In prigione, in Nepal

Dilli Bazar, uno delle prigioni storiche di Kathmandu, è diventata l’abitazione di ben tre ex ministri: Shyam Sundar Gupta (accusato di rapimento) e ministro dell’informazione, Chiranjivi Wagle (condannato a 5 anni per corruzione), Jaya Prakash Prasad Gupta (Congresso, 18 mesi per corruzione) Madhesi Janaadhikar Forum-Republic. JP Gupta vuole stare in cella con Wagle. I carcerati hanno accolto gli ex ministri con una festa, sperando in un miglioramento delle condizioni carcerarie.

Dilli Bazar è uno dei primi carceri di Kathmandu, impiantato circa un secolo fa nelle stalle di un vecchio palazzo nobiliare, già allora, più che centenario. Le stalle sono le celle e il grande cortile, con un piccolo tempio buddhista, è la “piazza” dove vivono i carcerati. E’ considerato fra i migliori e qui sono stati, sempre sistemati, i carcerati occidentali: droga, contrabbando d’oro e valute, mercato nero. Dovrebbe avere 150 ospiti ne sono alloggiati 395, con 10 bagni, due stanze per la televisione. Quando facemmo un progetto nella sezione femminile della Central Jail (il più grande e vecchio carcere di Kathmandu) non mi sembrava che la vita dei detenuti fosse pessima. I grandi cortili antichi, comuni in tutte le carceri del Nepal, erano come le piazze dei villaggi, le celle (perennemente aperte) affollate e affumicate mi ricordavano i bhatti (tea house) delle montagne o gli hotel locali nei vicoli della città. Questo progetto per le carcerate (produzione di divise per i bambini degli asili sostenuti nei villaggi) crollò, come molti altri, a causa della pessima gestione della ONLUS CCS Italia. Di questi giorni la notizia che anche altri progetti di sostegno al reddito nella sezione maschile cessati in questi giorni per la cattiva gestione degli organizzatori. Far lavorare i detenuti e consentirgli di avere un reddito integrativo è raro nelle prigioni nepalesi ma fondamentale per assicurare un minimo di reddito per i carcerati e le loro famiglie e un attività che dia un minimo di senso alla loro vita.

I reclusi percepiscono Nrs. 45 al giorno (euro 0,45) e 700 grammi di riso, Nrs 400 per una tenuta estiva e Nrs. 475 per una invernale una volta all’anno. Il resto deve essere integrato o da qualche lavoro o dai parenti che, però a volte sono poveri, vivono in villaggi lontani o cercano di stare lontani dalle Khara Gar (carceri) considerate luoghi di contagio della sfortuna.. La Central Jail (Mahottari) è divisa in Bhadra Jail, Women Jail e Central Jail (in tutto 9 blocchi) con una capacità teorica di 850 detenuti ma in realtà ne sono rinchiusi 1300. La sezione femminile, in cui operavamo, ospitava 173 donne e qualche bambino ed, era, nel complesso decente, anche come servizi igienici e acqua potabile, rispetto al resto del fatiscente complesso. La prigione, la prima del Nepal, fu installata in un vecchio palazzone centenario nel 1914. Come dappertutto il 65% dei reclusi è in attesa di giudizio, alcuni sono stati proprio dimenticati fra le crepe del sistema giudiziario inefficiente che L’Assemblea Costituente non riesce a ricreare.

Il sistema penitenziario della capitale si completa con la nuova Nakhu Jail, un po’ fuori dalla città, qui furono rinchiusi i maoisti durante i 10 anni di guerra civile. Allo loro uscita una grande festa li accolse. In tutto il Nepal sono recluse circa 10.000 persone di cui 737 donne e 488 stranieri, in massima parte indiani, qualche nigeriano e pakistano; divisi in 73 carceri sparsi nei vari Distretti. Da quelli affollati del Terai, pieni di contrabbandieri, appartenenti a bande mafiosi nepalo-indiano a quello di Lo Manthang (in Mustang) con solo 3 reclusi e qualche ubriacone. Oltre 200 minori sono sottoposti a qualche pena ma sono operativi solo 2 istituti dedicati. Entrambi sono a Kathmandu, uno a Sanotimi che ospita 83 ragazzi (5 ragazze) dai 12 ai 20 anni, gestito dall’ONG locale UCEP-Nepal. Il resto dei minori è chiuso nelle carceri normali. A Dhulikel, forse il peggiore fra le carceri intorno a Kathmandu, sono rinchiusi 110 detenuti fra cui 37 sottoposti a trattamenti psichiatrici. Sovraffollamento, mancanza di servizi igienici e d’acqua, abbandono giudiziario, assenza di diritti e potere illimitato delle guardie sono le costanti rimostranze dei detenuti quando lavoravamo nelle carceri. Si sta facendo poco sia a livello governativo (non riescono a intervenire su niente) sia delle organizzazioni internazionali.

