Dal Mali

bamako, maliIn Mali lo stato si è sfasciato ben prima che capitan Sanogo, nel marzo 2012 , prendesse il potere per ristabilire l’ordine nel Sahel. Adesso sono previste le elezioni generali (forse a luglio) , nuove forze stanno emergendo ma sempre appartenenti alla vecchia classe dirigente, come il figlio del generale Moussa Traore , buttato giù da Amadou Toumani Tourè nel 1991. Nello scorse presidenziali (2007) votò solo il 40% dei cittadini. Intanto si continua a combattere a Timbuctu fra truppe governative, francesi e miliziani jidhaisti.

Lo stato s’è sfasciato come previsto, già anni prima, in un libro scritto da studiosi francesi (Jean-Francois Bayart e Betarice Hibou) dove la gestione centralizzata e corrotta del potere presagiva una progressiva criminalizzazione dello stato, gestito da Amadou Toumani Tourè (in breve ATT) e famiglia, adesso in esilio in Senegal. Terre vendute alle multinazionali, traffici di stupefacenti (un cargo pieno di cocaina precipitato nel 2009), corruzione dilagante, sia a livello centrale che locale.

Come ovunque questo stato di cose fa sorgere forze escluse che, in regimi chiusi, portano a colpi di stato e violenze o al sorgere di potentati locali e divisioni. In più l’espandersi dell’Islam favorisce la radicalizzazione delle proteste, spesso in chiave anti-occidentale.

Del resto, il regime è stato ampiamente sorretto dai donatori occidentali. Gli aiuti internazionali coprono 27,8 % del budget statale e i buoni rapporti con i donatori (stato donor darling) sono stati una delle cause del fallimento dello stato. Gli aiuti finivano massicciamente qui, piuttosto che in stati ben più bisognosi come i vicini Niger e Burkina Faso. Politici, burocrati e governo s’appropriarono degli aiuti ampliando corruzione e malgoverno e favorendo il malcontento degli esclusi. La buona governance (sempre auspicata dai donatori) s’è trasformata nella creazione di un elitè che, qui, come altrove s’è specializzata nelle relazioni con i donatori per succhiare soldi e favori.

Non sono bastati i teorici sistemi di controllo sui flussi d’aiuti perchè, come spesso accade per non fare brutte figure, è meglio insistere nell’errore che abbandonare. Nell’ottica della guerra al terrorismo nel Mali del nord, il governo ricevette milioni di dollari tramite la Pan Sahel Initiative e la Trans-Sahara Counterterrorism Operation. In più, tramite quest’ultima, armamenti sofisticati e training militari. I risultati sono allucinanti, il governo è caduto, l’esercito crollato e l’estremismo islamico , ha trovato, nell’endemica povertà della regione (malgrado 50 anni d’aiuti, come visto in altri post) una base fertile per espandersi. Unico risultato le ville dei burocrati e dei generali a Bamako, fatto che fa ancor più incazzare le persone e gli Imam che supportarono il colpo di stato.

Gli stessi burocrati internazionali come Daniele Rousselier (ambasciata francese) hanno dichiarato che i donatori “hanno attivamente favorito la corruzione, perché così vanno le cose in Mali. Tanti operatori che hanno lavorato nel Mali settentrionale testimoniano che gran parte degli aiuti hanno foraggiato clan locali favorendo la disgregazione. Tanto che è addirittura uscito un libro “Bamako”, dallo scrittore Abdeahnane Sissaki che racconta un immaginario processo alle istituzioni internazionali.

Articoli correlati: Rossella era utile lì? Meno poveri nel mondo…. se lo dice la World Bank; Vocabolario della cooperazione internazionale; Ultimo decennio: 1, 3 trilioni di dollari spesi per i poveri nel mondo….; Donatori e beneficiari. Chi è più contento?; Salviamo l’Africa?; Millennium Development Goals: l’industria dell’assistenza perde i pezzi

 

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8 risposte a “Dal Mali

  1. come sempre un molto chiaro.
    Posso chiederti.. qual è la tua opinione sul presidente della camera?

  2. Appena laureata, la Boldrini entra nell agenzia di stampa dell’ENI, poi alla RAI, infine alla FAO per finire a fare pubblicità alle Nazioni Unite.
    Meritocrazia?

  3. Ma esiste una persona in questi ambienti che sia degna di fiducia?
    Tutti si sono spellati le mani per la Boldrini, possibile nessuno ha il coraggio di dire due parole?

  4. Per stare nel “sistema” e fare carriera bisogna essere dei grandi paraculi.
    Uno e’ quello che ha fatto. Alla Boldrini, poi ci pensiamo.

  5. Grazie Red per il documento. È una vicenda molto complessa, molto strumentalizzata e sovrastimata quella dei crimini durante il conflitto.

  6. La cosa tragica e’ che anche chi si rende conto che la Boldrini sia una marionetta e una venditrice di tappeti non ha i mezzi per criticarla a causa del provincialismo italiota, di fatto la Boldrini e’ intoccabile in quanto sono in pochi ad avere il background per poter criticare FAO, UN, e compagnia bella e qui sta il grave come pure sono in pochi ad avere il coraggio tutto il resto del “sistema”.

    La cosa piu’ vomitevole poi e’ vedere sui giornali queste foto della Boldrini con il badge UN al collo a fianco di bambini denutriti, sia a livelli molto piu’ bassi delle peggiori NGO.

  7. ma riguardo al Mali : nulla di nuovo, e’ il deja-vu rivisto per la centesima volta di tutte le altre guerre neo coloniali, dell’industria umanitaria che crea disastri anziche’ risolverne, tanto ormai il destino dell’africa e del resto dei paesi cosiddetti “poveri” e’ segnato da tempo.

    ci sono decine di ottimi libri in merito, scritti anche 30-40 anni fa, le stesse identiche lamentele e le stesse identiche analisi, ma non puo’ cambiare nulla puo’ solo andare in peggio perche’ poi col tempo i metodi di lor signori si affinano e giovano anche delle nuove risorse tecnologiche, e’ sempre lo stesso “soft power” ma diciamo piu’ “scientifico” e molto meno improvvisato.

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