Concordato per Pashupatinath: Shiva e i maoisti d’accordo

Licia, con il suo commento, mi ha spinto a dare un occhiata sull’accordo (una specie di concordato in vigore dall’8 aprile) fra lo stato e il potente gruppo dei sacerdoti di Pashupatinath.E’ un evento storico poiché, dopo oltre 700 anni, il potere civile ha messo il naso nella gestione di uno dei più sacri templi dell’Asia.

Di Pashupatinath e della sua importanza nella tradizione Shivaista ne abbiamo già parlato. Qua salgono migliaia di fedeli da tutto il sub-continente indiano per venerare una delle più importanti e antiche emanazione di Shiva, Pashupati, Signore degli Armenti e primordiale ordinatore della terra. L’antica foresta, pressata dalle nuove costruzioni, sale sulla collina dove viveva il Signore dell’Himalaya, le donne cercano fertilità fra i mille linga (alcuni antichissimi) che riempiono le scalinate, i molti templi e gli Ashram. Per gli uomini toccare le palle dei molti tori sacri (Nandi), il veicolo prediletto di Shiva e inseminatore della Vacca Sacra (la Terra). I defunti, anche i sovrani, sono ridotti in cenere sulle rive del fiume Bagmati, in un viaggio che inizia propizio fino al Ganga e che evita altre reincarnazioni nel faticoso Samsara.

Shiva percorse il cielo, per millenni, impazzito quando Parvati, scacciata dagli altri Dei, si suicidò. Nel suo vagare il corpo della bellissima dea si disfece e la vagina cadde proprio dietro la collina dove è stato costruito il tempio di Guhyeshwari, Posti antici, mitici e pieni di energia.

Migliaia di fedeli arrivano dall’India durante le feste, il massimo nello Shivaratri, con pulman, a piedi e sono ospitati nei dormitori che precedono il complesso. Oltre a riso, dolciumi, polvere di sindu, i pellegrini donano anche tanto denaro, che è stato quantificato, per la prima volta, in oltre euro 500.000 all’anno.

Il tempio principale, dal 1804, è gestito dai sacerdoti Bhatta, brahmini specializzati nei riti vedici che sono scelti nei templi del Karnataka. Fu una decisione dei sovrani nepalesi per evitare dissidi fra le molte scuole hindu nepalesi. Il sovrano e  il brahmino di corte (Bara Gurujii) sceglievano fra i quattro sacerdoti, il Mul Bhatta, l’arcivescovo di Pashupatinath, che rimane in carica per cinque anni. A lui sono affidate le puja giornaliere che iniziano alle 8 e finiscono alle 18, ogni giorno. Offerte al sacro linga, recitazione di inni, benedizioni dei fedeli, distribuzione dei cinque sacri elementi (panchmrit) e così via. Solo loro possono entrare nel tempio principale e dirigere i sacri riti nelle feste e porre la tika sulla fronte del sovrano per benedire il suo regno durante il festone dell’Indra Jatra.

Gli indiani sono assistiti, a rotazione mensile, da 101 Bhandari, sacerdoti newari (l’etnia originale di Kathmandu). Questi due gruppi si dividevano il malloppo delle entrate 1\3 ai primi e 2\3 ai secondi. Marginalmente venivano anche pagati i Bishet e i Rairakami, amministratori, guardiani e membri dei Guthi (parrocchie) dei templi minori.

Le donazioni in oro, argento, pietre ed oggetti finiscono nel tesoro del Tempio che è stato anch’esso rendicontato. Le spese per il mantenimento della struttura e del personale è calcolato in circa euro 30.000 al mese. Nel corso dei secoli, ogni tanto, scoppiavano liti, dissidi e contestazioni sull’utilizzo di questo denaro fra i sacerdoti e i fedeli. Ma nessuno ha mai toccato questo meccanismo, garantito dai sovrani, fino all’arrivo del primo governo maoista di Prachanda nel 2009.

Allora, nel fervore rivoluzionario, i giovani maoisti cercarono di scacciare i sacerdoti indiani (sostituendoli con raccomandati nepalesi), di controllare la gestione e il tesoro del tempio. Dovettero ritirarsi per le proteste della gente comune che, ancora, crede nella santità del luogo e dei suoi guardiani e vuole evitare che, una volta defunti, i riti non siano perfetti obbligandoli a rinascere in questo mondo del cazzo. L’unico risultato fu la creazione del Pashupati Area Dev. Trust, autorità civile, che dovrebbe coordinare la gestione del complesso.

I maoisti non avevano però tutti i torti, come mi disse un sacerdote Bishet (nepalesi): una gestione più trasparente avrebbe eliminato le accuse agli stessi sacerdoti di mal gestione dei fondi. L’importante che gli stessi restino a Pashupatinath, per assicurare la conservazione e la gestione e non finiscano, come si era ventilato, in qualche fondo governativo.

Oggi, sembra, che il risultato sia stato raggiunto e che l’accordo accontenti tutti. I fondi rimangono lì e i sacerdoti si vedono riconoscere uno stipendio, almeno, trasparente. I quattro Bhatta riceveranno euro 300 al mese più un indennità di missione (arrivano dall’India) di euro 30 giornalieri, più pensione, e un assistente; il Mul Bhatta (vescovo) euro 2.500 al mese, più autista e pensione e casa; i 101 Bhandari (in carica quattro mesi ogni 7 anni) una indennità annua di euro 3500. Per tutti gli altri vi è un salario pari a quello dei funzionari dello stato di basso livello (cioè circa euro 200 al mese). Questa struttura di salari impegnerà circa il 70% delle entrate, più o meno come prima. Nella foga di trasparenza sono state piazzate videocamere nei pressi dei box delle offerte, per dire che fede e accordi possono non bastare.

Annunci

Una risposta a “Concordato per Pashupatinath: Shiva e i maoisti d’accordo

  1. Hattiban Resort, (la foresta degli elefanti) è una bel complesso a sud di Kathmandu, si mangia discretamente e sta diventando di moda per gli incontri al vertice fra i tre maggiori partiti che devono definire entro fine maggio la nuova costituzione del Nepal, sciogliere l’Assemblea Costituente e, finalmente, arrivare ad elezioni.
    Nell’incontro degli sscorsi giorni non hanno combinato niente per l’ennesima volta. L’unica cosa decisa è di fare una legge elettorale che non discrmini le donne (ci mancherebbe altro) e di proporre un sistema misto proporzionale e maggioritario. Niente sulle varie ipotesi di federalismo che solo il Fronte Madeshi vuole e si prepara a fare un gran casino.
    Intanto sempre meno ex-combattenti scelgono d’entrare nelle Forze Armate e optano per il ritiro volontario. Un appoggio alla linea dei maoisti più duri che consideravano ciò una specie di resa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...