Nepalesi milionari

donna, bambino, serpente, Kathmandu, NepalAnche in Nepal, come nei paesi di nuovo sviluppo (Zambia, Mozambico, Angola, Cambogia) ci sono pochi ricchi, nuovi e vecchi, che concentrano circa la metà di ciò che tutti producono. Come scritto nel post precedente, la nuova frontiera della cooperazione internazionale dovrebbe essere la lotta all’ineguaglianze trasversale in tutti gli stati, ma, in quel sistema immobile, pochi ci pensano.
La ricchezza in Nepal si è creata con la bolla immobiliare che ha centuplicato i costi della terra nelle città, con la corruzione (in massima parte, visto le entrate dello stato, succhiando soldi ai donatori internazionali) o elargendo favori vari (dai passaporti alle licenze edilizie) e, negli ultimi, anni con le rapine finanziarie e la distribuzione agli amici dei soldi raccolti nelle banche. Poi c’è anche chi è diventato ricco importando (grazie magari a qualche favore) macchine, alimentari, fertilizzanti, chi ha esportato tessuti, olio di sesamo (magari non pagando le tasse), chi s’è messo nel business del migranti, delle adozioni internazionali, dei grandi progetti delle ONG o delle NU, o chi ha fatto fortuna all’estero.
Sono i nepalesi milionari (in euro) che rappresentano poco più del 2% della popolazione ma s’insaccano il 30% del reddito nazionale.

C’è chi ha sviluppato una delle attività storiche del Nepal, la produzione e la vendita dell’hashish (un prodotto salutare, specie in tempi di stress) come Bikram Rokka, da ragazzo di strada che vendeva nepalese nero ai turisti, a globalizzato esportatore con un mercato che s’estendeva dal Canada, agli USA, Europa e Giappone. La polizia ha chiuso la sua fabbrica (mascherata da export di tappeti) a Situala. Dava lavoro a circa 500 persone e aveva accumulato proprietà e patrimoni stimati in oltre un milione di euro. Quando Bikram iniziò la professione da ragazzino in strada erano i primi anni ’70 e vendita e commercio erano legali. A Freak Street i negozi facevano pubblicità per vendere all’ingrosso e al dettaglio hashish e marjuana. Del resto crescevano boschetti spontanei dovunque, (prima dell’urbanizzazione) anche vicino alla Tribhuvan University dove lavoravo. Solo nel 1976 (Narcotic Drug control and punshment Act) il governo vietò il commercio e l’uso (adesso è addirittura vietato fumare sigarette in luoghi aperti) in cambio di un maxi-prestito americano che voleva far finire il flusso dei freakketoni.

