Shining India

Forse pochi sanno, anche in India e Nepal, che gran parte (70 %) dei mortaretti, fuochi artificiali sparati durante il Tihar (Deepavali-Diwali) sono prodotti nell’India meridionale, nel Tamil Nadu a Mudhalpatti vicino a Sivakasi. Malgrado l’aumento della ricchezza e della classe media, sparare botti e mortaretti permane una delle attività preferite degli indiani, di ogni casta, per celebrare ricorrenze varie in onore degli dei e delle attività umane (matrimoni, battesimi, ricorrenze varie).

Il culmine della produzione si raggiunge ad agosto e settembre prime delle feste ma, nel resto dell’anno, si continua a produrre per l’esportazione, per Bollywood e per le centinaia di ricorrenze pubbliche e private; quando la domanda cala si compensa con la fabbricazione di fiammiferi, i vecchi zolfanelli, inscatolati in variopinte scatole con Ganesh e altri Dei. Con circa 450 fabbriche che impiegano formalmente 4000 persone e oltre 100.000 nell’indotto (che significa case, stanze e cortili), Sivakasi è il secondo produttore del mondo di fuochi artificiali, secondo solo a Liuyang in Hunan (Cina).

Nelle case, nelle stanze nei villaggetti intorno alla città, ovviamente, lavora tutta la famiglia compresi i bambini si calcolano in almeno 5.000. In quest’area la terra è difficile da coltivare, l’acqua scarsa e i guadagni del lavoro nero per le fabbriche di fuochi è redditizio, si guadagna fra le Irs 700-1300 (euro 10-15)  alla settimana, in base a quanto prodotto. Se le fabbriche sono sostanzialmente prive di sistemi di sicurezza, figuriamoci la moltitudine di laboratori in nero e nei cortili dove donne, vecchi e bambini mescolano, insaccano povere da sparo e zolfo. Infatti, mi raccontarono, dovunque tu vai a Sivakasi la tua vita è in pericolo. Qualcosa può, da un momento all’altro, saltare in aria.

In fatti proprio questo settembre, in piena produzione per il Diwali, una fabbrica è esplosa, la Shakthi Fireworks, provocando 50 morti e oltre 70 feriti, fra cui alcuni ragazzini. La licenza della fabbrica era stata sospesa solo due giorni prima ma continuava a produrre, per gli scarsi controlli e, forse, per mazzette elargite ai funzionari. Il Chief Minister Jayalalithaa del Tamil Nadu ha annunciato un cash relief of Irs due lakh (200.000) per ognuno dei diretti familiari delle vittime, inchieste e controlli. Sarà difficile perchè è un business importante, stimato in oltre USD 500 milioni annui, con partecipazioni, azioni e guadagni che finiscono nella Shining India finanziaria di Bombay e Calcutta.

La Tamil Nadu Fireworks and Amorces Manufacturers Association (TNFAMA) ha calcolato che negli ultimi 10 anni sono morte 237 e più di 200 sono state gravemente ferite (cioè ustionate). Altri raccontano che i morti siano molti di più (almeno un migliaio nell’ultimo decennio) data la diffusione incontrollata della produzione, che sempre più bambini lavorino in nero senza andare a scuola e che i controlli siano sempre più rari.

Balaji Maheshwar è un giovane e bravo fotografo indiano che ha documentato la situazione ed il disastro, perchè non si ripeta, siano messe in sicurezza le fabbriche, regolamentato il lavoro a cottimo e quello dei minori. Ha dedicato le sue foto, durissime, a Chitra una delle vittime. Quelle che pubblichiamo sono sue.

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