Poveri ma belli, scuole in Burkina Faso

Lugano e il Ticino, per chi arriva da paesi dissestati come il Nepal o l’Italia, appare come un piccolo immaginato paradiso: ordinato, civile e noioso. Può anche accadere che le banche svizzere (come ovunque al limite dell’associazione a delinquere) tirino fuori qualche sorpresa. E’ il caso del premio biennale promosso da BSI Architectural Foundation, insieme alle piccole ma dinamiche istituzioni culturali del Cantone.

Quest’anno è comparso Diebedo Francis Kere, figlio del capo villaggio di Gando (villaggio sperduto nella savana del Burkina Faso), falegname nell’impronunciabile capitale Ouagadougou (in breve Ouaga),  per sopravvivere e,  poi,  fortunato beneficiario di una borsa di studio tedesca che lo fece trasferire (1990) a studiare a Berlino. Percorso, comunque, non facile perché in Burkina Faso si parla francese (oltre ai vari dialetti) e la Technishe University non deve essere una passeggiata.

Aggiungiamo che il Burkina Faso è uno dei paesi più poveri del mondo, che l’aspettativa di vita è 53 anni, che l’AIDS è endemico, la democrazia un miraggio e il paese si regge (male) da decenni solo grazie agli aiuti internazionali. Nella capitale la strada principale è intitolata alle Nazioni Unite che sorreggono il regime fallimentare. 

Ma Diebedo c’è l’ha fatta anzi è andato oltre fondando una associazione (Schlbausteine fur Gando) e iniziando a raccogliere qualche soldo per costruire una scuola elementare nel suo villaggio di poco più di 2500 anime. Per esperienza, tante scuole sono costruite da fondazioni e associazioni in ogni parte dei paesi poveri, molte sono cattedrali nel deserto, altre costano come costruire una villa a St. Tropez, quasi tutte sono brutte. Un esempio è il caso di Madonna della sua Fondazione e del disastro fatto in Malawi.

Sicccome Kerè è una persona seria, conosce la sua comunità,  vuole fare le cose bene ed  è  architetto,  ha cercato una strada un po’ diversa. Ha coinvolto la comunità nella costruzione della scuola e nella gestione diminuendo i costi e stimolando la scolarizzazione e, poi, ha cercato di fare una costruzione un po’ diversa, originale utilizzando materiali, tecniche e forme locali (costo euro 20.000). E’ venuta una scuola  bella che ha contribuito ad aumentare le freguenze scolastiche e si è pure beccato un premio (nel 2004) dall’Aga Khan Award for Architecture. La buona idea ha permesso di raccogliere altri fondi e di proseguire le attività dell’Associazione; un po’ di fortuna, impegno e Kerè è diventato un architetto singolare fra i tanti e un “cooperatore” altrettanto diverso.

Con i soldi dell’Aga Khan ne ha costruite altre sempre intorno al suo villaggio che sono diventati un esempio di come può essere ricca l’architettura povera e di come si può fare qualcosa di stimolante, bello intelligente e utile anche costruendo una scuola in un villaggio. Noi in Nepal ne abbiamo costruite molte, con materiale locale e coinvolgendo le comunità. Erano integrate nell’ambiente,  ma non originali e intelligenti come quella di Diebedo. Un rimpianto a non averci pensato.

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