2060

Il video rappresenta la previsione dell’ Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) da qui al 2060. Conferma quanto stiamo vedendo: la ricchezza si sposta e con essa opportunità ed entusiasmo. Cina ed India stanno superando gli USA e l’Europa nei prossimi anni ma, nel 2060, il PIL procapite delle economie emergenti sarà quadruplicato mentre solo raddoppiato quello dei paesi, oggi, più sviluppati.

Il PIL del mondo crescerà mediamente del 3% annuo ma nelle economia oggi avanzate s’attesterà su un misero 1,7%. Nel 2060 il PIL complesivo di Cina (27.8%) e India (18.2%) sarà maggiore di quello dell’intera area dei 34 paesi dell’ OECD, (42.3%). Si spostano le aree di ricchezza e, quindi, anche quelle di povertà (come vedremo in un prossimo post) e ciò dovrebbe indurre i policy makers dei vari settori a qualche riflessione per rivedere modelli d’intervento e bilanciamenti istituzionali, nazionali e globali.

Rileggo un post del 2008:  A questo punto cosa differenzia, nella sostanza, il comune cittadino italiano rispetto a quello di un abitante del cd. terzo mondo? Quali diritti sostanziali in più abbiamo garantiti? Che cosa differenzia il sistema di potere autopreservante (fatto da politici, grandi imprenditori, burocrati, magistratura, giornalisti) che si gode i diritti sostanziali lasciando ai cittadini ipocriti diritti formali (voto senza preferenza, giustizia dis\uguale per tutti, diritti alla salute negati nella prassi, pensioni insufficienti, tutele sociali nulle)?

  Il mondo si è appiattito con la globalizzazione e sempre di più i paesi del primo mondo assomigliano a quelli del terzo. Il secondo è sparito. In tutte le città sari, kurta, caffettani colorati si mischiano con vestiti grigi e cravatta. I centri commerciali ai simil-suk, i trasfertisti della Western Union alle banche internazionali, impiegati a portatori. Il divario fra i ricchi e i poveri s’allarga ovunque, i ricchi (in Italia come in Burkina Faso) possono comprarsi tutti i diritti. Per la salute, le cliniche private o i viaggi all’estero; per la giustizia in occidente basta affittare schiere di avvocati o, come per gli arbitri di calcio, contare sulla soggezione al potere; in Burkina Faso l’operazione è più diretta, si compra un giudice o qualche poliziotto. In Burkina Faso (ma può essere il Nepal, la Cina, o l’Ecuador chi ha i soldi non ha problemi di sicurezza, basta affittare guardiani armati o avere ville super-protette.

La sintesi, per i cittadini normali (o comuni) nel mondo, è semplice: chi non ha soldi, non conta nulla; nessun diritto economico è stato creato per proteggerlo anzi le ideologie (consumismo) e i valori dominanti (sei ciò che hai) lo fanno sentire anche uno stronzo, se povero (o mezzo povero). La grande ipocrisia dei diritti umani, sociali e politici ottocenteschi è, oggi, sbandierata e strumentalizzata per giustificare qualsiasi atto (economico, politico, militare); come una volta la diffusione della Fede.

La globalizzazione, inevitabile ma, non governata, sta disegnando un mondo in cui i nuovi impiegati di New Dheli o di Shangai (figli magari di contadini che sopravvivevano coltivando un campo e qualche gallina) sono simili agli impiegati di Londra o Milano, infilati in palazzoni, con un reddito sufficiente a fare qualche acquisto superfluo. Fra qualche anno non vi sarà differenza fra quanto guadagna un impiegato o un operaio in India e uno negli USA, ma identici saranno i problemi per sopravvivere con dignità. Già oggi, per i lavori più umili, la differenza fra un operaio edile in nero di Milano e quello del suo omologo di Kathmandu (a parità di potere d’acquisto) è minima.

Le persone si muovono, la gente fugge dai villaggi, abbandona i campi e l’agricoltura (che senza gli investimenti dei governi è rimasta di sopravvivenza) per arruolarsi nei battaglioni dei nuovi schiavi (i migranti). I capitali volano, da una borsa all’altra alla ricerca del profitto, quote s’infilano nelle tasche di pochi potenti in ogni paese ma nessuno è in grado di fermarli su investimenti a lungo termine agricoltura, risorse idriche ed energetiche. FMI, Banca Mondiale, sistema delle NU, in forme e modi diversi, hanno favorito l’ingovernabilità dell’inevitabile globalizzazione.

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5 risposte a “2060

  1. tu ovviamente hai girato il mondo e sai anche i limiti di questo “appiattimento” tanto decantato e conclamato: differenze culturali ancora rimangono e, specie nel terzo-quarto mondo, non spariranno tanto presto.
    verissimo che le divergenze economiche si stanno riducendo, come ben mostra anche il video OECD.
    credo che la tua domanda dovrebbe farci veramente riflettere, perchè i modelli che “il mondo sviluppato” ha adottato fino ad ora non saranno più attuali da qui al 2030-2060. Insomma, investiranno in pieno un paio di generazioni (fra cui la mia) nella loro maturità, quindi quando saranno più rigide e restie ai cambiamenti.
    secondo me questo dovrebbe portarci ora, immediatamente, a ripensare sia il modello economico che quello dei diritti. magari a coordinarli in un sistema nel quale la qualità della vita sia al centro e nel quale l’economia, la produzione sia “sostenibile” in un senso molto più ampio di quanto ora immaginiamo.

  2. Ciao Red
    Tutto vero, ma la classe dirigente guarda alle trimestrali, alle prossime elezioni, al proprio potere e utile personale o di gruppo ristretto. Guarda l’Unione Europea che dopo anni di chiacchiere sulla speculazione finanziaria (che sega le gambe a chi lavora), sull’armonizzazione delle contabilità nazionali, e via discorrendo non ha fatto niente; anzi invece di eliminare l’inutile parlamento ha cancellato l’Erasmus. Purtroppo gli interessi della gente comune sono ininfluenti finchè non creano disordine sociale o economico, rendono difficile il profitto e impongono mutamenti di regole e di persone, che poi riproducono meccanismi di potere uguali a quelli cambiati cioè basati sull’interesse immdiato del singolo. Oh, magari sono un pò pessimista.

  3. un pochino, ma non posso darti torto.
    comunque qualcuno che ci prova c’è, ormai la campagna elettorale è finita e posso dirlo: Laura Puppato ci provava… un programma incentrato sulla blue & green economy

  4. Infatti ha preso l’1%, mentre il bravo bersani, protettore del sistema politico-affaristico di dalema e della sua banda ha preso il 40.

  5. Ecco cosa scrive l’economista Sabelli: Un orizzonte, quello tracciato da Sapelli, lontanissimo dalla realtà di oggi, dominata dal neoliberismo finanziario, dalla “cupola” oligarchica che fa capo a strutture come la Goldman Sachs, che dispone di “advisor” e “infiltrati” in ogni governo, a partire da quello italiano. «La verità è che viviamo in una poliarchia», sostiene Sapelli. «E solo i bambini oggi credono che siamo in un regime democratico: noi siamo in un regime poliarchico, in cui le grandi lobby contano forse più delle elezioni. E, in ogni caso, è sempre l’eletto che sceglie l’elettore – mai l’elettore che sceglie l’eletto». Addio sovranità democratica.

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