Bilanci 2011, le ONLUS resistono

Eccoci qui, fuggito da Londra l’amico Max si presenta con le sue analisi dei bilanci di alcune ONLUS (internazionali) italiane. A Londra fra Olimpiadi e scandali bancari butta male per un analista come lui, visto come un moderno untore dagli incazzati pagatori di mutui.

Tanto una visione generale: non è andata male, come si prevedeva all’inizio il 2011, per l’industria dell’assistenza italiana. Il gettito del 5 per mille (pur riferito ad annate precedenti) è rimasto stabile e ha portato nelle casse delle ONLUS (tutte) ben 375 mio (412 mio nel 2010), le più grosse e marketizzate hanno preso le quote più elevate. Il Ministero degli esteri ha elargito a 30 ONG euro 25mio fra cui hanno maggiormente beneficiato l’AISPO con euro 2 mio (collegata a S. Raffaele\Don Verzè) e ACRA (ex-margherita\PD) con euro 1,75 Mio; i contributi del MAE sono calati del 50%. Permane la poca trasparenza e gli sprechi (qui) sulle elargizioni effettuate.

Le donazioni dei privati (per progetti e Sostegno a Distanza) hanno avuto un lieve calo (intorno al 7%) che ha particolarmente penalizzato le Associazioni meno pubblicizzate o meno efficienti. Anche qua, come in altri segmenti del sistema economico, si è avuto l’effetto clessidra, cioè i piccoli hanno retto come i brand più importanti, a discapito delle medie. Nessuna associazione è riuscita a diminuire i costi di gestione (in genere aumentati) e ciò ha hanno penalizzato, ulteriormente, la percentuale destinata ai beneficiari, per quelle con entrate stabili o calanti. Il giro d’affari dell’industria dell’assistenza (nel settore di chi opera prevalentemente verso l’estero) è, dunque, lievemente calato ma si mantiene oltre il miliardo di euro. Si presenterà, in base alle stime, più brutto il 2012 in cui sono previsti cali dei fatturati più marcati (intorno al 15% sia per fondi pubblici che privati). Il settore dà lavoro (a volte inutile) a oltre 8.000 persone all’estero e altrettante in Italia. Nell’indotto operano le società di fundraising, consulenti vari, società di certificazione, produttori (per i progetti finanziati dal MAE che prevedono acquisti di materiale).

Max ha limitato il suo sguardo quantitativo ad alcune ONLUS operanti nel Sostegno a Distanza e nei progetti internazionali, con il solito scopo (ormai triennale) di cercare di capire quanti soldi arrivino veramente ai beneficiari e distinguere fra il fumo dei bilanci sociali e la reale attività. In qualche post abbiamo parlato, quando ne siamo venuti direttamente a conoscenza, della qualità dei progetti su cui ci sarebbero da scrivere (e qualcuno l’ha fatto) dei libri.

Fra i grossi, Save the Children ha investito molto nella comunicazione, si è dimostrata una delle aziende più dinamiche, con forti investimenti di marketing (oltre euro 8,5 mio in forte crescita), che corrispondono al 20% dei fondi raccolti (41,4 mio). Pubblicita’ e forte brand hanno favorito la forte crescita rispetto al 2010 (+29%) con incrementi significativi nei privati e nelle aziende. E’ anche fra quelle che hanno deciso d’investire in progetti in Italia (giustamente) per contrastare disagio minorile e migratorio con oltre euro 4 mio.

La maggior parte dei fondi finisce, però, nei progetti gestiti dal network internazionale (circa euro 30 mio) su cui l’associazione italiana e i donatori hanno poche possibilità di controllo. Un esempio è la presenza in Mozambico di una funzionaria italiana condannata proprio per distrazione di fondi destinati ai bambini di quel paese. Nei flussi destinati al network “vengono inclusi tutti i costi sostenuti per finanziare i programmi internazionali, per monitorare l’effettivo avanzamento degli stessi e tutti i costi relativi al tempo direttamente dedicato dal personale del dipartimento programmi” è scritto nella nota integrativa, che tradotto vuol dire parte delle spese di struttura del network e la comunicazione, che possiamo stimare (per difetto intorno al 20% del totale, cioè euro 6mio). In Italia spendono per la struttura altri euro 2 mio (in crescita) con uno staff di 134 persone. Quindi su euro 41,4 mio raccolti finiscono in spese di struttura e comunicazione circa euro 17 mio lordi (escluse le spese locali). In sintesi su 1 euro donato potrebbe arrivare a chi gestisce i progetti per i beneficiari (ONG locali, uffici locali) poco più di euro 0,55 centesimi, da cui si dovrebbero detrarre le loro spese di gestione.

