Asian Association for Regional Cooperation (SAARC), rimasto praticamente inutilizzato per anni è diventato il centro del potere nepalese e delle proteste generali. Lì hanno giocato a non far niente per due anni.

Eppure i tre maggiori partiti controllano quasi il 90% (Maoisti 229, Nepali Congress 115, CPN-UML-comunisti moderati, 108) dei costituenti e ciò avrebbe dovuto favorire una rapida stesura della carta costituzionale e del sistema di leggi collegato necessario a far funzionare il paese.

Oggi i monarchici del Rastriya Prajatantra Party insieme a qualche partitello Hindu hanno protestato, lo scioperato Nepal Federation of Indigenous Nationalities (Nefin) nato con i soldi dei donatori internazionali ha deciso di fare il 50° partito chiamato Nepali Citizens Party (NCP), qualcuno chiedeva al Presidente la proclamazione dello stato d’emergenza, i negozi si stavano svuotando. La città era presidiata dalla polizia come durante gli anni peggiori della conflitto civile.

Un sospiro di sollievo per tutti. Anche per i costituenti ce l’hanno fatta un altra volta, eletti nel 2008, prorogati per due anni l’anno scorso hanno guadagnato ancora tre mesi. La costituzione non esiste, i parlamentari hanno lavorato niente ma hanno speso qualche milione di euro ( si parla di oltre 4 MIO) per mantenersi. Una somma, pari a quanto ha stanziato il governo per riparare e costruire 1.700 ponti nel 2011. Ci risentiamo fra 3 mesi per vedere cosa hanno combinato

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