La Corte dei Conti alle ONG: il sistema non funziona

In qualche post avevamo portato fatti e argomenti per segnalare l’utilità che il bel mondo della cooperazione internazionale si desse una regolata, vista la generale scarsa capacità e improduttività. Molte delle ONG sono parte o derivate del  sistema politico-affaristico italiano e scontano gli stessi problemi di inefficenza, sprechi, lassismo, parole e poche fatti. Da decenni si parla di regolarizzare il settore per far emergere i più efficenti e non quelli più ammanigliati, ma, come altrove, gli interessi in gioco, i soldi in circolo, le cariche e le prebende di tanti fancazzisti hanno bloccato tutto. Poi, lo scorso luglio, ecco comparire la Corte dei Conti con un dettagliato rapporto (vedi docs). Lasciamo alla Corte la parola.

Sono emerse “una serie complessa di disfunzioni” nella gestione progetti promossi con i fondi pubblici (qualche milionata di euro presa dalle nostre tasse) così si esprime la Corte dei Conti nella relazione concernente “Contributi alle Organizzazioni non governative per la realizzazione di attività di cooperazione”. Tant’è che “Non è più procrastinabile l’introduzione nell’ordinamento normativo nazionale della previsione di una procedura concorsuale di selezione dei progetti da sovvenzionare, sul modello delle procedure selettive attivate da EuropeAid”, dove, appunto,  le ONG italiane vedono ridurre i progetti approvati per scarsa competitività con altri soggetti internazionali.

La Corte ha campionato (con i limiti della via indiretta, cioè gli Uffici Tecnici del MAE che dovrebbero essere i controllati) 84 progetti nel triennio 2008/2010 (destinati alle ONG 65 m di euro) in 23 paesi, e ha trovato di tutto, soldi mai arrivati, progetti fermi o in ritardo da anni, infrastrutture realizzate su terreni di terzi o inesistenti, rendiconti spariti, fondi fermi in Italia da mesi, responsabili di progetto fantasma e irregolarità di ogni tipo nel rendiconto delle spese sostenute.

Pertanto,  la Corte esige l’ovvio cioè “  il generalizzato ricorso a procedure selettive concorsuali e concorrenziali, aperte o ristrette, che, previa la verifica preliminare dei progetti proposti, alla luce dei criteri selettivi discrezionalmente enunciati nel bando, conduca all’individuazione dell’offerta più vantaggiosa.” Chi dovrebbe controllare questo sistema è la DGCS (Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAE), già coinvolta in diverse vicende penose (ultima qui).

La Corte, da cui sembrare trapelare una certa incazzatura, chiede, ai burocrati strapagati e inutili: “di codificare i criteri che presiedono al funzionamento dei controlli, prevedendo dei termini perentori per l’esibizione della documentazione giustificativa; non sovvenzionare progetti che non siano preceduti da un’accurata, approfondita e informata istruttoria, esaustiva della situazione della realtà locale; di verificare non solo la sufficienza del patrimonio delle ONG rispetto alle obbligazioni assunte ma anche di verificare che la ONG fornisca effettive garanzie in ordine sia alla realizzazione delle attività; di attivare le necessarie iniziative di recupero degli anticipi disposti nei casi di non realizzazione degli interventi previsti; ridimensionare l’articolazione della rete delle unità tecniche locali […] razionalizzando la procedura di verifica di ammissibilità di un progetto, evitando duplicazioni di passaggi tra uffici.” Insomma la rivoluzione dopo decenni di clientele, nepotismo e sprechi.

Vediamo le migliori ONG fra quelle citate nel rapporto:

il CELIM nell’ambito di un progetto miglioramento dell‟offerta educativa, tecnica, e agrozooforestale per la popolazione adulta ed il rafforzamento della struttura socio economica della zona di Sacaba”  ha costruito su terreni di terzi. “Una più accurata istruttoria del progetto avrebbe evidenziato che le opere che si intendeva costruire erano su terreni non di proprietà della controparte e le variazioni resesi in seguito necessarie hanno rallentato il progetto.

COOPI 7773 “Programma di sviluppo integrato nella Provincia di Ayopaya – Cochabamba” allo scopo di contribuire allo sviluppo socio-economico e alla salvaguardia della provincia di Ayopaya. Progetto avviato il 21/09/2007, con durata fino al 13/03/2011. “Nonostante le attività siano iniziate il 21 settembre 2007, e l‟Ufficio VII abbia già concesso 6 mesi di proroga, vi sono gravi ritardi; la ONG ha ricevuto i fondi relativi alla prima annualità a giugno 2007 ma non li ha messi tutti a disposizione delle attività creando pertanto ritardi negli acquisti e conseguentemente al cronoprogramma delle attività”.

CISS 7424 “Un programma di turismo sostenibile per il Governatorato del Fayoum” Progetto terminato nel novembre 2008. “Dei dieci risultati attesi la verifica condotta ne ha accertati raggiunti solo 4 completamente e due in modo parziale; il risultato finale quindi non supera il 50% dell‟intero progetto. Il progetto ha avuto risultati irrilevanti, la documentazione contabile non era presente.

