Borghesi in Nepal

Quanti shopping centers, telefonini, palmari , ristoranti eleganti, banche (passate da 5 nel 1990 a 22) si vedono negli ultimi anni a Kathmandu. E’ la borghesia o la middle class formatasi solo dalla fine degli anni’80; persone che lavorano nei servizi, nello stato o nelle poche industrie e che guadagnano fra le Nrs 1.500-2000 al giorno (circa euro 15-20) e, nel 2011, rappresentavano il 15% della popolazione (in massima parte concentrata nelle città del Terai e a Kathmandu). L’Upper Class conta, secondo le statistiche, solo 100.000 persone che guadagnano cifre notevolmente superiori a queste e raccolgono gran parte della ricchezza del paese. Il resto, su un totale di 26 milioni d’abitanti, sono i poveri, i medio poveri (tutti quelli impegnati nei settori informali: risciòmen, tassisti, venditori di strada, guide, portatori,) e i finti poveri (cioè chi guadagna e tanto, dalla corruzione, dal contrabbando e dalle varie attività illecite). Le rimesse (oltre 3 milioni di persone) degli emigranti aiutano il 50% delle famiglie nepalesi (le rimesse risultano spese al 97% per consumi e pagamento dei debiti).

Questo movimento sociale è stato in Nepal, numericamente meno evidente, ma simile rispetto all’ in India in cui (dal 1990 al 2008) s’è formata una classe media (che consuma) di oltre 200 milioni di persone ed è, per entrambi i paesi, uno dei motori dello sviluppo. Malgrado ciò l’incremento di reddito annuo dei più poveri in Nepal è stato nell’ultimo decennio il 6,3% mentre quello dei più ricchi il 7,9%, dicono gli studi. La ricchezza, anche qui, si è concentrata. Prima del 1990 in Nepal poche macchine, pochi ristoranti di lusso, poche banche, pochi televisori, nessun telefonino e pochi telefoni.

Allora la ricchezza era sicuramente più concentrata nelle mani di pochi e la situazione di allora, l’ha descritta perfettamente in uno dei suoi ultimi discorsi (metà anni ’80), Bishweshwar Prasad (detto B. P.). Koirala, uno dei padri fondatori del Nepal moderno, primo ministro durante la prima fase democratica negli anni ’60, fondatore del partito del Congresso:  “During the past two decades, an economic class, which is not dependent on the state of the national economy, and is neither capitalist nor feudal, has emerged in Nepal. The feudal class depends on the economic condition and prosperity of the villages; if the economic condition of the villages improves, it will get a share from it. The capitalist class, on its part, takes interest in the development of capital, that is , it takes interest in such matters as market development and urban development. “But this nouveau riche class has no roots here. People belonging to this class have become prosperous only because of foreign aid. A major portion of foreign aid goes into their pockets. They have become prosperous through such activities as corruption, destruction of forests, smuggling and illegal trade. This class is now in the center-piece of our politics today”.

Fortunatamente la middle-class Nepalese non è solo così. Parte della borghesia nepalese proviene da ex-contadini che a Kathmandu o nei villaggi hanno visto rivalutare la terra a dismisura, hanno utilizzato i risparmi per mandare i figli a scuola che, a loro volta, sono stati bravi e fortunati a sfruttare le nuove opportunità, prima assenti, nei settori dei servizi, dell’IT e, in generale, dall’apertura del mercato nepalese al mondo.

Un mio amico, aiutato dalla famiglia, che ha venduto parte della terra del villaggio, si è laureato, nel 2000 alla Kathmandu University a 22 anni, ingegnere. E’ stato bravo e fortunato ed ha iniziato (dopo qualche anno d’attesa) a lavorare per una delle poche aziende strutturate del Nepal con un salario mensile di Nrs. 10.000 (circa euro 100). Oggi ne guadagna circa 50.000 (compresa la 13° del Dashain) e rientra pienamente nella classe media nepalese. (quella che ha lavori onesti o ufficiali). Vorrebbe comprarsi una casa, per la sua famiglia, ma spende quasi tutto. Ogni mese se ne vanno: nrs. 5.000 per luce, telefono, gas; Nrs. 2000 per la benzina della moto; nrs. 12.000 per l’educazione dei figli (li manda a una scuola privata); per l’affitto Nrs. 15.000 (4 locali); per mangiare nrs. 11.000; per andare due volte al mese al cinema o in un ristorante altre nrs. 3000. Non gli rimane più niente, se non il reddito della moglie insegnante (nrs 11.000 mensili) ed è già un privilegiato.

Vorrebbe comprarsi una casa ma il mutuo è al 70% del valore dell’immobile, con un tasso d’interesse del 12% in 20 anni. S’è guardato in giro e un appartamento (bruttino) come quello che ha in affitto, non costa meno di nrs. 25-30 lakh (euro 27.000-32.000), con una rata mensile di circa Nrs. 20.000, non risparmierebbe neanche una rupia per eventuali emergenze (la sanità non è gratuita in Nepal). Classe media nuova ma già pressata, come ovunque.

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3 risposte a “Borghesi in Nepal

  1. sono tornato da non molto dal brevissimo viaggio in Mozambico e lì sono stato davvero colpito dalla diffusione della classe media, anche in comparazione con la Tanzania…
    verrebbe da dire che è un dato positivo.
    ma, mi pare che almeno in parte sia anche il senso del tuo post, in che misura questo dipende dagli aiuti post-conflitto? oggi, a me sembra tantissimo.
    e mi domando quanto a lungo può reggere… specie considerando quanto “pressata” è la classe media in questi paesi dove manca ancora un vero welfare…

  2. Penso che l’aperture dei mercati e la comunicazione (per sintetizzare) hanno portato cambiamenti strutturali nelle economie dei diversi paesi, fra cui il nascere di una classe media (vedi India, Cina e in piccolo Nepal, Mozambico, Angola, Tanzania, Cambogia>
    Non vi e’ stata equità in questo sviluppo, ma la classe media consuma, vuole frigoriferi e televisioni, fa crescere il sistema, e vuole contare qualcosa anche nelle scelte politiche ed economiche. I sistemi chiusi, di casta, corrotti (come dimostra Libia, Italia, Tunisia) non reggono.

  3. Girando per la Valle s’incontrano un sacco di case non finite, in altre s’offrono sconti fino al 25%per l’acquisto. Il mercato immobiliare di Kathmandu sta scendendo dopo che le costruzioni hanno riempito la Valle e poco si è fatto per ristrutturare quelle antiche.
    Appartamenti belli che prima costavano Nrs.155 lakhs sono ora venduti a meno di 115 (euro 100.000). Il problema è che in Nepal, come ovunque, le banche hanno fatto prestiti negli anni passati garantiti dalle case e messi in bilancio con un valore non più di mercato.
    La crisi dei mutui che ha solo sfiorato il Nepal rischia d’esplodere.

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