Cambogia, finiti i soldi per il Tribunale dei Khmer Rouge

Paese strano la Cambogia dove una delle pagine più lette sui giornali è il Police Blotter dove sono raccontati i crimini più efferati della settimana e dove, insieme a Real Estate e assicurazioni, c’è anche una specie di magazine dedicato alle ONG.

Strano anche chi lo governa, l’ex Khmer Rouge, Hun Sen che, dopo aver stroncato o comprato, l’opposizione dichiara già la sicura rielezione alle prossime elezioni del 2013, un mandato già lungo 10 anni. L’opposizione frastornata o comprata resiste solo in nel discusso Sam Rainsy, in esilio a Parigi che parla di elezioni “predeterminate” . Amici, ex Khmer Rouge, famigliari sono stati piazzati ovunque in una feroce spartizione di potere, terra e industrie. Uno di questi, il suo consigliere e magnate Na Marady, ha fatto sparare sui contadini di Kratie che protestavano per l’ennesimo furto di terra, oltre 9000 ettari (incluse fattorie e case) di campi coltivati a Cassava. Qui documenti relativi alle proprietà sono stati tutti distrutti dai Khmer Rouge e il più forte (e ammanigliato) può approfittarne. Problemi, più che altro internazionali, per Hun Sen che è riuscito a creare un sistema di potere simile a Singapore che, almeno per una parte della popolazione, sta portando ricchezza.

L’imbarazzo nasce perché la Cambogia è presidente di turno dell’ASEAN e sta cercando un posto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e riceve montagne d’aiuti internazionali (malgrado gli stessi donatori, ogni tanto, critichino la democrazia imperfetta creata da Hun). Fra poco, si spera, la Birmania finirà di essere la bestia nera dei diritti umani dei paesi asiatici e il rischio che lo diventi la Cambogia.

In questa situazione si sta preparando un’altra lite fra il focoso primo ministro e le Nazioni Unite (spesso accusate di ingerenza negli affari interni) se i 300 dipendenti cambogiani del Tribunale (Khmer Rouge Tribunal -KTR) continueranno a sfilare per chiedere gli stipendi non pagati, tanto più che i 180 espatriati continuano a prendere i loro soldi. I donatori internazionali che in base a un interpretazione dubbia del trattato di costituzione del Tribunale hanno finora pagato volontariamente sono stanchi e, forse, si rendono conto che, dopo aver speso oltre USD 150 milioni in meno di sei anni, ciò vale 50 milioni per ognuno degli ottuagenari imputati. Insomma, forse, soldi che potevano essere spesi meglio nelle campagne della Cambogia.

 Sul processo abbiamo già scritto e il ruolo del Tribunale internazionale appare, come sempre accade in queste circostanze, inutile e schiacciato fra le esigenze di propaganda e la realtà, cioè che molti dei co-responsabili di eccidi sono stati riciclati in posti di governo.

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5 risposte a “Cambogia, finiti i soldi per il Tribunale dei Khmer Rouge

  1. come ormai sai, parlare della Cambogia mi tocca da vicino.
    La situazione del tribunale è stata ulteriormente compromessa dai cambi del giudice inquisitore internazionale (due pessime scelte dopo il francese Lemonde).
    Ora, voci informate che non cito dicono che un possibile compromesso con il governo potrebbe portare a lasciar cadere il Case 003 (i militari) per far passare il Case 004. In effetti l’attivismo dell’ufficio indagini potrebbe lasciar trapelare qualcosa in questo senso.

    Sulla situazione politica ho poco da aggiungere, nel senso che hai ben colto lo status-quo. Sam Rainsy poteva essere un’alternativa, ma alcuni scandali ne hanno minato la credibilità, se mai avesse avuto un seguito determinante.
    E di certo il nuovo re non ha il carisma di Sihanouk per cercare di imporre qualcosa al governo.
    Il colmo arriva dall’ASEAN: se ben ricordo nel 2009 era proprio questo ad insistere perchè i processi proseguissero!

  2. L’unica cosa saggia sarebbe chiudere l’inutile tribunale e lasciare che i Cambogiani si gestiscano la loro storia.

  3. dissento da una simile conclusione.
    semplicemente perchè significherebbe occultare uno dei più grandi massacri della novecento, per almeno un ventennio prima che cambi il potere politico a Phnom Penh.

  4. Penso che il gruppone di funzionari e giudici internazionali che hanno bivaccato al tribunale non siano stati tanto utili per portare giustizia e verita’. Tanto piu che sono passati decenni dai fatti e gli imputato sono ottuagenari ormai ciullati.
    I tempi dilatati sono stati necessari per assicurare che ex Khmer Rouge utili alla stabilita’ della Cambogia fossero messi nelle condizioni di governare e di favorire il ritiro dei vietnamiti.
    Le responsabilita’ del pre e post Pol Pot sarebbero da allargare a chi lo ha sostenuto: prima i cinesi in chiave anti americana, poi gli occidentali in chiave anti vietnamita.
    Norimberga, l’ unico tribunale internazionale che funziono’, si fece pochi anni dopo la tragedia e, anche, in quel caso, comunque, tanti criminali se la scamparono. Anche allora, gli interessi nazionali, personali, di gruppo non furono convergenti, sempre, con la giustizia.

  5. Concordo sulla necessità di allargare lo spettro di indagine del tribunale, ricorda però che la giustizia giudica le responsabilità dei singoli, non degli Stati, né la Storia. Non dobbiamo mai confondere i due piani.
    Invece devo dissentire da Norimberga: certo, funzionò in termini mediatici e di memoria. Ma non di certo in termini giuridici e legali: le violazioni dei diritti alla difesa ne inficiano profondamente la validità. In questo, ad esempio, Jugoslavia e Ruanda hanno fatto decisivi passi avanti.
    I lunghi tempi dell’ECCC dipendono solo in parte dai fatti che citi: purtroppo la geopolitica ha fatto il suo percorso senza pensare alla giustizia (in effetti, come sai, un processo lo tennero già i vietnamiti nel 1979). Infatti, le negoziazioni sono iniziate solo negli anni ’90 e senza alcuna possibilità che questo comportasse un cambio al potere in Cambogia (né era lo scopo. errore originario della missione ONU del 1992).
    Ovviamente molti occidentali bivaccano a Phnom Penh, al tribunale come in ogni organizzazione. Ma molto fanno anche il loro porco lavoro con grande serietà e dedizione per quello che ritengono un valido motivo. Aldilà di questo, il lavoro di outreach del tribunale sta giocando sicuramente un ruolo significativo nel ricostruire la memoria degli eventi. Lavoro affatto marginale.

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