Kathmandu, terremoto: lento ritorno a una normaltà anormale

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Si stanno faticosamente aprendo le strade che portano ai distretti più colpiti (Gorka, Sindhupalchok, Kavre, Dolhaka) favorendo il fluire di aiuti . Sono arrivate anche le prime foto dal Timal (Kavre) in cui abbiamo lavorato per anni, dal villaggio di Chapakori, da un insegnante della scuola che costruimmo. Nel distretto di Kavre si parla di oltre 200 vittime, fra cui 81 bambini. Oltre 1000 persone sono state assistite nel Dhulikel Hospital l’ospedale comunitario con cui lavoravamo e che meriterebbe un sostegno.
Kathmandu sta lentamente tornando a una parvenza di normalità, sembrano funzionare i campi allestiti nelle zone periferiche; i problemi saranno fra un paio di mesi, quando inizierà il monsone.
Un lungo lavoro sarà classificare quante case, rimaste in piedi, saranno abitabili compresi i casermoni crepati che circondano la vecchia Kathmandu e quanta gente dovrà trovare nuovi alloggi per un tempo indeterminato. In un paese in cui la classe politica è discreditata (10 anni per scrivere una costituzione) s’intravedono già i rischi sociali provocati dal disagio. A Dolhaka è stata distrutto l’ufficio distrettuale (CDO) a Kathmandu aumentano le proteste spontanee, specie far i giovani. Il responsabile del Distretto di Sindhupalchok se ne è andato a Kathmandu, dichiarando che tornerà ai suoi doveri solo quando arriveranno gli aiuti.
Qualcuno chiede, come nel tremendo terremoto del 1934, di ripetere l’editto dell’allora Primo Ministro Jung Bahadur Rana, che imponeva il taglio della testa ai borsari neri. Una tenda è venduta a Kavre per 7000 rupie quando ne costava 2500, un litro di latte 400 rupie, costava 212. Per contrastare questa gente la locale Camera di Commercio e ha iniziato a distribuire gratuitamente sacchi di riso.
Si continua a scavare, non più con le sole mani come facevano volontari, esercito e polizia, ma con squadre organizzate e, miracolosamente, si trova ancora qualcuno vivo. I meravigliosi templi di Changu Narayana sono ammaccati ma ancora in piedi.
Le comunicazioni hanno sempre, più o meno funzionato, cellulari e internet hanno favorito lo scambio di informazioni all’interno del paese e con l’esterno, i social media hanno permesso che segnalazioni sui problemi ed emergenze fossero conosciuti.
Gli aiuti continuano ad arrivare a Kathmandu e sembra che sia sbloccato anche l’ingorgo creatosi nell’aeroporto, lentamente e compatibilmente con le strade si muovono verso i villaggi. Nell’emergenza la comunità internazionale si è mossa, come spesso accade, celermente e nei limiti con efficacia. Per l’Italia con subito arrivato e diretto a Gorka , Medici senza frontiere.
Magari, prima oltre a tante chiacchiere e studi sui rischi sismici del Nepal, le organizzazioni internazionali potevano imporre al governo nepalese d’acquistare qualche ospedale da campo, tende, coperte, materiale di primo soccorso che sono mancati nei primi giorni e ancora oggi.
Ora speriamo che non si inneschi lo stesso processo di sprechi e inefficienze che ha subito Haiti .

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2 risposte a “Kathmandu, terremoto: lento ritorno a una normaltà anormale

  1. Il primo post cui metto “mi piace”, perché il primo con alcune buone notizie.
    Oltre alle richieste di contributi, come possiamo aiutare?

  2. Qualche buon segnale ma la situazione permane brutta, fortunatamente le persone so danno da fare. Per adesso si tratta di distribuire bene gli aiuti arrivati, affrontare l emergenza e l immediato futuro

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