CESTAS 8709 “Programma di sostegno alla salute materno-infantile ed ai servizi sanitari di base Malavane”. “In definitiva le attività del progetto sono state realizzate in minima parte (probabilmente neanche il 20%) e tutto è bloccato per la mancanza di invio fondi e per la mancanza di un capo progetto. Alla luce di quanto sopra il progetto dovrebbe essere chiuso

UCODEP 7796 “Promozione dell‟autonomia sanitaria e alimentare delle minoranze etniche in due comuni montani della provincia di Lao Cai Vietnam”. Il rapporto dà conto di rallentamenti nella realizzazione a causa della lontananza e della difficile accessibilità dei comuni nonché della profonda diversità etnica e culturale delle popolazioni indigene destinatarie del progetto; minima, rispetto al previsto, la realizzazione di costruzioni. Come propongono di sanare il fallimento gli esperti del ministero  “di far precedere la progettazione di iniziative da una ricerca antropologica relativamente alle strutture informali del potere locale nelle comunità e alla compatibilità socio-culturale delle nuove attività”.

Bene, andiamo avanti così.

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11 risposte a “La Corte dei Conti alle ONG: il sistema non funziona

  1. Ciao Enrico, opportuna segnalazione la tua, plauso al lavoro della Corte dei Conti: qualsiasi ministro, leggendola, dovrebbe rivoltare la struttura della DG come un calzino….! Incredibile, non esisteva neanche un format chiaro e unitario per la rendicontazione?!
    Il prossimo 20 Settembre l’Associazione ONG Italiane ed altri organizzano un convegno a Roma, a partire da queste considerazioni “La globalizzazione, con i cambiamenti politici, economici, sociali che stanno modificando gli equilibri, le strategie e i rapporti internazionali, ha profondamente mutato la natura della cooperazione internazionale. Le ONG sono fermamente convinte che occorra ripensare e modernizzare la Cooperazione italiana nel suo insieme, con orizzonti e prospettive ampie e lo sostengono da tempo”. C’è da crederci…? leggendo il rapporto della Corte dei Conti direi di no, considerato che tra i proponenti del convegno ci stanno proprio le grosse ONG segnalate dalla Corte …
    Comunque, gli stessi organismi di rappresentanza delle ONG avrebbero presentato delle proposte di modifica al disegno di legge 1744 di riforma dell’attuale normativa (http://www.senato.it/documenti/repository/dossier/studi/2012/Dossier_368.pdf) e sperano nei risultati del prossimo Forum della Cooperazione Internazionale, in programma a Milano l’1 e 2 ottobre (http://www.forumcooperazione.it/Pages/Programma.aspx).
    Mah, chi verifica in realtà il lavoro delle ONG e soprattutto “chi controlla i controllori…”? solo la Corte dei Conti? e i Parlamentari, l’avranno letto il rapporto della Corte? boh, come diresti tu “andiamo avanti così….”
    Grazie sempre per il tuo prezioso e puntuale lavoro

  2. Saranno fiumi di parole per cercare di tirar su qualche soldo, poi un bel report, un Po di lobbyng al ministero.
    La gente che dirige gran parte delle Ong hanno la stessa testa dei burocrati dello stato e degli enti paralitici (teatri, authority, etc.)…salviamoci il culo.

  3. grazie di questa notizia.

    ho lavorato per il Ministero degli Esteri, in un settore diverso, ma pur sempre parallelo a questo che prevedeva impiego di fondi spesso ingenti all’estero, e posso documentare che razza di sistema incancrenito di favoritismi clientelari e di dissipazione di fondi sia annidato in quel ministero.

    ho visto passare al Ministero da D’Alema, il re dei lottizzattori, a Fini, l’ignavo, a Frattini, senza che nessuno ci mettesse le mani dentro.

    mi sono sempre chiesto che cosa aspettasse la Corte dei Conti a intervenire; finalmente apre gli occhi, almeno in quest’altro campo.

    mi auguro che possa esserci dietro un imput politico, oppure che se è la Corte dei Conti l’input, adesso almeno il Ministero segua…

  4. ciao, enrico,

    non sturo questo tappo, per ora.

    dovrei circostanziare troppo, ed ogni prova è andata distrutta.

    però prometto di farlo quando avrò più tempo per documentare quel che dico.

  5. A proposito dell’ utilità e dei costi del MAE e delle rappresentanze italiane all’estero, vi segnalo il magazine “Terre di Mezzo”; oltre a raccontare cosa accade nei consolati in materia di visti, si parla del fatturato della VFS GLOBAL SERVICES PVT LTD, la società esterna a cui viene appaltato il servizio di richiesta informazioni sui visti e sulla documentazione da presentare, chiamato “Visa facilitation service”: viene da chiedersi facilitation per chi…?!

