La bomba di Kathmandu

E’ iniziata una caccia all’uomo per catturare il terrorista (che ha rivendicato con nome e cognome) dell’attentato, il più grave avvenuto a Kathmandu che ha provocato tre morti e numerosi feriti. Si chiama Dev Raj Lama alias Bishwo Kranti , 37 anni e proviene da Hile, Dhankuta un paesino fra le colline del Nepal orientale. La cosa curiosa è che il soggetto, già ritenuto responsabile del piazzamento di altre bombe a Kathmandu (2009) e a Dhading (2008),  è stata rilasciato dal carcere dietro pagamento di una cauzione di sole Nrs 60.000 (euro 6.000). Si dichiara il portavoce del Samyukta Jatiya Mukti Morcha (Unified Ethnic Liberation Front ) e ha dichiarato che l’attentato “ è per protestare contro l’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi”.

La cosa triste è che dal cognome (Lama) l’attentatore sembrerebbe Tamang come quasi tutte le vittime e i feriti: Lal Bahadur Tamang of Dhading, Som Bahadur Tamang.  Contadini o migranti che avevano qualche contenzioso con la corrotta NOC (Nepal Oil Corporation). E’ fra gli attentati più gravi accaduti a Kathmandu, che mi ricordi, per il numero delle vittime e il tipo d’esplosivo utilizzato;  non le soli pentole a pressione riempite di cose fatte in casa (in termine tecnico, Improvised explosive device- IED) ma materiale più sofiscato. Tre vittime ricordo, anche,  nella bomba messa nell’unica chiesa cattolica di Assumption Catholic Church a Dhobighat nel maggio 2009.

Nel passato (marzo 2011) erano esplose diverse pentole a pressione riempite d’esplosivo con solo pochi feriti, nel giugno 2010 una autobomba dopo l’ennesimo tentativo fallito di definire una costituzione; tragica la serie messa nel settembre 2007, con due bambini morti alle fermate dei bus di Sundhara e Tripureshwor;  un’altra serie di attentati nel 2008 prima delle elezioni per la Cosituente. Durante il conflitto le pentole a pressione erano di moda (2004,  36 feriti a Sundhara), fino a raggiungere la barbarie con l’esplosione del bus affollato di Badarmude (53 vittime), i cui colpevoli sono scomparsi fra i maoisti ora al potere.

Prima i maoisti, poi i pro-monarchici, infine i gruppi radicali hindu (scontenti dell’abbandono dell’hiunduismo come religione di stato)  sono stati i responsabili dei sussulti di strategia della tensione in Nepal nell’ultimo decennio. Anche adesso, solo o in combutta con servizi o gruppi politici, Bishwo Kranti s’inserisce in un periodo di grande movimento e crisi: l’Assemblea Costituente ferma, i prodotti petroliferi aumentati del 20% in un anno e introvabili, il gas per cucinare scomparso dal mercato (i cittadini assaltavano i rari camion che trasportavano le bombole), la corrente elettrica chiusa per 18 ore al giorno, fra poco, come sempre, mancherà l’acqua potabile nei quartieri meridionali di Kathmandu. La NOC è accusata di enormi corruzioni e una delle cause della crisi petrolifera decennale. Studenti, insegnanti ma anche gente comune, da mesi, nelle strade per protestare.

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