Governo in economy class

Il governo di Baburam Bhattarai ha sollevato un lieve sospiro di speranza fra i nepalesi. Intanto s’è fatto un bel viaggio in economy fino a New York per l’Assemblea Generale delle NU, smontando l’abitudine dei governanti alla  business. Parla molto, è simpatico e le ultime  dichiarazioni sembrano incoraggianti (ma questo non è una novità) fra cui l’ultima (una circolare del governo) che dovrebbe obbligare i dirigenti maoisti periferici a riconsegnare terre e case sequestrate durante la guerra civile e incorporate nelle proprietà (a volte anche private) del partito maoista. La rabbia maturata fra gli espropriati e le inchieste su questa vicenda furono una delle cause (si dice) dell’assassinio della giovane giornalista nepalese Uma Singh.

Riguardo ai crimini commessi durante il conflitto (da parte di esercito e maoisti) si profila una bella amnistia. I guerriglieri, dichiara Prachanda, restano nei campi ma sono “sotto il controllo dello stato”, non specifica che sono pagati dallo stato ma di fatto parte del partito che vorrebbe inserirli in una forza separata nell’esercito. Questa vicenda di cui se ne parla da anni è, per il futuro assetto politico e l’atteggiamento dell’opposizione, la più spinosa.

Il nuovo governo sembra appeso all’atteggiamento dei partiti Madhesi che, nelle intenzioni, vorrebbero un’autonomia completa del Terai (la piana meridionale del Nepal) da inserire nella costituzione, proposta che ha già sollevato proteste, manifestazioni e scioperi fra le diverse etnie della regione. L’eccesso di federalismo è un pericolo in un paese composto da 30 etnie e 15 gruppi etnico-religiosi. Il nuovo governo torna a guardare la Cina per investimenti e appoggi politici fino a proporre la sua entrata nell’organizzazione di cooperazione regionale SAARC, per bilanciare lo strapotere del gigante indiano.

Problemi politici che non turbano più di tanto le persone comuni prossime alla Festa del Dashain un po’ offuscata dalla crisi economica, dall’incertezza generale, dai cumuli di spazzatura a da 18 ore al giorno senza elettricità. Raj che lavora nella banca di stato Nepal Rasta Bank mi dice che le preoccupazioni non sono infondate malgrado si continui, miracolosamente, a non precipitare nel default dello stato.

Da quando è stata eletta l’Assemblea Costituente (3 anni orsono) la crescita del PIL è stato solo del 4% (quest’anno si ridurrà al 3,5%) quando la media dei paesi in via di sviluppo è stata intorno al 7-8%. Una crescita che è insufficiente per creare sviluppo, assorbire occupazione non far migrare giovani e attività produttive. La crescita del reddito è stata segata dall’inflazione sempre mediamente sull’11%, che ha ridotto i già deboli consumi e investimenti verso una semi-stagnazione, infatti quest’anno l’inflazione è scesa al 9%. Parliamo di dati ufficiali perché chi va a comprare ha visto i prezzi crescere molto di più.

Per la prima volta, la bilancia dei pagamenti è in deficit dall’anno scorso e, come per le famiglie, le riserve valutarie per acquisti di merci e servizi hanno un autonomia di 7 mesi. Più preoccupante, perché sembra fuori controllo, è l’aumento delle spese correnti (non per investimenti) da parte dello stato e di quelle per interessi sul debito. “Absorptive capacity of foreign aid has beeen gradually eroded”, scrive un rapporto. In sintesi continua ad aumentare il debito dello stato, favorendo inflazione, riducendo gli investimenti e aumentando le spese per interessi.

Questi, aggiunge Raj, saranno i problemi da affrontare in futuro non solo in Nepal ma in tutti i paesi dell’Asia. Il budget delo stato 2011, approvato in ritardo qualche settimana fa, introduce alcune novità interessanti per la gente comune: finanziamenti per la produzione d’energia per limitare il costante black-out, pensione per le vedove, prestiti agevolati ai risciomen, diminuzione della tassazione sul capital gain (dal 10 al 5%), enfasi sul ruolo delle cooperative. Il problema, conclude, il mio amico è fino a quando basteranno i soldi. 

