Aspettando il monsone

Nepal,  terremoto, monsone

Non c’è da stare allegri. Ieri una frana ha bloccato la parte bassa della Kali Gandaki (la gola più profonda del mondo che s’infila fra il gruppo dell’Annapurna e il Dhaulagiri) creando un grande lago che ha messo in pericolo decine di villaggi. Sabato venti e pioggia hanno fatto volare le tende dei rifugiati di Kathmandu ma anche distrutto i raccolti nel distretto di Tanahun e nella regione di Pokhara (distretto di Kaski). Nelle ultime 60 ore si sono contate oltre 13 scossette (fra 4 e 4.5 gradi) che scuotono anche case e terreni già pericolanti. Del resto sembra che altri parti del mondo traballino in questi giorni, come Tokio, il pacifico e aree del sud-america. In india il termometro supera i 40 gradi.

Ma in Nepal, il prossimo arrivo del monsone, già normalmente portatore di frane, inondazioni, malattie (vedi post) può generare gravi problemi per persone, case e terreni già provati. Le previsioni lo valutano debole, il che è un bene per i terremotati ma un male per l’agricoltura.

Solo nel distretto di Kavre sono state individuate, nelle colline che salgono dal fiume Sunkosi verso il distretto di Dolhaka, almeno cinque aree di pericolo, in cui sarebbe opportuno che i villaggi fossero ricollocati. Ma il problema è simile per tutti i distretti di collina. Intanto si corre a finire il raccolto del frumento e del mais, a mettere in salvo le provviste, e a prepararsi (fra 3 settimane alla semina del riso).

A Kavre come, negli altri distretti, sono morti un sacco di animali che erano fondamentali nell’economia di sussistenza di questa parte del Nepal. Servono per arare i campi e produrre il latte, uno dei prodotti (insieme alle verdure) più venduti e fonte di reddito per Kavre e Sindhupalchowk. L’agricoltura (qui si produce il 10% di riso e mais) era già messa male per i problemi storici (parcellizzazione, dipendenza dai monsoni, assenza di innovazione) ed aggravata dalla fuga (che immaginiamo aumenterà) dei giovani.

I contadini dicono che non mancherà cibo, ma servono ripari per i monsoni e aiuti per ricomperare le bestie. Se questi sono i problemi dei villaggi (abituati a cavarsela da soli da secoli) Kathmandu rischierà che le case aperte dalle scosse non reggano alle piogge, come la gente sotto le tende. Sono problemi immensi quelli che il Nepal dovrà affrontare nel prossimo futuro.

Si cerca faticosamente di rendere la vita i più possibile normale, almeno ai bambini. Circa 4700 scuole (nei 14 distretti più colpiti) sono segnate con stickers rossi o gialli, cioè necessitano di ricostruzione o importanti riparazioni. Nei 7 villaggi del Timal da noi seguiti sono 11 scuole (fra cui alcune da noi costruite fra il 2003 e il 2006) che necessitano importanti riparazioni. Nella Valle di Kathmandu sono oltre 300 di cui 115 da demolire. Il governo ha stanziato Nrs. 25.000 (circa euro 250) per i primi interventi e acquistare teloni per iniziare le lezioni. In questa tragica conta bisogna considerare che, in base ai dati della polizia, circa 400 scolari e 66 insegnanti sono morti, e molti sono tornati ai loro paesi per aiutare i parenti. Se il tempo regge, come sta accedendo, in qualche villaggio si tenta di riprendere le lezioni, sotto un albero, nelle tende. Per dare ai bambini e ai ragazzi un senso di normalità.

La commissione governativa (diretta da Kashiraj Dahal) incaricata di valutare l’andamento degli aiuti ha scritto un rapporto preliminare che “is not encouraging” e segnala problemi già noti. Surplus di aiuti nelle aree prossime alle strade, scarsi o nulli i quelle da raggiungere a piedi: “Most of INGO e international organizations have focused in a few visible and convenient areas”. Segnalazioni di accaparramenti di cibo e tende da parte di “few well conneted people”. Scarsi aiuti e kit alle “new mothers and newborns”, qua dovrebbe pensarci, secondo la propaganda l’UNICEF.

Niente di nuovo, le solite storie di ogni crisi umanitaria.

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10 risposte a “Aspettando il monsone

  1.  Locals of as many as 18 northern VDCs of Dolakha district have demanded that the government immediately resettle them as they are living under a constant threat of landslides, triggered by the devastating April 25 earthquake and its aftershocks.
    Most of the locals, however, have already lost their houses to the quake.

  2. Also in Terai the numbers of students going to the schools decreased but the schools are not in mood of giving summer holiday here as the classes were disrupted for long due to the recent Gorkha Quake and aftershocks. 
    There is a terribile heart and flow of patients visiting the hospitals and health posts in the district was up as locals began to suffer from various diseases including diarrhoea and fever.

  3. Department of Commerce and Supply Management (DoCSM) on Thursday said there was sufficient food stock for 14 districts highly affected by the earthquake for the monsoon season.

  4. Start the monsoon in East India with floods. One week of delays and it will arrive in Nepal too.

  5. Goods from China cannot arrive by the main road to Tibet.
    Kodari Road blocks in Liping, Tatopani and Kodari that handle the Tatopani customs points have turned into rubble and the Rasuwagadhi trade route has not been spared either, bringng the country’s import and export with China to a grinding halt for over one and a half months now.
    The pospects of reopening the export and import routes to and from China any time soon are bleak, and the monsoon, which is only days away, will induce landslides on the trade routes, which pass through steep hills. Furthermore, customs personnel at Tatopani cannot yet return to work, according to Nepali officials.

  6. Ha iniziato a piovere nel Nepal orientale, una grossa frana ha seppellito dei villaggi a Taplejung. 28 vittime

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