Action Aid, gli inventori della “cooperazione soffice” (convegni, advocacy, formazione, empowerment) sono stati un po’ fermi con l’entrate (+2%) e in calo per quelle derivanti dal Sostegno a Distanza. Calo compensato dai fondi pubblici (MAE e UE). Eppure hanno investito fior di soldi in pubblicità: euro 9,2 mio (1 mio in più rispetto al 2010) su un totale di entrate di 48,6 mio (circa il 23%). Il personale in Italia, 93 persone, ha assorbito ben euro 2.5 mio in aumento (per accordi di categoria) rispetto al 2010. Anche qui gran parte dei fondi và direttamente (euro 6 mio) o indirettamente (euro 30 Mio, di cui dichiarati 1,8 per spese di gestione) a sostenere le spese di struttura e i progetti del network internazionale.

La cosa strana è che anche buona parte del contributo dell’5 per mille finisce al network; meno della metà è utilizzato in Italia “ nelle attività nazionali legate al tema del diritto al cibo, per complessivi 534 Euro/000 (di cui 248 Euro/000 per risorse umane e 286 Euro/000 per acquisto di beni e servizi”. Anche qui, andando con benevolenza, si ritiene che su 1 euro donato, la metà arrivi nei paesi beneficiari al lordo delle spese di struttura da sostenere sul posto.

Il VIS (Volontari Italiani per lo Sviluppo-Salesiani), dopo il truffone da qualche milione di euro affidati alla società di Dino Pasta (qui) non ha ancora depositato il bilancio, dopo l’azzeramento degli organi direttivi a fine 2011. Su questa vicenda, che ha coinvolto anche il Consorzio Agire, e le maggiori ONLUS italiane, non si hanno avuto più notizie (cioè che fine hanno fatto i soldi). Alla faccia della trasparenza e delle migliaia di donatori che, per mala gestione, hanno visto finire i loro soldi (euro 9 mio) non ai bambini di Haiti ma chissà dove. Per esempio Save The Children ha dovuto mettere in bilancio Oneri finanziari e patrimoniali per euro 231.000 per tappare la falla. S’attendono i bilanci del Cesvi, Terre des Hommes, e Intervita, che non hanno ancora presentato il bilancio 2011.

Le ONG di partito, resistono grazie ai finanziamenti pubblici. ACRA vede un leggero calo (da euro 8,1 mio a 7,9) riuscendo a reperire fondi pubblici (Regione Lombardia, UE e MAE), malgrado la crisi e le spending review , grazie alla sua capacità di relazioni. Mantiene anche una buona capacità attrattiva verso il sistema politico-finanziario delle Fondazione Bancarie (Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Monte dei Paschi (in stato pre-fallimentare senza i soldi dei tax payers), Fondazione Cariparma).

Il trend e le aspettative dei flussi pubblici sono, comunque, negative e l’Associazione non è stata in grado, negli anni passati, di raccogliere fondi fra i privati (individui e aziende). Ciò spiega l’assorbimento di CCS Italia che mantiene, malgrado, tutto una rete di circa 12.000 sostenitori individuali. Il Bilancio, come caratteristico delle ONG para-pubbliche, non dettaglia i costi sostenuti dall’Associazione nei paesi in cui è presente ma solo quelli per la gestione della sede italiana in crescita (da euro 960.000 a euro 1,1mio). Sarebbe bello sapere quanto dei soldi pubblici (le nostre tasse) dichiarati per i progetti (9,3 mio) finiscono a mantenere i 10 uffici, personale, spese di struttura che ACRA ha nei vari paesi e quanto ai beneficiari. Se stimiamo i costi (vedi fine articolo) possiamo considerare che il costo annuo sia di circa euro 2 mio per la struttura estera. Poi ci sono le spese di gestione delle strutture dei partners locali e i loro uffici e personale. Sarebbe anche bello che queste tipologie di ONG specificassero dove sono acquistati i beni strumentali (tubi, turbine, etc.) utilizzati nei progetti. Quindi su 1 euro donato dai tax payers (e\o dai pagatori di mutui delle Fondazioni bancarie) arrivano per i beneficiari, meno del 40%.

