Ogni 5 secondi l’Africa cresce (da sola)

Il mondo finanziario e le banche internazionali stanno scoprendo l’Africa come futuro mercato d’investimenti (e speculazione). La J.P. Morgan ha inserito i bond governativi nigeriani negli indici internazionali, aggiungendoli a quelli Sudafricani. Si ritiene che vi siano spazi per investimenti, specie nelle infrastrutture, per qualche miliardo di dollari nel continente. Non solo i banchieri di New York ma anche i principali centri di studi e analisi europei (London Business School; INSEAD francese, gli svizzeri ed altri) stanno iniziando a considerare e a programmare l’Africa come la prossima Cindia.

Cina ed India, stati-continenti, sono per molti africani un esempio di come, da soli, trovare una via per lo sviluppo, magari ineguale e caotica come lo fu nei paesi occidentali, ma sicuramente migliore della stagnazione procurata dall’assistenza internazionale. Un esempio del dibattito in Africa su come gli investimenti esteri possano sostituire gli aiuti è in questo articolo.

Le previsioni parlano di una crescita del PIL africano del 5% quest’anno e del 5,7% nel 2013; certo, trainato dai colossi come Sud africa, Nigeria, Angola, Kenia e Tanzania ma esteso anche ai paesi più piccoli. Nell’Africa sub-sahariana 22 paesi sono, ora, considerati, “middle income countries” con un reddito pro-capite superiore a USD 1.000 (quasi il doppio di quello nepalese); la media del reddito procapite africano è, comunque, prossimo a USD 1.700 (secondo recenti studi della World Bank). Vi è crescita demografica giusta, con gli attuali controlli delle nascite, (la Nigeria è previsto superi gli USA come terzo paese più popolato nel 2055); la rapida urbanizzazione favorisce investimenti e produttività; lo sviluppo delle tecnologie di comunicazioni (telefonini ed internet) ha avuto un enorme impatto nell’economia africana (l’uso del telefono era limitato a meno dell’1% della popolazione fino a 15 anni fa, oggi raggiunge il 70%). Grazie a questo l’Africa è uno dei pionieri delle transazione bancarie su mobile devices. Insomma un continente in grande crescita pur con i limiti di povertà e di disequilibri, basti considerare che fra i 20 paesi del mondo a rischio carestia 11 sono africani.

Tutto questo in Italia sembra sfuggire, l’Africa è sempre e solo il continente dei poveracci specie per gli uomini di marketing dell’industria dell’assistenza. Un esempio, Save the Children, la più potente multinazionale di questa industria si è lanciata in una potente campagna pubblicitaria (Every One) che, già ha sollevato qualche discussione (articolo qui). Ricordiamo che STC spende il 20% di quanto raccoglie (41,4 milioni di euro) per attività di marketing, e altrettanto per la struttura e, una parte dell’ingente somma destinata al network internazionale (70% della raccolta), finisce per pagare stipendi e pubblicità globale. L’amico Max ha stimato che non più di euro 0,50 su 1 donato arriva nei paesi beneficiari (al lordo delle spese di struttura locali). In Nepal STC è citato come esempio, dopo l’UNICEF, della burocrazia e degli scarsi risultati pratici della cooperazione internazionale. Personalmente ho visto 5 anni di progetti per gli asili nel distretto di Kavre finiti nel nulla dopo aver speso euro 200.000.

Il refrain della campagna è drammatico “ogni 5 secondi muore un bambino” e sentirlo ripetere, senza passione, da telecronisti e calciatori bolliti fa un po’ di tristezza. Elias Gerovasi (dirigente di Mani Tese) ha posto il problema nell’articolo citato, ha visto su Google centinaia di richiami analoghi, con moltitudine di cifre:

