Nepal, terremoto: migliora il sistema degli aiuti

Kathmandu Durbar Square 04 01 Kasthamandap Temple

Il Kasthmandap era uno dei simboli di Kathmandu, alcuni pensano che da questo luogo di sosta e riposo dei viandanti antichi prese il nome la capitale. Intorno i venditori di frutta, verdura, fiori provenienti dai villaggi. Un tempo luogo di ritrovo coperto per incontri della comunita. Sabato e’ crollato,come gran parte della Piazza, mentre era in corso una raccolta di sangue e una decina di persone sono morte. Sarebbe bello che diventasse uno dei simboli della ricostruzione.
Qui è arrivato ieri il primo ministro Sushil Koirala, stanco e malato, per raccogliere un po di insulti. Il governo arranca, mentre tanti giovani volontari stanno costruendo latrine, tende, distribuiscono cibo e acqua, spostano macerie. Sorridono tristi ma rappresentano la passione e l’impegno per ricostruire il paese.
Intanto, con un tempo inclemente, continua la partenza verso i villaggi, strade intasate, niente mezzi di trasporto, rabbia e scontento.si parla di oltre 300 mila persone che hanno abbandonato la capitale per tornare dai loro cari, per sfuggire dai rischi sanitari e alimentari della metropoli. Si tratta di assicurare cibo, acqua, alloggio per qualche milione di persone, nel Nepal centrale nei prossimi mesi.
Si trovano ancora persone vive fra le macerie: una ragazza a Gongabu, un quartiere di Kathmandu e due donne a Bhaktapur. Aumentano, con elicotteri e apertura delle strade, riattivazione dei centri distrettuali (DAO ), flusso di informazioni e coordinamento il flussi di aiuti. Anche qui, come per le conseguenze del sisma, poteva andare peggio.
Salam sta raggiungendo i suoi villaggi di Kavre e Timal per predisporre un piano d’aiuto tramite la sua ONG, aiutare e ricostruire quanto avevamo fatto in 5 anni di progetti ed interventi. Nei villaggi è tempo di raccolta e di semina per l’approssimarsi del monsone. Senza raccolti si muore di fame, senza case è dura sopravvivere.
Si sta riaprendo faticosamente la strada che porta a nord, verso i distretti colpiti prossimi al cofine con il Tibet (dove sono morte 65 persone) e quella per Dumche che porta in Lagtang, dove si stanno rimuovendo tre frane.

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