Ecco Baburam, il maoista presentabile

Baburam Battharai, brahmino 57 enne, si presenta bene come nuovo primo ministro del Nepal eletto  da qualche mese. Ha studiato in India e proviene dalla provincia di Gorkha, nucleo degli antichi sovrani Shah, che unificarono il Nepal nella metà del ‘700.

Rappresenta, inoltre, il prototipo dei guerriglieri maoisti: intellettuale della provincia incazzato, giustamente, per la corruzione morale, economica e politica della capitale Kathmandu. Ora, come tanti in ogni latitudine, da incendiario è diventato pompiere e rappresenta l’ala moderata dei maoisti in contrapposizione al duro e puro Mohan Baidya (vice segretario) con in mezzo il leader Prachanda, un po’ screditato e bollito da tante mangiate e bevute (in compagnia del figlio) e dalla sponsorizzazione di un suo viaggio a Singapore da parte di un affarista nepalese legato alla potente (e in cerca di frequenze) Smart Telephone.

Fra la gente comune è, forse, quello un più considerato anche se nelle sua passate presenze al governo non ha resistito alla tentazione di piazzare mogli, figli e parenti vari; gli indiani e gli occidentali lo considerano presentabile ma farebbero, come sempre e ovunque, affari anche con Belzebù se fosse per loro conveniente.

E’ anche giusto che il partito di maggioranza (i maoisti) relativa si prenda la diretta responsabilità di smuovere il paese dall’impasse politico, economico e di sicurezza in cui è precipitato in 5 anni di governi e di Assemblea Costituente inconcludenti.

Tutti i principali problemi restano sul tappeto malgrado discorsi, finanziamenti internazionali, agenzie delle Nazioni Unite: i guerriglieri sono nei campi e non reintegrati, le vittime del conflitto senza giustizia, i colpevoli di crimini (esercito e maoisti) protetti dai rispettivi sistemi, la costituzione e l’assetto dello stato non ancora definiti, l’economia non gestita.

Intanto, per dare qualche segno d’esistenza, governo e municipalità di Kathmandu incapaci di togliere la spazzatura dalle strade (e siamo in prossimità del festone del Dashain) hanno spedito buldozer a buttar giù case ritenute abusive quando 2\3 della città è in queste condizioni. I proprietari, forse non dentro il sistema come altri, avrebbero voluto la discesa anticipata di Kali Durga per incenerire i politici responsabili della decisione.

Il Nepal, dall’economia minuscola, inizia ad  affrontare i problemi del resto del  mondo: un bilancio dello stato in deficit, fuori controllo, coperto solo dai prestiti internazionali; uno sviluppo inesistente e uno spreco immenso delle donazioni internazionali che potrebbero favorire la crescita; una situazione generale d’insicurezza che blocca gli investimenti e fa fuggire gli imprenditori, un inflazione crescente che riduce i redditi.

La soluzione inventata sembra la tessera dei poveri del commercialista  Tremonti: negozi mobili che vendono prodotti alimentari a un prezzo politico e posti di polizia mobili (un po’ come gli alpini che circolano per le strade italiane) per garantire sicurezza nelle aree controllate dalla malavita del Terai.

In Italia la gente non arriva alla seconda settimana e gli scippi aumentano, in Nepal continuano a migrare.

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