Nepal: monsone fatale

Il monsone è micidiale, anche quest’anno leggero all’inizio e fortissimo alla fine. Oggi l’Indra Jatra celebra la sua fine (è infatti c’è il sole e fa caldo) e lo ringrazia per la pioggia che, ancora oggi, determina i raccolti. Durante questi tre mesi frane, straripamenti, strade dissestate, cieli nuvolosi, febbri hanno provocato centinaia di morti. In questi giorni abbiamo avuto le notizie (poiché erano coinvolti turisti occidentali) della valanga sul Manaslu e della caduta dell’aereo per Lukla con oltre 20 morti ma da maggio, quando iniziano le prime piogge, i morti sono stati almeno 150.

Le strade di montagna diventano fiumi con le piogge, i bus sgangherati e gli autisti stanchi o ubriachi non vedono più niente, non esistono protezioni e quando un bus precipita in un fiume i morti sono decine. A maggio un bus è caduto nel Sunkosi (sulla strada per il Tibet) provocando 5 morti e decine di feriti, eppure quella è una delle strade più bentenute del Nepal. Nei distretti periferici (Dhading, Nawalparasi, Gulmi) gli incidenti hanno provocato un centinaio di vittime. Fra i villaggi delle montagne i collegamenti sono tenuti da flottiglie di minibus e jeep Tata, anche queste ridotte male e con autisti che vanno avanti e indietro come pazzi per raggranellare più rupie possibili. Lì le strade non sono neanche asfaltate, se di terra argillosa diventano pantani, strette e a appese a immani precipizi. In un solo incidente a Palpa (in luglio) sono morte 15 persone, possiamo immaginare come fosse carica la jeep. Oggi 14 persone disperse per una frana lungo la Mechi Highway e uno studente morto perché caduto dal teyto di un bus a Kavre.

Traporti fatali in questa stagione anche per chi vola. Ogni anno cadono almeno 3 aerei. Il primo è stato a maggio mentre era in volo, fra le nuvole e sfiorando le montagne, verso Jomosom. Cio sono state meno vittime rispetto alla jeep, comunque. Montagne e colline che franano, abbandonate dai contadini in cerca di fortuna negli Emirati, incuria dell’uomo e così ogni anno si calcolano in decine le vittime come a Gulmi (quest’anno particolarmente sfigato) dove una frana s’è portata via una famiglia di 5 persone. Ma decine d’incidenti analoghi sono stati ricorrenti in ogni parte del Nepal. Nelle piane del Terai straripano i fiumi e da fine agosto (quando le piogge sono cresciute) almeno 10 villaggi sono stati spazzati via e si calcola che una decina di persone sia affogata.

C’è sempre un gran parlare di finanziamenti per costruire ponti (essenziali nelle aree collinari quando i fiumi sono inguadabili) ma pochissimo si è fatto. In molte aree del Nepal i bambini per andare a scuola superano i fiumi in teleferiche, li attraversano a piedi o a nuoto come accade a Hattimadar nel distretto di Salyam (Nepal centro occidentale). Infine le malattie dovute all’acqua inquinata che, ogni anno, si portano via almeno un centinaio di persone, specie nel Terai. Certo la natura è potente, i mezzi di trasporto (aerei, minibus, bus) sono antiquati, senza manutenzione, non curati, il personale super sfruttato, ciucco, improvvisato. Chi ha viaggiato in bus per il Nepal (9-10 ore per 200 chlilometri), gomme liscie, bus che arrancano nelle salite, guasti costanti, autisti sfatti. Per le infrastrutture (strade, pozzi, ponti) lavorano in tanti, tutte le agenzie delle Nazioni Unite,  finanziate dalla Asian Dev. Bank (si calcola che siano stati investiti, a parole, negli ultimi dieci anni circa USD 5 miliardi. Investimenti massicci, come sempre, con pochi risultati. Chi si occupa delle infrastrutture nei villaggi è il Department of Local Infrastructure Development and Agriculture Roads (DoLIDAR), che lavora e coordina le attività dei municipi (VDC) e dei Distretti (DDC). Organi locali di fatto non funzionanti e privi di membri eletti da oltre 10 anni.

Gran parte dei finanziamenti arriva da: India, Giappone, Finlandia, the World Bank, e Asian Development Bank, Svizzera, DfID UK) e UNICEF. In un recente rapporto la stessa ADB segnala che “il 96% dei contratti verificati non è conforme alle regole della Banca stessa”; aggiunge “Civil works were determined to be generally delayed in construction, no test reports were provided for materials to provide assurance that these conformed to technical specifications” e conclude “l’assenza di controlli di gestione implica che i fondi siano usati per gli scopi previsti”. Insomma la natura non si controlla ma neanche gli uomini.