Per chi non sa cosa fare, sabato c’è una bella iniziativa a Bussoleno (TO).

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5 risposte a “Governo in economy class

  1. 1.

    Gentilissimo Enrico Crespi,
    da tempo seguo le notizie che diffondi dal Nepal.
    L’Associazione Amici del Monte Rosa Onlus, che io presiedo, opera in Nepal dal 2000.
    Abbiamo realizzato una scuola elementare a Namche Bazaar, nella Valle del Khumbu, che peraltro funziona benissimo, e un piccolo presidio Ospedaliero a Malekhu, nel Distretto di Dhading.
    La struttura si chiama Renato Andorno Highway Community Hospital. Inaugurato nel 2005 e donato alla comunità locale la struttura ha richiesto in questi anni il nostro costante impegno finanziario ( intorno ai 40-50.000,00 euro l’anno) per mantenerla.
    Lo abbiamo anche dotato di ambulanza grazie a Quattroruote.
    In questi anni non abbiamo avuto modo di vedere un minimo di crescita nella gestione della struttura.
    Il Comitato Locale di Amministrazione dell’Ospedale, tutto di nomina politica da parte di più titolati rappresentanti del Goveno centrale, sono assolutamente inetti ed inefficenti.
    L’ultimo sopralluogo da parte di nostri rappresentanti si è rivelato un disastro.Cessi sporchi e maleodoranti, assoluta incuria dei locali, stato di abbandono, sporcizia. Una vera schifezza e un’altrettanto cocente delusione.
    Ho scritto a tutti gli indirizzi mail proposti dai vari organi di Governo esprimendo il nostro vivo rammarico.
    Silenzio assoluto!
    Tu pensi che in qualche modo questa situazione di fango stagnante che paralizza il Nepal potrà mai cambiare?
    Ti confesso che noi siamo veramente delusi e determinati ad interrompere ogni forma di collaborazione vista anche la difficoltà a reperire fondi e all’assoluta gratutà delle nostre prestazioni.
    Scusa per lo sfogo ma il tuo parere mi interessa.

    Lascia un Commento

  2. Ciao Adolfo
    non è che voglio infierire però siete cascati in quanto scrissi il post https://crespienrico.wordpress.com/2010/01/07/donatori-e-beneficiari-chi-e-piu-felice/.
    Certo affidarsi al settore pubblico in Nepal è buttare via i soldi come fanno da decenni donatori istituzionali e ONG, l’unica possibilità di rendere un progetto sostenibile (come si dice in gergo) cioè farlo funzionare è coinvlgere le comunità direttamente. Ciò implica un percorso lungo e costante che parte dal’identificazione dei loro bisogni reali, dal loro coinvolgimento (anche economico) nella realizzazione del progetto stesso, dalla creazione di nuovi soggetti dalla comunità in grado di gestirlo (fuori dal marciume dei funzionari pubblici o di quelli delle ONG) , da un confronto costante frra questi e la comunità (auditing comunitari) e da un controllo dei donatori per mantenere attive tutte queste premesse.
    Scusa, sembra una lezioncina.

  3. Per dare una botta d’ottimismo sembra che, almeno nella forma, il nuovo Primo Ministro dia un buon esempio. Contrariamente ai passati governanti gira con una Jeep Mustang made in Nepal, e sta cercando d’imporre regole più sobrie per i funzionari pubblici e ridurre le spese dello stato. Se non altro ha iniziato a dare l’esempio.

  4. Ciao
    In realtà’ qualche ministro si e’ dimesso come quello delle finanze Lama per una questioni di passaporti falsi, niente al confronto del caro commercialista TRemonti consulente di Unicredit quando questa spostava all’estero qualche milione di euro per pagare meno tasse.
    Bhattarai non sara’ S.Francesco ma, in quanto a sistemi politico-affaristici qui siamo ancora arretrati.
    Deve poi completare il governo per inserire i maoisti della linea dura e qualche altro dei partitini, ma almeno lui non li compra.

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