Terremoto, Nepal: forse una scossa anche alla politica

nepal terremoto

Fra le persone, c’è qualche timida speranza che la tragedia del terremoto, dia una scossa alla classe politica, fino ad allora fallimentare. E’ utile capire in quale contesto politico si collocherà la ricostruzione, la gestione di ingenti capitali da spendere in modo trasparente ed efficace e a favore delle vittime.

Abbiamo già visto speranze nascere e morire negli ultimi 25 anni, purtroppo. Nel 1990 crollò il sistema del Panchayat, basato sulle nomine reali. I partiti politici riemersero dalla clandestinità, il Re Birendra, abile manovratore, fu mantenuto in una posizione onorifica e i partiti, Congresso e UML (comunisti moderati) iniziarono a spartirsi il potere in una costante instabilità (11 governi in 6 anni).

Al centro per decenni , il grande tessitore e leader del Congresso, GP Koirala che, all’apparenza santo, in realtà si comportò come l’italiano Andreotti, creando un sistema bipartisan clientelare e corrotto.

Le risorse aumentavano: il Nepal si aprì al commercio, alla finanza e alle speculazioni, i donatori raddoppiarono gli aiuti (fino a oltre 1 miliardo annuo) con l’arrivo della democrazia. In modo spesso illecito, si formarono grandi ricchezze, non più solo collegate alla casa regnante ma anche al sistema partitico, aumentarono le differenze fra i ricchi (pochi) e i poveri (tantissimi con un reddito pro-capite di appena USD 700), tanta gente restò indietro.

La reazione fu l’esplodere della guerriglia maoista, dopo appena 5 anni di multipartitismo. L’80% del Nepal contadino e dimenticato dalla capitale fu la culla del movimento, pieno di insegnanti e studenti marginalizzati. Dal 1995 al 2006 il paese fu bloccato da una guerra civile che provocò oltre 10 mila morti (spesso contadini innocenti). L’ideale dei maoisti era combattere la corruzione, il nepotismo , fare arrivare i soldi ai villaggi delle colline, creare un Naya Nepal (nuovo Nepal). Avendoli conosciuti per lunghi anni nei villaggi di Kavre non contavo che dalle parole si passasse ai fatti.

Ma, quando il sopravissuto Re Gyanendra (autore di un fallimentare colpo di stato durato 1 anno) cadde, proclamata la repubblica e inseriti i maoisti nel sistema parlamentare, il Nepal (almeno Kathmandu) fu attraversato da nuove speranze; era il 2006.

Ben presto tutto tornò come prima, con un nuovo soggetto in più con cui spartirsi clientele: i maoisti.

Dal 2006, un’altra fase di instabilità, in cui si è perso l’obiettivo primario di scrivere la nuova costituzione. Compito affidato, tramite elezioni (2008 e 2003) all’Assemblea Costituente, che avrebbe dovuto definire il quadro in cui rieleggere gli enti locali, fare un sistema elettorale, decidere sul federalismo. Ma in 10 anni e due elezioni (una vinta dai maoisti e l’altra dal Congresso) niente si è ancora fatto. Si è tornati alla instabilità pre-conflitto, si è sperimentato ogni forma di governo (a guida maoista, d’unità nazionale, tecnico) fra i vari partiti: Congresso, UML, Maoisti (divisi in due) e Madeshi (forte partito con base nel Terai), senza giungere ad alcun accordo. Il Paese è andato avanti da solo; tanti sono migrati, alcuni, nell’assenza di norme, hanno creato (come nel ’90) grandi ricchezze a spese della maggioranza.

Ora, si spera che l’immane compito della classe politica cioè ricostruire case, monumenti, dare assistenza a tanti disastrati, porti un cambiamento di spirito nei partiti. “ Per onorare le vittime, e per rispondere ai tanti giovani che hanno lavorato duramente nell’emergenza”, mi dice Nagendra, “ è necessario, subito e senza riti e tattiche, che la sgangherata classe politica s’impegni per ricostruire non solo fisicamente ma anche moralmente il paese. L’alternativa è un esplosione di rabbia”. Si tratta, aggiungo io, di non dare alibi ai donatori (prossima conferenza a metà giugno) e di presentare un paese unito con la passione di voler ricominciare, meglio di prima. Senza soldi dalla comunità internazionale sarà impossibile affrontare la sfida che ha di fronte il Nepal e i soldi, non sono tanti, e da utilizzare per tante crisi mondiali (Yemen, Siria, Libia, migrazione, profughi africani, Ucraina).

Con un po’ di ottimismo si coglie qualche segnale positivo. C’è un accordo fra i partiti per superare l’impasse sulla struttura del paese, con la proposta di formare 6 province. Il leader maoista Puspha Kamal Dahal (un po’ assente nell’emergenza e gran intrallazzatore) si è detto disponibile a un governo d’unità nazionale a guida UML. L’attuale premier Sushil Koirala si è dato da fare, lo stato ( esercito, polizia, funzionari) ha reagito. Maoisti e Madeshi (all’opposizione) si sono attivati e hanno aiutato il governo, nella difficile fase post-terremoto. Sushil guiderà il Nepal fino al varo della costituzione (teoricamente a fine luglio-inizi agosto) per poi lasciare il posto a KP Oli (leader UML) che dovrà guidare un governo di coalizione nazionale dedicato alla ricostruzione e alle elezione degli enti locali (fondamentali per una migliore gestione dell’operazione).

Se, per una volta, le speranze diverranno realtà, forse, si riuscirà a fare la cosa più importante cioè aiutare la gente di Kathmandu e dei villaggi ad avere un futuro nel loro Paese e non obbligarli a finire nei cantieri degli Emirati.

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6 risposte a “Terremoto, Nepal: forse una scossa anche alla politica

  1. Unlukly  Nepal has slipped three ranks in the Rule of Law Index-2015 prepared by the World Justice Project but is still ahead of all other South Asian countries that figure in the study, including India. Nepal, which ranked 45th in last year’s Rule of Law Index, slipped to 48th position in the new index. 
    India, which ranked 35th in last year’s index, slipped to 59th rank this year, while China is ranked 17th. Sri Lanka ranks 58th, Bangladesh 93rd and Afghanistan 101st. Bhutan and Maldives were not included in the list. 
    Denmark, Norway, Sweden, Finland, the Netherlands, New Zealand, Austria, Germany, Singapore and Australia occupy the top 10 global ranks, in that order. United Kingdom ranks 12th and USA is on 19th position.
    The index measures rule of law based on the experiences and perception of the general public and experts from across the world. WJP conducted the research by surveying 102 countries. 

  2. Grazie per questo “riassunto” della storia nepalese recente: pur avendo seguito da abbastanza tempo il tuo blog, devo riconoscere che era rimasta assai confusa! Peraltro, come tutti i movimenti popolari, la guerra civile dei maoisti in Nepal era circondata da un’aura di mitologia che ne rende difficile l’esatta comprensione…

  3. A large number cadres of the CPN-UML, Maoist parties and others have been mobilized in different parts of Bhaktapur district to clear the rubble, demolish the risky buildings and construct temporary shelters to those rendered homeless by the devastating Earthquake and subsequent aftershocks.

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