Più regolare la storia di Shesh Ghale, andato venti anni orsono in Australia, per studiare insieme alla moglie, partito senza niente dal villaggio di Lamjung è finito 165 su 200 fra gli uomini più ricchi d’Australia, con un patrimonio di oltre USD 200 milioni, con investimenti e lavoro nel settore educativo e immobiliari.
Jiba Lamichhane iniziò il business in Russia dove studio nel 1986 vendendo, fra i primi, televisioni, stereo, prodoti tecnologici. Oggi, sposato con una bella ragazza russa, Lamichhane è proprietario della Techno Trust, che con la Elson, vende video LCD.
Sempre dalla Russia partì la fortuna di Upendra Mahato, oggi proprietario di un impero che dà lavoro a 12,000 persone di cui 50 in Nepal. Vende e produce elettronica, investe in petrolio e immobili, ha una rete di negozi dì elettronica in Russia. Ora sta costruendo un complesso residenziale alla periferia di Mosca dal valore di USD 50 milioni.
Colpo di fortuna, invece per il 57enne, Roy Tamang, per 20 anni domestico di Charles Henri Ford, artista, poeta e scrittore americano. Alla sua morte nel 2002 la fortuna di Henry finì alla sorella, l’attrice Ruth Ford con cui Tamang continuò a lavorare e che gli donò proprietà immobiliari per qualche decina di milioni di dollari.
Infine ci sono i nuovi ricchi come il leader maoista Prachanda, che finita la guerriglia nella giungla nel 2006, in pochi anni (grazie a favori dati in giro) s’è accumulato una fortuna che alcuni stimano in circa USD 2 milione, compresa la casa di 20 stanze a Lazimpath, proprio vicino a quella del suo ex nemico il generale Shanta Malla, appartenente a uno dei clan da sempre più ricchi, (insieme agli Shah, ai Rana, Pandey, Tapa) del Nepal.
Fra gli Shah c’è l’ex casa reale, Gyanendra tutt’ora considerato l’uomo più ricco del Nepal e il figlio Paras che fa casini costosi in Thailandia.
Binod Chaudhary (eletto come costituente nell’UML-comunisti moderati) il cui Gruppo fattura USD 270 milioni importando, fra i primi, auto ed elettronica. Lui era di una famiglia marwari, la casta dei commercianti indiani.
La ricchezza, alcuni, l’anno inizita negli anni 90, quando il Nepal s’aprì al mondo come i primi creatori dei supermercati, la famiglia Gurung proprietaria di Bhatbhateni Supermarket dal 1992( si racconta finanziata dai maoisti negli ultimi anni), i proprietari delle grandi agenzie di trekking (tanti Sherpa), qualche banchiere. I ricchi ci sono e si vedono in giro; in Nepal si vendono un sacco di macchine costose, basti pensare che un Honda Civic costa ben usd 70.000 (con le tasse, il doppio rispetto all’India).
C’è da dire che tanti nepalesi che hanno avuto fortuna cercano di contribuire allo sviluppo del proprio paese. Noi abbiamo raccolto oltre euro 150.000 per costruire, iscrivere al ministero e far partire una scuola secondaria superiore a Thulo Parsel (Kavre) con l’aiuto di tanti ex abitanti dei villaggi, migrati e fortunati. La Non Resident Nepali Association (NRN) raccoglie ogni anno centinaia di migliaia di euro per progetti di sviluppo nel paese d’origine.

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6 risposte a “Nepalesi milionari

  1. le ong e la cooperazione sembrano veramente specializzate nel favorire l’arricchimento di una parte ristrettissima della popolazione… possibile che non ci sia un modo per evitarlo?
    l’idea che la “lotta all’ineguaglianze trasversale in tutti gli stati” debba essere un obiettivo primario della cooperazione (e, aggiungo io, della politica) mi piace moltissimo. spero che appena passato questo trentennio liberista si possa cominciare a ragionare in questo senso, anche perchè siamo al limite del collasso.

    che poi leader politici di sinistra si arricchiscano così, è assolutamente inaccettabile

  2. Anche in Italia non scherzano, direi. Si torna al vecchio problema del sistema parlamentare che favorisce, in alcuni paesi prima di altri, la creazione di sistemi politoc-affaristici. Cioè, in sintesi , chi fa politica lo fa solo,per arricchire se stesso e chi lo vota e protegge.

  3. ovviamente con tutte le distinzioni da persona a persona (non posso e non voglio accettare la logica del “tutti uguali”).
    certo, accade anche in italia, purtroppo (infatti non mi pare di aver specificato dove), come in Germania, Gran Bretagna etc. etc. e non mi sta bene, anche se in una certa misura posso accettarlo. ma mai in nessun caso, sfruttando a proprio vantaggio illecito le prerogative pubbliche.

  4. bhè, difficile sorprendersi: quasi sempre nei paesi in via di sviluppo le disuguagliane aumentano. perchè solo dopo si introducono dei sistemi opposti (welfare, tassazione progressiva)

  5. direi che anche dopo sono stati introdotti, vedi Italia, le diseguaglianze sono aumentate. È’ forse un problema più ampio, cioè quello di meccanismi istituzionali che non funzionano più e non fanno ciò per cui erano stati creati, cioè favorire una giusta distribuzione del reddito.

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