  6. Ti rimando la notizia già pubblicata nei commenti relativa alla’ultimo scandalo scoperto al Ministero degli esteri:
    Questa la notizia: Una truffa ai danni della Cooperazione allo sviluppo che permetteva di percepire indennità di missione più alte, con un danno stimato in un milione e 600mila euro: è quella scoperta dalla Guardia di Finanza in collaborazione con il ministero degli Esteri e che ha portato alla denuncia di 29 consulenti esterni della Farnesina

  7. Ho letto le attività aggiornate di CCS Italia ONLUS sul Nepal dove avevo adottato a distanza un bambino. Purtroppo non c’è niente, solo riunioni e meeting. Sembra un pò come quello che la Corte dei Conti ha evidenziato per molti progetti delle ONG.
    Ma mi ricordo che anni fà venivano fatte distribuzioni d materiale didattico a migliaia di bambini, libri, penne e quaderni che aiutavano la famiglia a mandare i bambini a scuola. Ma perchè?

  8. La ragione e’ purtroppo semplice, su circa euro 400.000 che dovrebbero arrivare il 75% e’ speso per mantenere la struttura e, in parte, per pagare gli stipendi in Italia e sono soldi donati per i bambini.
    Ho letto anch’io quanto hanno fatto ed e’ poco. In sei mesi in Nepal: “visita dei collaboratori con funzionari del Distretto nelle scuole”; sensibilizzazione al risparmio per 80 bambini; presentati i lavori di una ricerca a 30 persone (Cambogia); workshop sull igiene in 5 scuole e poco altro, viene da piangere. Per verificaredare un occhiata a: http://www.ccsit.org/ebone.php?app=ebone&eboneID=d0299d0eded0d9aaf73d9932da9682d1&mod=news_index
    Ci sono 20 persone pagate in Nepal per fare queste puttanate e altrettante in Italia.

  9. purtroppo, e parlo da addetta ai lavori e quindi parte in causa… è una sensazione diffusa e con la quale ho dovuto fare i conti venendo a contatto con 2 coniugi che da anni si recano, come volontari per una mini associazione, ad haiti. Le loro ferie le spendono così… per dare una mano alla ricostruzione. Coi fatti, non a parole (hanno 3 figli e ciononostante sono tornati a casa anni fa con un bimbo haitiano adottato. “Le ong? – mi dicono quando andiamo sul discorso – La cooperazione internazionale? non ci fidiamo troppo… siamo lì sul campo, e abbiamo sotto gli occhi gli sprechi e i (mancati?) progressi del lavoro delle ong internazionali..” questa loro risposta è lo specchio della realtà, volenti o nolenti. Poi come sempre non tutto è bianco o nero per forza. però da l’idea…
    Ora in Italia è sbarcata anche PLAN, uno dei nomi ‘storici’ della cooperazione internazionale; solito carrozzone ed altri sprechi inutili? Speriamo di no.
    In tutto ciò, per forza di cose direi, ben vengano i conti (anche nelle tasche)

  10. Caro Enrico
    è interessantate anche la storia della ONG Alisei di Bologna e delle società ad essa più o meno collegate. A Bologna per ricevere soldi dagli enti locali bisogna essere super amminigliati con il sistema del PD (simile a quello che tu hai descritto per la ONLUS CCS a Genova) e Alisei è ben messa. Specie con Cofferati, ora eurodeputato, attivisimo sulla spiaggia di Moneglia.
    La storia è descritta in questo articolo e la sintetizzo: autocostruzioni con l’impegno economico e lavorativo dei poveracci, contributi pubblici alle società collegate ad Alisei, fallimento e lavori sospesi. Nel culo l’hanno preso i poveracci che volevano costruirsi una casa. http://www.corriere.it/inchieste/sogno-casa-autocostruita-l-ong-diventa-beffa-truffa/6f888e7c-12de-11e2-9375-5d5e6dfabc1a.shtml
    Ma la ONG è stata già coinvolta in malagestio per lo Tsunami in Sri Lanka con fondi anche comunali (oltre che raccolti da donatori privati) si parla di qualche centinaia di migliaia di euro, siamo nel 2004. La Commissione statale di Controllo sulle attività per lo Tsunami, scriveva: Il “Presidente informa la Commissione degli sviluppi del caso “Alisei”; la
    Commissione, preso atto che la fideiussione non è stata onorata, ritiene che ora il
    Dipartimento debba promuovere rapidamente un’azione legale (contro Alisei e
    contro la società che ha rilasciato la fideiussione) per il recupero delle somme che
    Alisei a suo tempo ha riscosso per la realizzazione del progetto che, sulla base di
    verifiche e riscontri in contraddittorio”.
    http://www.emergenzamaremoto.org/progetti/16 (e rapporti relativi).
    Non contenti il Governo dell’Equador li ha messi in un elenco di ONG sospese per non aver rispettato i requisiti richiesti, fra cui trasparenza e attività. http://america.infobae.com/adjuntos/pdf/2012/09/149600.pdf

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