L’associazione assorbita (e in fase di smantellamento) CCS Italia Onlus è di medie dimensione e ha subito (ormai da un triennio) l’effetto clessidra aggravato da una gestione approssimativa e da poche attività. Nel 2011 il calo è stato marginale (- 5%, raccolti euro 2,7mio) ma le alte spese di gestione hanno portato a diminuire ulteriormente la quota per i progetti al lordo delle spese locali (da euro 1,4 a euro 1,3 mio);  su queste somme sono state caricate circa euro 500.000 di spese sostenute in Italia (amministrazione e stipendi). Insomma ai beneficiari su 1 euro versato dai donatori arrivano, se va bene, 30 centesimi.

Da segnalare che, CCS Italia, è stata fra le poche ad annullare i progetti in Italia (mentre altre li hanno iniziati) e che, per l’assoluta inutilità, è stato chiuso il processo di certificazione, costato all’Associazione euro 40.000 (soldi destinati ai bambini). Il bilancio (dopo tre anni di passivo) si chiude in sostanziale parità per il definitivo utilizzo dei fondi risparmiati nelle gestione precedenti.

Curiosa è la situazione di Oxfam Italia (che ha assorbito UCODEP), la raccolta fondi è unicamente pubblica (le nostre tasse) e in crescita del 10% (fatto strano) passando da euro 9,5 mio a 10,6 mio nel 2011. La Regione Toscana passa euro 5,6 mio e il Comune di Arezzo altri euro 1,2mio (quasi raddoppiati rispetto al 2011). La metà dei soldi pubblici se ne và per pagare gli stipendi a 316 persone (spesi euro 5,4 mio nel 2011 contro euro 4,7 mio del 2010); ben euro 243.00 se ne vanno per consulenti; altri euro 775.000 (raddoppiati rispetto al 2010) per attività di promozione che non ha portato grandi risultati vista la scarsa raccolta dai privati. Sembra un piccolo ministero.

Fra le Associazioni medie e a conduzione famigliare Aiutare i Bambini mantiene la raccolta stabile (2010 euro 3.48 mio; 2011 euro 3,52mio) è fra quelle che proporzionalmente investe di più in progetti in Italia (circa euro 500.000). più o meno la metà di quanto spendono in marketing, però. Qui risalta che fra “Oneri da raccolta fondi” e “Oneri di sensibilizzazione” volano via oltre euro 900.000 (cioè il 27% dei soldi ricevuti dai donatori. Se aggiungiamo “Personale e collaboratori per progetti” e “Oneri di supporto generale” (per un totale di euro 1,5 mio, ci accorgiamo, con sorpresa, che quasi euro 2,5 sono spesi per gestire l’Associazione (cioè il 71%). In effetti, nel bilancio, solo euro 1,8 Mio (al lordo delle strutture locali) sono destinati ai progetti.

Fortunatamente interviene la proprietà (Famiglia Modena) con un aumento di capitale di euro 600.000, se no il bilancio sarebbe in rosso. Anche loro sono un po’ approssimativi nella selezione dei collaboratori e tali scelte hanno portato alla chiususra dei progetti in Nepal (dopo aver versato alla organizzazione locale, non tanto affidabile, euro 70.000). In sintesi chi versa 1 euro può sperare che ne arrivi ai progetti per i beneficiari meno di 0,4 cents.

L’abbiamo fatta un po’ lunga per dare solo uno sguardo e sperare che anche i donatori diano un occhiata alla fine che fanno i loro soldi. Risulta, poi, fastidioso leggere nei bilanci sociali cifre sparate sul numero di beneficiari. Per esempio Aiutare i Bambini parla di 123.912 ciò significherebbe che per ognuno sono stati investiti circa euro 12; CCS Italia dichiara che i beneficiari sono 95.000 che sarebbero meno di euro 9; per non parlare dei 2.000.000 di Save The Children.

Per tutti sarebbe bello un pò più di trasparenza, nell’ottica di poter valutare la qualità della spesa. Se io dichiaro di mandare euro 400.000 (caso del CCS in Nepal) in un paese questa cifra è al lordo delle spese di gestione di chi s’occupa dell’implementazione dei progetti (cioè la stessa associazione se ha uffici o una ONG locale). Se noi consideriamo le spese normali (affitto ufficio circa euro 12.000 annui, 1 espatriato circa costo euro 30.000 annuo, personale locale (nel caso specifico 20 persone x euro 700 mese) costo euro 168.000; spese varie (telefoni, benzina, macchine, viaggi, altri benefits) costo euro 15.000 annui, vediamo che ne restano ben pochi per i beneficiari, cioè la miseria di euro 175.000 (meno della metà di quanto si è dichiarato d’inviare). Quindi, data la situazione, pensiamo che, come per tutti i settori dell’economia, magari sprecare meno sarebbe un bene.