• Ogni giorno muoiono ben 26 mila bambini, uno ogni 3 secondi • Ogni minuto, un bambino muore di morbillo in Africa • Muore un bambino ogni quattro secondi, secondo i dati di Save the Children. • Ogni minuto muore una donna incinta • In Africa ogni minuto due bambini muoiono di malaria • In Africa Subsahariana, si stima che ogni giorno muoiono circa 6000 persone a causa dell’AIDS • Ogni minuto 6 ragazzi sotto i 25 anni vengono infettati dall’HIV e l’AIDS • Un bambino ogni 6 secondi muore per fame • Ogni minuto nel mondo (nel 90% dei casi, in Africa Subsahariana) la malaria uccide un bambino sotto i 5 anni. • Ogni minuto nel mondo un bambino perde la vista • Ogni minuto 1 donna muore per cause legate a gravidanza o parto • Ogni secondo muoiono 14 bambini, dice l’Unicef • Ogni giorno mille persone muoiono a causa della tubercolosi • In India ogni secondo muore un bambino dice Save the children • In India muore un bimbo ogni 20 secondi • 1,8 milioni i bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni anno per malattie collegate alla qualità dell’acqua • Africa, ogni minuto muoiono 8 bambini sotto 5 anni • In Africa Sub Sahariana, 29.000 bambini al di sotto dei cinque anni, 21 ogni minuto, muoiono ogni giorno principalmente per cause prevenibili.

Elias s’è fatto qualche domanda su questo tipo di comunicazione, è stato rimbrottato da STC ed è un po’ arretrato nei suoi giudizi (anche lui è nel sistema, gli hanno detto, perché rompe i marroni).

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4 risposte a “Ogni 5 secondi l’Africa cresce (da sola)

  1. scrivi tutte cose correttissime: l’Africa si sta muovendo.
    difficile fare previsioni, perchè le discrepanze sono davvero tantissime, ma si muove: con o senza gli aiuti internazionali, uno sviluppo significativo è in atto.
    a leggere così, senza grandi analisi, azzardo un paragone coi primordi del capitalismo occidentale: enormi diseguaglianze, poco riguardo per l’ambiente, urbanizzazione selvaggia.
    in effetti, questi sono tra i principali indicatori del continente, dove lo sviluppo è nelle mani di poche oligarchie. mentre resta la povertà estrema e diffusa, oltre a sistemi di pensiero radicalmente diversi da quelli cui siamo abituati.
    secondo me, sarebbe importante che il pensiero africano non venisse perso in favore di uno sviluppo economico incontrollato, perchè sarebbe un’occasione per un modello nuovo- fondamentale in quest’epoca.

  2. Nei giorni scorsi si è tenuto il 2012 African Economic Conference a Kigali. Lì il presidente del Ruanda, Kagame si è lamentato dei donatori che hanno limitato gli aiuti per il presunto aiuto dato ai ribeli della Democratic Republic of Congo (DRC).
    Un atteggiamento dei donatori giudicato da molti destinato ad aggravare le tensioni nell’area. Ma oltre a questo molti relatori hanno sottolineato che ciò potrebbe essere anche un bene visto le ottime performance dell’economia del Ruanda, a prerscindere dagli aiuti stessi.
    Inoltre, nel corso della Conferenza, è stato portato l’esempio degli aiuti provenienti dagli USA (ma con simili risultati per tutti i donatori) secondo cui quando viene siglato un programma d’aiuti per (esempio) USD 100 milioni, solo una piccola parte arriva al governo beneficiario: il 40% finanzia i costi dei funzionari dei donatori; 20% allo staff tecnico che ha elaborato in patria il progetto; 30% ai funzionari delle ONG che sono incaricati d’implementarlo localmente e il 10% finisce nelle spese di gestione del progetto (rimangono al donatore). Quindi il 60% degli aiuti finisce in stipendi degli “esperti occidentali” in ciò che molti funzionari ruandesi considerano consumi di lusso.

  3. Si è il percorso seguito anche in Asia (con qualche differenza solo per l’India), non sembra ci siano alternative anche se le condizioni di vita in Occidente durante la Rivoluzioine Industriale erano, complessivamente, ben peggiori.
    Sarebbe bello una via diversa allo sviluppo, africana o asiatica, ma, almeno per adesso, i segnali di differenza rispetto al modello occidentale sono molto deboli.

  4. Sarebbe utile segnalare che per Save the Children lavora con posizione di responsabilità in Mozambico (direttrice provinciale), tale Patricia Cavagnis condannata a un anno di reclusione per appropriazione indebita di ingenti fondi destinati (sentenza dello scorso febbraio), guarda un pò, proprio ai bambini del Mozambico.

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