L’OCRHA (diritti umani delle Nazioni Unite) non si è mai mossa da Kathmandu e l’uniche visite le ha fatte nei carceri della città, limitandosi a stilare il solito report fotografico. Ogni tanto scoppia qualche rivolta, specie nelle prigioni più affollate del Terai o dimenticate nelle province remote. Come a Kanchapur dove 13 detenuti stanno facendo lo sciopero della fame: a Jumkha (Sunsari, 530 detenuti) senz acqua potabile e scarsi servizi senz acqua potabile e scarsi servizi igenici e qualche caso di colera e qualche caso di colera , a Damauli (53 detenuti senza coperte per l’inverno; a Gulmi dove i secondini chiedevano una parte dei soldi dati per il cibo. Non se la passano bene neanche i Chaukidar (i guardiani) nelle prigioni più isolate perché condividono gli stessi disagi dei prigionieri.

BNEW: Nella mattinata è scoppiata una bomba fuori dall’ufficio della NOC (Nepal Oli Corporation) con tre vittime e diversi feriti. I terroristi dello sconosciuto Samyukta Jaytia Mukti Morcha hanno rivendicato l’attentato per protestare contro gli aumenti e la scomparsa dei prodotti petroliferi. Un tentativo di alzare la tensione dopo le proteste pacifiche di studenti e gente comune di questi giorni.

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2 risposte a “In prigione, in Nepal

  1. Ti segnalo questa intervista al direttore del Dipartimento delle Carceri nepalese,
    Shambhu Koirala
    Koirala informed that the prisons in 74 districts including Katmandu have been accommodating altogether over 14000 inmates. However, the total capacity of all the prisons combined is only 7000.

    The number of inmates in the Central Jail, the Dillibazar Prison, and Nakkhu Jail in Katmandu has outnumbered the prisons´ capacities. According to Koirala, the Central Jail that has the capacity for 1200 inmates houses around 2300, while Dillibazar and Nakkhu prisons built for 180 and 150 inmates have been accommodating 521 and over 600 inmates respectively.

    The prisoners are suffering from sleep deprivation due to overcrowding and the rooms that are infested with bugs are reeking and dirty.

    According to the prison branch office Panchthar, the district prison is crammed with inmates six times its capacity. The jail built 40 years ago to accommodate 25 inmates is now in a dilapidated state and is congested with 141 inmates. Similarly, the Taplejung prison contains 90 prisoners, though it was built only for 25 inmates. After the district prison was destroyed in a Maoist attack some 8 years ago, the 24 prisoners in Ilam are kept in police custody, which has the capacity of holding 12 inmates.

    Likewise, Jaleshwar prison, which was meant to accommodate 135 inmates, is packed beyond the capacity with 417 inmates. “Managing the prison has become a challenge as the physical structures are deteriorating and the number of inmates rising,” said Sovendra Thakur, Jaleshwar jail in-charge.

    Fed up with the over-crowding and lack of basic facilities in the prison, inmates of Baglung Jail had recently launched a serious of protest program. On Monday, the jail administration promised to fulfill some of their demands. “There are only three toilets in the prison and the inmates have to wait for hours to get their turn,” said Mahadev Pantha, chief district officer of Baglung.

    The prison in Khalanga, the headquarters of Rukum district, meant for 20 inmates is currently housing 60. “We don´t have big demands. All we want is enough space to sleep and basic amenities,” said an inmate Nandaram Khadka. “Every night we struggle for a place to doss and every morning for a turn to defecate,” he added.

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