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9 risposte a “Bilanci 2011, le ONLUS resistono

  1. Mi sembra che il conto torna ed e’ lo stesso per il sistema delle NU che per quello delle Ong: piu o meno il 70% dei fondi se ne va’ per ausostenersi e per autoreferenziarsi. Non e’ un bel vedere per beneficiari e donatori.

  2. grazie per la dettagliata analisi, molto utile ed in qualche modo illuminante.
    il passo successivo che sarebbe interessante, sarebbe comparare il settore della cooperazione con il businnes privato e vedere effettivamente se i costi di gestione della cooperazione sono in linea con quelli del businnes o se c`è uno spreco ingiustificato.
    un pò di spending review non farebbe male anche alle ONG, ma ovviamente tanti vi marciano sopra….

  3. Caro Redpoz, se i bilanci delle aziende private e i risultati prodotti dagli investimenti fossero simili a quelle della maggior parte delle ONLUS ci sarebbe la fila all’Ufficio Fallimenti.

  4. questo è, in linea di principio, assolutamente corretto. ma calandolo nella realtà di furberie, amicizie e corruzioni italiana, non ne sarei così sicuro…..

  5. Un esempio di gestione approssimative è quanto leggo nel Bilancio sociale del CCS è già segnalato da un altro blog cioè che sono stati sospesi, per mancanza di fondi, gli interventi fatti in alcune isole Koh Thmai e Koh Rong, distanti ore di navigazione da Shianoukville. La domanda è perchè effettuare interventi costosi e non sostenibili quando c’è tanto da fare nelle campagne intorno a Shianoukville. La risposta è nel blog citato: uno degli operatori espatriati del CCS doveva ripagarsi la barca. http://ccsnepal.wordpress.com/2009/04/26/boat-ingo-people/

  6. Caro Enrico
    non penso che i dirigenti dell’Aid Industry si considerino “diversamente utili” come in effetti sono. Del resto le escort non pensano di essere puttane, i banchieri e gli operatori di borsa truffatori e i politici scrocconi.

  7. Caro Enrico, sono veramente esterrefatto. Spariscono 9milioni di euro donati da migliaia di ingenui con gli Sms e le Ong coinvolte non dicono piu’ niente, oltre che a giustificarsi, quando il fatto e’ accaduto. Nessuna autocritica, nessuna indagine interna per rivelare responsabilita’, inettitudine, incapacita’. Cosi’ e’ per tutto il resto, progetti malfatti, spese di struttura sproporzionate, bilanci taroccati, dirigenti strapagati. Mai un cenno di autocritica. Quindi, di modifica. Sono convinti di essere sempre nel giusto, di operare per il bene dell’ umanità e non, come spessissimo accade, solo per loro stessi. E’ lo stesso meccanismo mentale dei politici, da cui spesso i dirigenti provengono o sono cooptati, loro hanno tutti i diritti perche’ lavorano per il bene del Paese. O come i magistrati che possono fare quello che vogliono, gettare poveretti in prigione per mesi, non fare niente a chi ha la maniglia giusta, lavorare 4 ore al giorno, loro sono la Giustizia. O come i grossi imprenditori a cui le banche o lo stato hanno regalato fior di soldi (che adesso i poveracci devono restituire con le tasse e senza i servizi) che hanno socializzato le perdite e intascato e portato all’estero gli utili. Loro erano gli eroi del libero mercato insieme ai loro compari banchieri. Per tutti questi “benefattori” quando le cose vanno male, niente problemi ci sono i soldi dei tax payers che lavorano tutto il santo giorno anche per loro.

  8. Buongiorno
    un mio amico va in Nepal a incontrare il bambino che sostiene da anni con la ONLUS CCS di Genova, non sembra esistere più, decine di funzionari pagati dalla ONLUS lo cercano fra montagne d’incartamenti incasinati, non sembra abbiano il controllo di quello che stanno facendo, la sensazione di casino non finisce anche se al mio amico, come compensazione, regalano un piccolo buddha di ottone. Lui ha cambiato associazione.

  9. È bello sapere che la Fondazione Acra-ccs Italia ha beccato euro 150.000 dal Monte dei Paschi di Siena, entrambi sono gestite dal PD ed entrambe hanno una gestione fallimentare.
    Ma ci pensano i contribuenti.

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