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4 risposte a “Nepal: monsone fatale

  1. Caro Enrico
    quante ne ho viste di carcasse di autobus nel Trishuli, soprattutto io che viaggio con i mezzi locali. Ci si ferma e si guarda giù. Tutti insieme. Poi si riparte e si prega. La Sita air l’ho presa spesso e quando sento dei morti mi vengono i brividi. questa volta pare che la causa sia stata un grosso uccello. Sono un po’ preoccupata per degli amici. in che zona ci sono i dispersi? Non ricordo precisamente dove stavano lavorando.
    Speriamo che le nuove feste, dal 18 in poi, portino più stabilità
    Un caro saluto
    sonia

  2. viaggiando zaino in spalla il miglior modo di spostarsi sono i mezzi pubblici,gli aerei anche se veloci nello spostamento ed economici alle nostre tasche sono sempre da evitare.certo una buona dose di fortuna bisogna sempre averla, quante paure nei lunghi viaggi in pulman!speriamo bene!buon tutto luca.

  3. In questi giorni sono morte 6 persone in diiverse frane nel Nepal orientale. Una sulla Mechi highway in Ilam e due in un villaggio presso Sankhuwasabha al confine con il Sikkim.

  4. Ciao ti giro quest’articolo di Rabin sulla situazione dell’aviazione civile in Nepal:
    Il 28 settembre un altro aereo è precipitato in fiamme vicino a Kathmandu Airport, prendendo la vita di tutti i 19 passeggeri a bordo. Fin dall’inizio del settore del trasporto aereo in Nepal, più di 600 persone hanno sacrificato la loro vita in incidenti aerei.. Questo è il sesto incidente aereo entro un periodo di due anni.
    Stewarts Law, uno studio legale eminente sede a Londra specializzata in osservazioni diritto aeronautico, ‘Nepal non ha un buon record di sicurezza aerea, anche se il suo ambiente operativo è una sfida.’ Inoltre James Healy-Pratt, capo del trasporto aereo e viaggi del Regno Unito ha aggiunto, ‘E’ ora che il governo nepalese prenda sul serio la sicurezza aerea, al fine di evitare inutili ulteriori perdite di vite. Patt chiederà l’inserimento alla Commissione europea nella lista nera per le compagnie aeree nepalesi.
    Non solo per i turisti ma anche per tutti i cittadini le regole dell’aviazione dovrebbero essere rafforzate e le compagnie aeree che non soddisfano gli standard dovrebbe essere vietato di operare.
    Solo pochi mesi prima, il Buddha aereo Air si è schiantato uccidendo tutti i passeggeri a bordo. Analogamente, nel maggio 2010 e ottobre 2011 Agni Air e un aereo militare si è schiantato, rispettivamente. Incidenti aerei sono diventati un evento frequente in Nepal. A volte, i dirigenti dell’aviazione incolpano gli uccelli di essere. Come al solito, alcune delle parti responsabili si sono affrettati a concludere che ‘bird strike’ è stata la causa principale della tragedia Sita Air. L’ipotesi di un bird-strike è rilevante in alcuni casi, ma è abbastanza vago di farne un importante punto di riferimento troppo spesso.

    Il settore del trasporto aereo del Nepal è cambiato radicalmente negli ultimi dieci anni. Un gran numero di aziende private si fanno una concorrenza spietata. La domanda di trasporto aereo ha aiutato l’industria compagnie aeree a fiorire. Nonostante il numero crescente di compagnie aeree nazionali, il settore s’è gravemente deteriorato rispetto al passato. Gli aeroporti nazionali sembrano stazioni degli autobus. Durante l’alta stagione, gli aerei non hanno nemmeno il tempo di passare attraverso ispezioni tecniche. Essi superano il loro limite giornaliero di volo. Più che il lassismo degli operatori delle compagnie aeree, l’errore principale risiede nelle normative statali inefficaci. La maggior parte degli aerei che entrano in Nepal sono di seconda mano. Le questioni autorità interessate battenti licenza senza le opportune misure giuridiche. Una approfondita indagine deve essere condotta per determinare se i piani soddisfano i criteri minimi che volano come prescritto dalle regole standard di sicurezza aerea.
    L’elenco delle catastrofi aeree nel corso degli ultimi cinque anni, non mostra altro che un ma povero livello di sicurezza. Diversi sono i fattori dietro il crescente numero di incidenti aerei: le condizioni atmosferiche e del territorio difficili del Nepal. Ma più di questo la responsabilità sta nelle mancanze della legge, nell’incoscienza dei funzionari di governo che rilasciano i permessi senza frequenti controlli e senza verificare la condizione fatiscente degli aerei. Documenti importanti provenienti da tutto il mondo hanno accusato le autorità dell’aviazione di essere responsabile.
    La tendenza degli operatori delle compagnie aeree a mettere la vita umana al di sopra dei profitti deve fermarsi

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